PADRI E FIGLIE

PADRI E FIGLIE
di Gabriele Muccino


Dopo il flop di Quello che so sull'amore, Gabriele Muccino recupera in Padri e figlie un ruolo che è qualcosa di più di quello di un semplice shooter; in questo nuovo lavoro americano c'è il suo tocco – seppur meno invadente che in passato – con tutto ciò che ne consegue in termini di fascino visivo, ma anche di scarso equilibrio.

Il melò familiare secondo Muccino

New York, 1989. Jake Davis è uno scrittore affermato, già vincitore del Pulitzer, che ha appena vissuto una tragedia: un incidente stradale gli ha infatti strappato via sua moglie, lasciandolo da solo a crescere la figlia Katie. L’incidente ha inoltre provocato gravi conseguenze sulla psiche di Jake: l’uomo soffre ora di una grave forma di depressione, non riesce più a scrivere nulla e, soprattutto, è vittima di improvvise e incontrollabili crisi convulsive. L’aggravarsi delle condizioni di Jake lo costringe presto a un ricovero d’emergenza. New York, ai giorni nostri: Katie Davis è una brillante laureanda in psicologia, che sta seguendo uno stage come assistente sociale per bambini disagiati. Le ferite del passato, però, non si sono mai rimarginate per la ragazza, che nel tempo libero si concede a uomini sconosciuti, ed è incapace di costruirsi una vera relazione… almeno fin quando non incontra Cameron, che la avvicina dichiarandosi un grande ammiratore del lavoro di suo padre.

Dopo il successo planetario de La ricerca della felicità (con Will Smith protagonista e “mente” dell’operazione), la mancata conferma col successivo Sette anime, e il vero e proprio flop di Quello che so sull’amore, Gabriele Muccino prosegue la sua avventura americana. Un’esperienza che, per il regista italiano, dura ormai da quasi un decennio, e che ha visto la sola, temporanea interruzione di Baciami ancora (2010): e questo Padri e figlie sembra seguire, sulla carta, la stessa genesi concettuale e produttiva dei suoi predecessori. Un film che pare confezionato su misura per il suo protagonista Russell Crowe – qui anche produttore esecutivo – nato da una sceneggiatura (opera del drammaturgo Brad Desch) già inclusa nella black list del 2012, e in cui Muccino è subentrato in un secondo momento, apparentemente col ruolo di semplice metteur en scène.

Un progetto, quello di Padri e figlie, dal cast sontuoso, nonostante il budget medio-basso (16 milioni di dollari): accanto a Crowe troviamo infatti nomi come quelli di Amanda Seyfried, Aaron Paul, Diane Kruger e Jane Fonda, oltre a quello della giovanissima, e già lanciata, Quvenzhané Wallis. Un’opera in cui si può rinvenire comunque un filo conduttore coi precedenti lavori americani del regista: di nuovo, una storia familiare incentrata su un problematico rapporto padre/figlio, di nuovo la tensione tra gli affetti e la necessità di sopravvivenza, di nuovo la rappresentazione di un sogno americano che sembra avere poco di ideale e molto di prosaico (leggasi: i dollari, o la loro mancanza).

Nonostante Padri e figlie sia un nuovo progetto su commissione, e nonostante il sopra citato fil rouge (tematico) che lega questo film ai precedenti lavori americani del regista, Muccino sembra tornato a essere, qui, qualcosa di più e di diverso da un anonimo esecutore. Il film vive e respira di un’anima melò, e il modo in cui mette in scena i sentimenti riesce (sia pur in modo intermittente) a provocare vera emozione: ci riesce senza barare, il regista romano, non violando quasi mai l’intimità dei personaggi, scegliendo anche di farsi da parte laddove altri, maneggiando prodotti simili di stampo hollywoodiano, avrebbero scelto la via più facile della condivisione partecipe e spudorata.

Il tocco del regista, che non si è mai caratterizzato per la sua levità, appare qui meno pesante e invadente che in passato. Merito, in parte, di un’azzeccata struttura narrativa, all’insegna di un passaggio continuo tra passato e presente, che svela lentamente la vicenda personale e affettiva dei due protagonisti; e merito, anche, di un cast notevole, in cui i tanti nomi di peso coinvolti affrontano al meglio i rispettivi personaggi. Oltre a Crowe e alla Seyfried, citeremmo l’interprete della Katie bambina, Kylie Rogers, intensa ed efficace in un ruolo non semplice. Menzione d’obbligo anche per una Quvenzhané Wallis che avremmo, tuttavia, preferito vedere più presente sullo schermo. La fotografia calda, che ritrae spesso bozzetti di una New York notturna sorprendentemente intima, si integra al meglio con la natura, e il messaggio, della storia.

Muccino, in ogni caso, non è esattamente regista che si preoccupi della misura; e questa caratteristica, diciamo così, “strutturale” del suo cinema, risulta comunque evidente anche in questo Padri e figlie. Nonostante la sua mano sia meno invadente che in passato – anche a livello di movimenti di macchina ed espedienti registici – il film risente comunque in parte di un approccio non certo contenuto e pudico ai temi che racconta. Il regista romano non si fa problemi a istruire Crowe su come mettere in scena una crisi convulsiva, reiterandone la rappresentazione e non risparmiandone niente in termini di dettagli; ma, soprattutto, presenta caratteri definiti in modo semplice, che in più di un caso finiscono per scivolare decisamente nel semplicismo. Mancano, anche in questo caso, le zone d’ombra e le complessità di una costruzione dei personaggi più attenta (e non basta la frettolosa – e un po’ posticcia – confessione di Diane Kruger nel finale). Ognuno, qui, si comporta in fondo esattamente come ci si aspetta, mentre le relazioni interpersonali (almeno nel caso dei caratteri secondari) risultano descritte in modo abbastanza semplificato.

Come abbiamo già sottolineato, inoltre, la sceneggiatura di questo comunque interessante, per quanto poco equilibrato, Padri e figlie pecca nel non sfruttare al meglio il personaggio – e la recitazione – della giovane Quvenzhané Wallis; una figura, quest’ultima, potenzialmente feconda di spunti nel suo rapporto con la protagonista, ma incomprensibilmente “dimenticata” dal film per circa 40 minuti, ridotta in definitiva a un semplice personaggio di contorno. Un peccato, dato il talento dell’interprete, e le potenzialità narrative (in gran parte non sfruttate) che il personaggio presentava all’interno del copione.

Titolo originale: Fathers and Daughters
Regia: Gabriele Muccino
Paese/anno: Italia, Stati Uniti / 2015
Durata: 116’
Genere: Drammatico
Cast: Aaron Paul, Amanda Seyfried, Bruce Greenwood, Diane Kruger, Jane Fonda, Janet McTeer, Kylie Rogers, Octavia Spencer, Quvenzhané Wallis, Russell Crowe, Ryan Eggold
Sceneggiatura: Brad Desch
Fotografia: Shane Hurlbut
Montaggio: Alex Rodríguez
Musiche: Paolo Buonvino
Produttore: Nicolas Chartier, Sherryl Clark
Casa di Produzione: Andrea Leone Films, Busted Shark Productions, Fear of God Films, Voltage Pictures
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 01/10/2015

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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