HOME – A CASA

HOME – A CASA
di Tim Johnson


L'esperto Tim Johnson dirige con Home - A casa un prodotto indirizzato principalmente a un pubblico di giovanissimi, facente parte della frazione meno orientata alle sperimentazioni della produzione DreamWorks; il risultato, in sé piacevole, risulta comunque piuttosto esile e gravato dal sentore di già visto.

Alieni di casa

I Boov, razza aliena tecnologicamente avanzatissima, sono costretti a scappare dal loro pianeta sotto minaccia d’invasione; nella fuga, individuano una possibile nuova casa nella Terra. Forti della loro superiore tecnologia, gli alieni riescono in un attimo a impadronirsi del pianeta, segregando gli umani in poche aree e occupando le principali città terrestri. Il giovane Oh, un Boov maldestro e senza amici, invia per errore nell’universo le coordinate della sua abitazione; l’errore di Oh mette di nuovo in pericolo la sua specie nei confronti dei nemici. L’alieno, colpito da una sentenza di condanna, è costretto a fuggire dai suoi stessi simili; nella sua fuga incontra Lucy, una ragazzina di 11 anni che vive nascosta nel suo appartamento insieme al suo gatto, dopo essersi separata da sua madre durante l’occupazione. Tra i due nascerà una singolare amicizia.

Forte di una macchina produttiva funzionante a pieni giri, la DreamWorks continua, negli ultimi anni, ad alternare prodotti raffinati e in grado di essere fruiti, a diversi livelli, da pubblici di tutte le età (I Croods, i due Dragon Trainer) ad altri dalla struttura più semplice e destinati al contrario, principalmente, a un target infantile (Turbo, Mr. Peabody e Sherman). Proprio a questa seconda categoria appartiene questo Home – A casa, storia di amicizia interplanetaria tratta da un romanzo per bambini di Adam Rex, intitolato The True Meaning of Smekday. Al timone di regia di questo nuovo lavoro, l’esperto Tim Johnson, già regista nel 1998 di un piccolo classico dello studio, l’apprezzato Z La formica.

Basta uno sguardo alle prime sequenze di Home – A casa per individuare il target dell’opera e i suoi contorni: la società aliena è descritta in termini semplici, a uso e consumo dagli spettatori più giovani, i meccanismi di dialettica/opposizione tra i diversi personaggi sono tutti facilmente leggibili (il meschino sovrano Boov verso l’invasore, lo stesso Oh ingenuo ed emarginato dai suoi compagni). Molto semplice, e abbastanza prevedibile nel suo sviluppo, è anche l’amicizia tra Oh e la piccola terrestre Lucy, di cui vengono messe in luce le affinità: entrambi i personaggi sono emarginati nelle rispettive comunità, entrambi hanno una missione da compiere per sentirsi utili e accettati (il ritrovamento della madre per la ragazzina, la riparazione all’errore per il piccolo alieno), entrambi dovranno imparare a superare le diffidenze e fidarsi dell’altro. La sceneggiatura opta per la fruibilità e l’immediata leggibilità della morale, puntando su un motivo forte (l’affinità tra diversi) ampiamente collaudato.

Il livello tecnico del film resta comunque molto alto, con un gustoso design degli alieni (chiaramente ispirati ai classici della science fiction anni ’50), riferimenti e ammiccamenti alla cultura pop degli ultimi decenni (le bolle su cui fluttuano i piccoli Boov sembrano usciti dal classico videoludico Bubble Bobble) e sequenze d’azione mozzafiato; il tutto, posto su un teatro planetario (e non solo) che spazia tra la New York dove vive la piccola protagonista, una Parigi divenuta quartier generale alieno, e il deserto australiano del finale.

La maggior parte dei prodotti DreamWorks mostrano un comparto tecnico di tutto rispetto, e questo Home – A casa non fa eccezione. Scene d’azione movimentate e perfettamente costruite si sommano a cromatismi accattivanti, tra scenari di metropoli trasfigurate dalla presenza aliena e paesaggi naturali incontaminati, lasciati illesi dall’invasione, perfetto teatro per l’amicizia tra i due protagonisti; un’amicizia che si snoda tra la singolare “riserva” in cui gli uomini vengono relegati, luogo all’insegna dell’ordine e della funzionalità che riassume, in piccolo, vizi e virtù della gestione moderna degli spazi, e l’immensità dello spazio e(s)terno, teatro in cui il piccolo alieno troverà il suo riscatto.

La semplicità del messaggio veicolato dal film ne rende immediata la fruibilità per il suo pubblico naturale, ma la vivacità del suo ritmo fa sì che la visione sia, tutto sommato, piacevole per tutte le fasce di età. Convincono anche le già citate strizzate d’occhio del film ai prodotti della cultura di massa, cinematografica e non; altro motivo di interesse, quest’ultimo, per porzioni di pubblico più ampie di quella a cui il film resta, comunque, primariamente indirizzato. La morale edificante non impedisce una piccola, gradita e (a suo modo) toccante sorpresa nel finale, che comunque non fa che ribadire gli assunti di base dell’intera opera.

Va detto comunque che lo schema di base di Home – A casa (l’amicizia tra due personaggi emarginati dai rispettivi ambiti) è stato già abbondantemente sperimentato in prodotti analoghi, e il film non vi aggiunge, in sé, molto di nuovo. La leggibilità e semplicità della storia rischiano di sfociare, a tratti, nello schematismo, mentre la morale risulta abbastanza risaputa. Il film soffre insomma dei limiti “naturali” di un prodotto destinato principalmente a un pubblico infantile: non c’è spazio per esperimenti visivi o narrativi di una qualche rilevanza, né per un racconto più stratificato o profondo. Lo scopo del film, che non era che quello di intrattenere nel modo più semplice un pubblico di giovanissimi, viene raggiunto col minimo sforzo; chi cercasse prodotti d’animazione più profondi e “trasversali” nel target, farebbe bene a guardare altrove, sia nella proposta della stessa DreamWorks, sia in quella dei suoi concorrenti (statunitensi e non).

Titolo originale: Home
Regia: Tim Johnson
Paese/anno: Stati Uniti / 2015
Durata: 94’
Genere: Animazione, Commedia, Fantascienza
Cast: April Lawrence, Brian Stepanek, Jennifer Lopez, Jim Parsons, Matt L. Jones, Nigel W. Tierney, Rihanna, Steve Martin
Sceneggiatura: Matt Ember, Tom J. Astle
Montaggio: Alexander Berner, Jessica Ambinder-Rojas
Musiche: Lorne Balfe, Stargate
Produttore: Christopher Jenkins, Suzanne Buirgy
Casa di Produzione: DreamWorks Animations
Distribuzione: 20th Century Fox

Data di uscita: 26/03/2015

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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