SICARIO

SICARIO
di Denis Villeneuve


Seconda trasferta americana per Denis Villeneuve, Sicario conferma l'approccio noir a temi e personaggi e l'ambiguità morale che permeano tutta l'opera del suo autore; il risultato è un teso thriller che soffre tuttavia di qualche limite di tenuta narrativa e di alcune forzature di trama.

Nero di confine

Kate è una giovane agente dell’FBI che opera sul confine tra Stati Uniti e Messico, dove i federali combattono quotidianamente una guerra senza quartiere contro i cartelli del narcotraffico. Qui, la ragazza viene arruolata dal funzionario di una task force governativa per far parte di una missione speciale, che dovrà scortare negli USA il fratello di un noto e intoccabile boss. Kate accetta la missione senza esitazioni, ma presto scopre che molti punti dell’operazione le sono stati taciuti, e il suo ruolo potrebbe essere diverso da quello che pensava. I suoi sospetti, in particolare, si concentrano su Alejandro, il misterioso consulente della CIA che guida l’operazione, e che in passato aveva lavorato per la corrotta polizia messicana.

Quello di Denis Villeneuve è sempre stato un cinema in perfetto equilibrio tra la tensione autoriale, con la trattazione di un nucleo di temi forti (le ombre della famiglia, il passato, l’ambiguità del reale, il contrasto tra individuo e storia) e una forte impronta di genere. Fin dai suoi esordi a fine anni ’90, il regista canadese è sempre rimasto fautore di un cinema popolare, che non ha paura di sposare appieno le logiche dell’industria, riuscendo tuttavia a mantenere – nella varietà dei generi affrontati – una decisa impronta personale. Ora, proseguendo la trasferta americana iniziata con Prisoners (e in attesa di vedere il contemporaneo Enemy, tuttora inedito) Villeneuve si va a immergere con questo Sicario in una realtà complessa, multiforme e ambigua, come quella delle zone di confine tra Stati Uniti e Messico.

Un soggetto, quello di questo nuovo lavoro, sulla carta perfetto per il cinema del regista canadese, che va a esplorare un contesto caratterizzato dall’assenza di legge, in cui i confini della moralità si fanno relativi, e l’individuo resta schiacciato da logiche che deve accettare senza comprenderle. Un territorio in cui si combatte una guerra non dichiarata (non diversa da quella che stava sullo sfondo del precedente La donna che canta) che favorisce l’emersione di figure ambigue, portatrici di una forte carica di inquietudine; tra queste, emerge quella del consulente/mercenario interpretato da un perfetto Benicio Del Toro. A fargli da contraltare, una Emily Blunt tormentata, magra ed emaciata, tanto inizialmente risoluta quanto in seguito consumata da dilemmi morali di non facile soluzione.

Quello di Villeneuve resta un cinema prezioso, da preservare, e Sicario – seconda incursione del regista nei territori del mainstream statunitense – conferma questo assunto. I temi prediletti dal cineasta canadese ci sono tutti, esplicitati in un action thriller che ha l’impatto visivo di alcune opere recenti di Kathryn Bigelow (Zero Dark Thirty su tutte) e il vigore tematico del cinema statunitense di impegno civile degli anni ’70. Da quest’ultimo, in particolare, Villeneuve riprende il contrasto tra la tensione idealista (quella incarnata dal personaggio della Blunt) e un potere sfuggente e multiforme, che schiaccia e fagocita, mettendo in crisi i codici morali dei personaggi.

Un approccio squisitamente noir a temi e caratteri, quello espresso da Villeneuve, tutto riflesso sul volto – e nelle azioni – del mercenario interpretato da Del Toro. In più, il regista inanella poche (ma perfette) scene d’azione, mostrando il consueto controllo della messa in scena, e affidandosi ancora una volta alla splendida fotografia di Roger Deakins: difficile non restare ammaliati dalla lunga sequenza della caccia notturna, in cui l’alternanza tra l’uso del negativo e la soggettiva col visore a infrarossi trasforma il paesaggio in un’astratta (e minacciosa) landscape lunare.

Se paragonato ai lavori precedenti del regista, Sicario risulta comunque un thriller dallo svolgimento molto più lineare, privo di quelle impennate, e di quei twist narrativi, che ivi erano stati capaci di far riflettere lo spettatore sulla natura di ciò che stava vedendo. Qui assistiamo sì a un’impalcatura da thriller, e a un progressivo svelamento dei reali contorni della vicenda, ma il tutto risulta, nella sua fattura, molto più convenzionale e prevedibile. La stessa ambiguità morale al centro della storia, così come l’evoluzione di quest’ultima, risultano componenti in fondo già viste, e animate da una progressione abbastanza risaputa.

La non perfetta sceneggiatura di Taylor Sheridan inanella qualche passaggio a vuoto, alcune lungaggini e forzature (tra queste, un significativo episodio che coinvolge la protagonista e il poliziotto interpretato da Jon Bernthal), segno di una gestione del racconto che mostra – caratteristica invero rara per il cinema di Villeneuve – qualche limite di assemblaggio e tenuta. Il regista inserisce inoltre nella vicenda alcuni episodi ai limiti del manierismo (tra questi, il motivo ricorrente della famiglia del poliziotto corrotto, poco funzionale in senso strettamente narrativo), tesi soltanto a sottolineare una continuità “autoriale” che era già evidente nella trama. Tutte caratteristiche, queste ultime, che impediscono di porre Sicario tra le opere più riuscite della filmografia di Villeneuve, nonostante la sua fattura superiore alla media dei prodotti del suo genere che affollano il panorama mainstream americano.

Titolo originale: Sicario
Regia: Denis Villeneuve
Paese/anno: Stati Uniti / 2015
Durata: 121’
Genere: Azione, Noir, Thriller
Cast: Benicio del Toro, Bernardo Saracino, Daniel Kaluuya, Emily Blunt, Hank Rogerson, Jeffrey Donovan, Jon Bernthal, Josh Brolin, Julio Cesar Cedillo, Maximiliano Hernández, Raoul Trujillo, Victor Garber
Sceneggiatura: Taylor Sheridan
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Joe Walker
Musiche: Jóhann Jóhannsson
Produttore: Basil Iwanyk, Edward McDonnell, Molly Smith, Thad Luckinbill, Trent Luckinbill
Casa di Produzione: Black Label Media, Thunder Road Pictures
Distribuzione: 01 Distribution, Lionsgate

Data di uscita: 24/09/2015

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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