NESSUNO SI SALVA DA SOLO

NESSUNO SI SALVA DA SOLO
di Sergio Castellitto


Tornato dopo tre anni all’adattamento di un romanzo di sua moglie Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto sceglie per Nessuno si salva da solo un registro fuori controllo e inutilmente surriscaldato, non aiutato da una sceneggiatura non priva di stereotipi e da una generale mancanza di credibilità.

Rimembranze grottesche

Delia e Gaetano si sono separati da poco. Lui è un aspirante scrittore, che si è dedicato per necessità alle sceneggiature di fiction televisive; lei, una nutrizionista con alle spalle un passato di anoressia, non ancora del tutto superato. I due, negli anni del loro matrimonio, hanno avuto due figli, Cosimo e Nico; ed è, sulla carta, proprio per parlare dei bambini e delle loro imminenti vacanze, che la coppia si dà appuntamento per una cena in un ristorante. L’occasione diviene presto, per i due, una valvola di sfogo in cui ognuno riversa sulla controparte le proprie frustrazioni; ma un inaspettato incontro potrà forse convincere la coppia a guardare le cose da un diverso punto di vista.

Tre anni dopo il precedente Venuto al mondo, Sergio Castellitto torna con questo Nessuno si salva da solo alla regia, e in particolare all’adattamento di un romanzo di sua moglie Margaret Mazzantini. Se i temi della famiglia, e delle dinamiche di coppia, sono sempre stati al centro della poetica dell’attore-regista, qui la sua ricerca assume una dimensione più intima: il suo obiettivo è infatti puntato in modo quasi esclusivo sulla coppia protagonista, in una dialettica continua tra passato e presente, con scelte di messa in scena (uso frequente di primi e primissimi piani) che evidenziano la sua scelta di concentrarsi prevalentemente sul privato.

Paradossalmente, tuttavia, questo restringimento del focus dell’indagine di Castellitto, corrisponde in questo Nessuno si salva da solo a un’estremizzazione di certe modalità espressive, da sempre proprie del modo di narrare del regista: messa in scena nervosa, recitazione costantemente sopra le righe, un clima surriscaldato e volutamente improntato al grottesco. Questo approccio al racconto si esplicita qui soprattutto nei flashback che rappresentano il cuore della storia, e che descrivono il graduale sfaldarsi di una relazione – e di un matrimonio – pesantemente condizionati dal vissuto antecedente dei due protagonisti.

Il registro sincopato e nervoso della narrazione influenza pesantemente la recitazione dei protagonisti Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca (ma anche quella dei loro comprimari), con tutti i rischi, a livello di resa espressiva e credibilità, che ne conseguono. Rischi che Nessuno si salva da solo, invero, non riesce quasi mai a schivare. Se non si può negare, infatti, che Castellitto continui a mostrare, nel dipanarsi della sua carriera da regista, una notevole coerenza (sia tematica che stilistica), e se è vero che l’idea di narrare il film in flashback – ricostruendo gradualmente la storia della coppia, e svelando il modo in cui i protagonisti sono arrivati all’ostilità che viene mostrata sullo schermo – è in sé apprezzabile, è anche vero che l’estetica del regista va qui troppo spesso fuori controllo.

Il registro grottesco, iperrealista e sopra le righe adottato da Castellitto finisce infatti per trascinare l’intero film in una generale mancanza di credibilità. Ciò è vero, in particolare, per i flashback che ne rappresentano il cuore narrativo. Castellitto perde sovente il controllo del racconto, si lascia andare a discutibili scelte di regia (uso di macchina a spalla, panoramiche a schiaffo laddove non sarebbero necessarie); ma soprattutto non giustifica mai davvero, con scelte estetiche coerenti, il costante mantenimento della narrazione su un tono di scarso realismo. La recitazione di Scamarcio e della Trinca, altrove apprezzabili, finisce inevitabilmente per risentirne.

La stessa sceneggiatura di Margaret Mazzantini non fa molto per schivare gli stereotipi (i genitori sessantottini e “liberal” con l’aura da reduci, i discorsi un po’ qualunquisti su una generazione priva di forti punti di riferimento); mentre un finale potenzialmente efficace, che poteva almeno parzialmente risollevare le sorti di questo poco riuscito Nessuno si salva da solo, viene in parte rovinato dalla scelta del regista di strafare. Una scelta, quest’ultima, che – esplicitatasi in un’esuberanza registica incontrollata e priva di filtri – ha finito per rappresentare una pesante ipoteca negativa sulla riuscita del film.

Titolo originale: Nessuno si salva da solo
Regia: Sergio Castellitto
Paese/anno: Italia / 2015
Durata: 100’
Genere: Drammatico
Cast: Ángela Molina, Anna Galiena, Eliana Miglio, Isabelle Barciulli, Jasmine Trinca, Marina Rocco, Massimo Bonetti, Massimo Ciavarro, Renato Marchetti, Riccardo Scamarcio, Roberto Vecchioni, Valentina Cenni
Sceneggiatura: Margaret Mazzantini
Fotografia: Gianfilippo Corticelli
Montaggio: Chiara Vullo
Musiche: Arturo Annecchino
Produttore: Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Lorenzo Mieli, Marco Cohen, Mario Gianani
Casa di Produzione: Pathé Films
Distribuzione: I Wonder Pictures

Data di uscita: 15/09/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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