CRIMSON PEAK

CRIMSON PEAK
di Guillermo Del Toro


Immergendosi direttamente nella materia del gotico, ma puntando ad ammaliare e stupire più che a spaventare, Guillermo Del Toro dirige con Crimson Peak quello che è forse il suo film più personale: una cavalcata selvaggia ed elegante sulle ali di archetipi che vogliono essere raccontati. Una volta di più.

Gotico eterno

Stati Uniti, fine XIX secolo: la giovane Edith Cushing, aspirante scrittrice, conosce l’affascinante e misterioso Thomas Sharpe, nobile inglese. L’uomo è in visita con sua sorella presso la residenza dei Cushing, in cerca di un co-finanziatore per il suo rivoluzionario progetto di estrazione dell’argilla, da realizzarsi presso la sua tenuta familiare, in patria. Edith resta subito intrigata dal giovane Sharpe, ma suo padre si mostra sospettoso: indagando per suo conto, scopre un’incredibile verità sul passato di Sharpe, ma poco dopo viene misteriosamente assassinato. Ma Edith, ormai irretita e vinta dai suoi sentimenti per Thomas, acconsente comunque a sposarlo e a seguirlo in Gran Bretagna. Qui, presso la solitaria villa degli Sharpe, nelle regioni della Cumbria, la ragazza si confronterà con demoni e fantasmi di un passato mai sopito.

Dopo l’omaggio al filone fantascientifico/robotico di Pacific Rim (grande successo internazionale, e possibile iniziatore di un franchise) Guillermo Del Toro si immerge anima e corpo nei territori del gotico. Un cambio di registro che non stupisce, considerato l’eclettismo finora dimostrato dal regista messicano nel corso della sua carriera: nei tanti generi toccati, la cifra costante, per Del Toro, sembra essere quella di una fantasia visiva debordante, di una cura dell’immagine che non diviene mai vuoto formalismo, di un amore per materiali narrativi squisitamente popolari – che siano cinematografici, fumettistici o letterari – rielaborati alla luce di una sensibilità moderna. E i riferimenti, in questo Crimson Peak, sono del tutto trasparenti: i romanzi gotici di Henry James e Shirley Jackson, il mistery letterario e quello cinematografico, le ghost story filmiche di Roger Corman e quelle della Hammer (e il cognome della protagonista, Cushing, è in questo senso quasi una dichiarazione di intenti).

Progetto nato quasi un decennio fa, subito dopo il successo de Il labirinto del fauno, Crimson Peak è un’opera elaborata e visivamente sontuosa, che calza in modo perfetto alla fantasia di Del Toro: un lavoro che realizza quella sintesi – efficacemente descritta dalla protagonista Mia Wasikowska in uno dei primi dialoghi – tra amore e morte, eros e thanatos, romanticismo e orrore, che rappresenta il cuore tematico del materiale a cui il regista si rifà. Una ghost story fieramente classica, che Del Toro e il direttore della fotografia Dan Lautsen immergono in un’atmosfera magica e fuori dal tempo, con tonalità di colore fiabesche, quasi ubriacanti nella loro reiterazione e giustapposizione, che riempiono lo schermo e irretiscono irresistibilmente l’occhio. Un’elaborata costruzione visiva che tuttavia non distrae da un racconto che anch’esso (pur più e più volte raccontato) esige di essere ascoltato di nuovo.

Dal rosso di cui viene tinto il logo della Legendary Pictures in apertura, colore dell’argilla estratta dal protagonista, e del (tanto) sangue nascosto nel suo passato, alle tonalità di verde e blu delle notti trascorse dalla giovane Edith nella sua residenza, fino al bianco della neve che (non) copre i misteri della famiglia Sharpe, tutto Crimson Peak è un florilegio di opposizioni cromatiche ed emotive, di sentimenti primari contrastanti, di passioni innominabili e irresistibili. Quella di Del Toro (e del co-sceneggiatore Matthew Robins) è una fiaba gotica e dark, fuori dal tempo e dalle mode cinematografiche, sospesa in un mondo che solo apparentemente è quello (comunque sontuosamente rappresentato) di fine ‘800: la sua dimensione romantica è in realtà universale, archetipica espressione di una storia che è sintesi e riproposizione di tante altre, un eterno ritorno che esige il suo tributo di ascolto, passione, sofferta empatia.

Immergendosi in un materiale che più classico non si può, limando al massimo i riferimenti contestuali (l’horror politico de La spina del diavolo e Il labirinto del fauno non è che un lontano ricordo) il regista messicano dirige quello che è forse il suo film più personale: lo fa (ri)trovando la sua cifra nell’aderenza filologica ai codici del genere, nell’abbraccio appassionato e incondizionato delle sue convenzioni, nella riproposizione spudorata dei suoi topoi. Un gioco fantasmatico quanto concreto – nella stessa, doppia dimensione delle apparizioni che tormentano la protagonista – in cui Del Toro viene seguito al meglio dal suo cast: da una Wasikowska novella Alice in un paese fatato di orrori, a una Jessica Chastain dal cuore nero e palpitante, fino a un Tom Hiddleston non più fratello rinnegato di Thor, ma qui altrettanto (e forse più) tormentato.

Va sottolineato comunque che la paura intesa nel senso in cui (quasi) tutto l’horror moderno la intende non abita in Crimson Peak: il regista, consapevole che i trucchi e le convenzioni del genere, i salti sulla sedia e gli espedienti visivi e sonori, hanno già espresso tutto ciò che potevano esprimere, che essi hanno già ampiamente dipanato il loro potenziale – fuori e dentro lo schermo – si guarda bene dal riproporli nel suo film. E non prova neanche, Del Toro (e, a nostro avviso, fa bene) a suscitare angoscia o terrore con un materiale dai contorni tanto noti: in fondo, Crimson Peak punta a sorprendere, affascinare e intrattenere, più che a spaventare. Il piacere del ritorno e del riconoscimento non può che escludere un sentimento (per sua definizione) legato all’imprevedibilità, come quello della paura. Chi si accostasse all’ammaliante, colto e potente film di Del Toro in cerca di un horror convenzionalmente inteso, farebbe bene a tenere a mente queste sue caratteristiche.

Titolo originale: Crimson Peak
Regia: Guillermo Del Toro
Paese/anno: Stati Uniti / 2015
Durata: 118’
Genere: Drammatico, Fantastico, Horror
Cast: Bruce Gray, Burn Gorman, Charlie Hunnam, Doug Jones, Emily Coutts, Javier Botet, Jessica Chastain, Jim Beaver, Jonathan Hyde, Leslie Hope, Mia Wasikowska, Tom Hiddleston
Sceneggiatura: Guillermo del Toro, Matthew Robbins
Fotografia: Dan Laustsen
Montaggio: Bernat Vilaplana
Musiche: Fernando Velázquez
Produttore: Callum Greene, Guillermo del Toro, Jon Jashni, Thomas Tull
Casa di Produzione: DDY Productions, Legendary Pictures
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 22/10/2015

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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