TERMINATOR GENISYS

TERMINATOR GENISYS
di Alan Taylor


Con Terminator Genisys, il regista Alan Taylor tenta il rilancio di una saga storica puntando forte sull'effetto-amarcord, giocando (fuori e dentro lo schermo) col meccanismo del viaggio nel tempo: ma il risultato è freddo e scolastico, latitante di vere emozioni.

Amarcord futuribile

2029: in un mondo devastato dall’apocalisse nucleare, sotto il dominio delle macchine, John Connor guida gli umani in una difficile guerra di resistenza. Le macchine, connesse al network Skynet, hanno deciso di inviare indietro nel tempo un potente cyborg, un Terminator, per uccidere la donna che darà i natali al capo della resistenza, Sarah; venuto a conoscenza del piano, anche John decide di utilizzare una macchina del tempo per mandare nel 1984 il suo fidato luogotenente, Kyle Reese, e proteggere la sua futura madre. Tuttavia, una volta giunto a destinazione, Kyle scopre che il passato che credeva di trovare è già cambiato: le macchine, infatti, avevano già inviato nel passato un Terminator per uccidere Sarah da bambina, mentre qualcun altro, dalle file della resistenza, aveva riprogrammato un altro cyborg, con lo scopo di proteggere la ragazzina. Il Terminator ha cresciuto Sarah come una guerriera, sostituendosi di fatto ai suoi genitori, uccisi dal nemico.

La saga di Terminator, iniziata nel lontano 1984 con il classico di James Cameron, aveva già subito un primo riavvio sei anni fa, col poco fortunato Terminator Salvation. I non certo lusinghieri risultati commerciali (e artistici) di questo prequel/reboot, con la seguente bancarotta della casa di produzione Halcyon e una successiva disputa legale, avevano bloccato per lungo tempo la produzione di un nuovo film: quest’ultimo è arrivato infine soltanto ora, con un cast completamente rinnovato, un plot che vuole azzerare e far ripartire completamente la saga, e soprattutto il ritorno, in veste di protagonista, dello storico T-800 Arnold Schwarzenegger. Diretto da Alan Taylor (già regista del cinecomic Thor: The Dark World), Terminator Genisys è quindi, in tutto e per tutto, un reboot, che non tiene conto degli eventi narrati nel film di 6 anni fa: la vicenda di partenza ricalca apparentemente quella dell’originale del 1984, discostandosene però, in modo significativo, molto presto.

Ciò che si nota subito, in questa operazione che vuole tenere insieme (fuori e dentro lo schermo) passato e presente, è proprio lo sforzo di rivolgersi a due generazioni di spettatori: tutta la prima parte del film, infatti, è un catalogo di citazioni e strizzate d’occhio al pubblico dei primi due film della saga, con alcune sequenze ricalcate completamente sugli originali, la presenza del T-1000 con gli effetti di morphing all’epoca tanto apprezzati, e persino il volto e il corpo giovani, ricostruiti digitalmente, dello Schwarzy del 1984. Successivamente, la trama gioca col meccanismo narrativo del viaggio nel tempo, e con l’alterazione degli eventi che questo consente, per mantenere una coerenza coi primi tre episodi, e contemporaneamente avere mano libera per sviluppare la storia in una nuova direzione.

Quella di Terminator Genisys è quindi un’operazione, concettualmente, simile a quella compiuta da J.J. Abrams nel suo reboot (con successivo sequel) di Star Trek: il tema del viaggio nel tempo diventa un potente strumento intradiegetico per tenere insieme rispetto filologico e nuove suggestioni, passato e presente, memoria e rinnovamento di un franchise storico. Proprio in quest’ottica, la produzione intende fare del film di Alan Taylor il primo episodio di una prevista, nuova trilogia, che dovrebbe essere affiancata anche da una serie televisiva (che seguirà la precedente Le cronache di Sarah Connor). Un progetto di radicale svecchiamento di un marchio storico, quindi, dal carattere “multimediale” quanto attento – almeno per quanto si vede in questo primo film – all’approvazione dei fans della prima ora.

Oltre all’ovvia, buona realizzazione tecnica, e a un ritmo sostenuto, i pregi di Terminator Genisys si traducono in una programmatica, ben studiata voglia di giocare con l’effetto-nostalgia: il ricalco delle sequenze dei primi due episodi, il corpo ringiovanito di Schwarzenegger, lo storico tema musicale di Brad Fiedel, tutto parla (come ultimamente è molto usuale, nel cinema americano) alla memoria dello spettatore non più giovanissimo, ma con una immutata attitudine da fan. Ritrovare personaggi, e situazioni, con cui ci si è formati cinematograficamente, in un nuovo contenitore, offre al film un valore aggiunto importante, pur se non direttamente ascrivibile a meriti del regista; inoltre, lo Schwarzenegger in versione anziana (la cui presenza è giustificata con la traballante teoria per cui i tessuti organici di un cyborg invecchierebbero come quelli di un essere umano) mostra un insospettato carisma, oltre a un’indubbia simpatia. Oltre alla solida regia di Taylor, va sottolineato poi l’inesausto fascino del tema: topos per eccellenza della fantascienza, cinematografica e letteraria, il viaggio nel tempo viene qui caricato di nuove, complesse implicazioni, mentre il twist narrativo di metà film – pur ampiamente anticipato dalla produzione – apre interessanti prospettive per il prosieguo della saga.

Tuttavia, al di là del già citato effetto-amarcord – fortemente ricercato dal film – in questo Terminator Genisys latitano purtroppo emozioni vere, genuine. La love story “resettata” tra i due protagonisti non offre un grammo del pathos, mentale e carnale, che contrassegnava quella tra Michael Biehn e Linda Hamilton nel film di James Cameron; il ritmo forsennato del film, inoltre, lascia poco spazio allo sviluppo dei personaggi, e a dialoghi che restituiscano il senso di tragedia della storia. Vanno sottolineate inoltre le poco felici scelte di casting, da una Emilia Clarke dal volto troppo pulito, e dall’attitudine decisamente troppo adolescenziale, per interpretare una ragazza guerriera, a un Kyle Reese ben poco carismatico con le fattezze di Jai Courtney; per finire con un Jason Clarke che, nel ruolo forse più importante del film (per l’evoluzione che il “suo” John Connor subisce) sembra sempre alla ricerca, infruttuosa, di un registro adeguato per la parte. Va inoltre sottolineata la sostanziale inutilità, nella fattispecie, di un 3D che nulla aggiunge alle scene d’azione, riuscendo anzi a renderle, sovente, inutilmente frastornanti. Forse, almeno limitatamente a questo aspetto, la consulenza di James Cameron (il cui Avatar resta tuttora un modello per le successive opere stereoscopiche) sarebbe tornata utile.

Titolo originale: Terminator Genisys
Regia: Alan Taylor
Paese/anno: Stati Uniti / 2015
Durata: 126’
Genere: Azione, Fantascienza, Thriller
Cast: Arnold Schwarzenegger, Courtney B. Vance, Dayo Okeniyi, Emilia Clarke, J. K. Simmons, Jai Courtney, Jason Clarke, Lee Byung-hun, Matt Smith, Michael Gladis, Rafe Spall, Sandrine Holt
Sceneggiatura: Laeta Kalogridis, Patrick Lussier
Fotografia: Kramer Morgenthau
Montaggio: Roger Barton
Musiche: Lorne Balfe
Produttore: Dana Goldberg, David Ellison
Casa di Produzione: Skydance Productions
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 09/07/2015

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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