NON ESSERE CATTIVO

NON ESSERE CATTIVO
di Claudio Caligari


Seguito ideale di Amore tossico, ma anche testamento artistico per Claudio Caligari, Non essere cattivo è un dramma che di nuovo cattura con straordinaria lucidità l'essenza di un mondo. Un risultato che rende più amara la dipartita del regista, e fa vibrare di rabbia per la marginalizzazione a cui è stato sottoposto.

Un palpitante testamento

Siamo a Ostia, nel 1995. Vittorio e Cesare, poco più che ventenni, sono amici inseparabili, nelle scorribande come negli eccessi, nelle avventure e disavventure della vita di strada. Un’esistenza divisa tra il bar sul lungomare e le discoteche, il consumo e lo spaccio di cocaina e droghe sintetiche, le risse e le rispettive, difficili situazioni familiari. L’incontro fortuito con Linda, tuttavia, porta Vittorio alla decisione di cambiare vita: la fascinazione per gli eccessi lascia il posto al desiderio inespresso di un’esistenza più stabile, alla voglia di costruire un futuro lontano dalla strada, alla speranza di redenzione. Il giovane trova lavoro in un cantiere e sembra voler tagliare i ponti con l’ambiente dello spaccio; legato da un sentimento di lealtà verso Cesare, prova a coinvolgere anche l’amico nel nuovo corso della sua vita. Questi, tuttavia, non sembra avere la forza, né la volontà, di seguire le orme di Vittorio. Il richiamo della vita di strada si fa sentire inesorabile, mentre Vittorio prova in tutti i modi a non lasciare che l’amico sprofondi nel baratro…

E’ passato più di un trentennio da quando, nel 1983, l’allora documentarista Claudio Caligari diresse con Amore tossico il suo folgorante esordio nel cinema di finzione. La Ostia pasoliniana, quella cialtrona e romantica, tenera e feroce, quanto retta da una sua intrinseca moralità, iniziava a dissolversi; sfaldata nei suoi legami primari, annegata nei fiumi di eroina che ne stavano mutando irrimediabilmente la fisionomia. Nel suo ultimo film, completato appena prima che un tumore ne decretasse la prematura scomparsa, il regista torna in quei luoghi: e lo fa descrivendo gli anni ’90, col completamento di quella stessa mutazione antropologica. Il richiamo diretto al suo esordio, nella sequenza iniziale (un campo lungo del pontile, a stringere progressivamente sui due protagonisti che danno vita a un dialogo ricalcato sulla pellicola del 1983) ha il sapore di un triste rimando: quell’ambiente, sembra dirci Caligari, è ormai scomparso, ogni accenno di romanticismo ne è stato cancellato, l’individualismo post-anni ’80 ha divorato ogni residuo della solidarietà “borgatara”. I fratelli maggiori di Vittorio e Cesare, quelli che morivano agli angoli delle strade, come sotto la statua di Pasolini, non meritano neanche più la comprensione radicata in un destino comune: sono i “tossici di merda”, quelli che hanno provocato la morte della sorella di Cesare, e hanno condannato sua nipote a nascere sieropositiva. L’alternativa sembra essere quella tra il nichilistico (auto)annientamento e l’omologazione borghese: e i tentativi di Vittorio di conciliare la sua lealtà verso l’amico con la voglia di dare una direzione diversa alla sua vita, hanno il sapore di una romantica quanto amara utopia. La stessa utopia racchiusa in un titolo, Non essere cattivo, che esprime tutta la sua drammatica impossibilità di farsi progetto.

Testamento artistico (drammaticamente prematuro) di uno dei nostri migliori e più ingiustamente dimenticati cineasti, Non essere cattivo mostra un nitore, una lucidità espressiva, un controllo della messa in scena, pressoché irrintracciabili nell’attuale panorama italiano. L’alone funereo, il senso di amarezza per un mondo al tramonto, il sentore di sconfitta che aleggiano su tutto il film, non escludono (ma anzi enfatizzano) lo sguardo partecipe del regista verso i suoi personaggi: sconfitti ma vivi, lacerati ma non arresi, scissi nell’anima, ma incapaci di pacificazione. Caligari non rinuncia, ma anzi rende più forte e lucido, il suo occhio antropologico per le realtà che racconta; ma nel contempo restringe il campo del suo obiettivo, si concentra su un’amicizia e sulla sua disperata resistenza, cesella un melodramma vivo e pulsante, che si integra a meraviglia con l’urgenza descrittiva del film. Il taglio nervoso della regia segue le oscillazioni umorali dei suoi personaggi, ne accompagna cadute e risalite; esaltando le performance dei due protagonisti Luca Marinelli e Alessandro Boschi, e di un cast che, nel suo complesso, è valorizzato da un’eccellente direzione d’insieme. Raramente, nell’ultimo trentennio, il cinema italiano ha visto una sintesi tanto felice tra rigore ed emotività, lacrime e controllo della messa in scena, sguardo d’insieme e attenzione alla dimensione intima dei personaggi. Un risultato che si configura come uno dei più preziosi che il nostro cinema sia riuscito a produrre da molti anni a questa parte.

L’unico “difetto” di Non essere cattivo, chiamiamolo così, sta nella rabbia e nell’amarezza che si provano nella sua visione: nella consapevolezza di come un autore del genere sia stato relegato ai margini dell’industria cinematografica italiana, e di come in un trentennio gli sia stato possibile realizzare, incredibilmente, solo tre film (tutti e tre gioielli). Uno spreco di talento che grida vendetta, e che ci racconta molto su ciò che è, ormai da troppo tempo, il nostro cinema. Su quali siano le logiche che lo governano. Vedere e rivedere questo film è il minimo (benché sempre, disgraziatamente, poco) che possiamo fare per rendere giustizia al lavoro di Claudio Caligari.

Titolo originale: Non essere cattivo
Regia: Claudio Caligari
Paese/anno: Italia / 2015
Durata: 100’
Genere: Drammatico
Cast: Alessandro Bernardini, Alessandro Borghi, Alice Clementi, Claudia Ianniello, Danilo Cappanelli, Elisabetta De Vito, Emanuela Fanelli, Emanuele Grazioli, Giulia Greco, Luca Marinelli, Luciano Miele, Manuel Rulli, Roberta Mattei, Stefano Focone, Valentino Campitelli
Sceneggiatura: Claudio Caligari, Francesca Serafini, Giordano Meacci
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Mauro Bonanni
Musiche: Alessandro Sartini, Paolo Vivaldi
Produttore: Ermanno Guida, Laura Tosti, Paolo Bogna, Pietro Valsecchi, Simona Giacci, Simone Isola, Valerio Mastandrea
Casa di Produzione: Kimerafilm, Leone Film Group, Rai Cinema, Taodue Film
Distribuzione: Good Films

Data di uscita: 08/09/2015

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *