IO CHE AMO SOLO TE

IO CHE AMO SOLO TE
di Marco Ponti


Specializzatosi da tempo nella neo-commedia italiana, Marco Ponti ribadisce in Io che amo solo te temi-cardine e clichè del genere così come si è configurato nell'ultimo quindicennio, in un bozzetto estemporaneo ed esile, narrativamente di scarsa consistenza.

Vecchi e nuovi incroci familiari

A Polignano, paesino della provincia pugliese, fervono i preparativi per un grande matrimonio: Damiano, figlio dell’imprenditore agricolo Don Mimì, sta per sposare Chiara, ragazza di cui è innamorato e con cui ha condiviso una lunga relazione. I due ragazzi, tuttavia, sono legati anche da un doloroso passato familiare: la madre di Chiara, Ninella, anni prima amava infatti follemente don Mimì, ma il loro matrimonio fu reso impossibile dall’avversione della famiglia di lui. Ora, i ragazzi stanno per coronare il sogno che fu già dei loro genitori, ma i dubbi in entrambi non mancano: i due sono infatti insidiati dai rispettivi ex, mentre la vecchia, proibita relazione tra Mimì e Ninella ha provocato tensione tra le due famiglie. A complicare le cose, l’arrivo in paese dei pittoreschi parenti di Chiara, tra cui lo zio contrabbandiere, appena uscito di prigione, oltre a un forte maestrale che sembra di cattivo auspicio.

Marco Ponti, nipote dello storico produttore Carlo (scomparso nel 2007) si è specializzato da tempo nella neo-commedia italiana. L’esordio con Santa Maradona, infatti, e le successive regie di A/R Andata + Ritorno e Passione sinistra, hanno disegnato il terreno di elezione di un regista che basa il suo cinema su pochi e selezionati elementi: lo sguardo divertito su un universo tardo-giovanile descritto – più o meno programmaticamente – come allo sbando, versione alleggerita dei trentenni in crisi di mucciniana memoria; la descrizione di una geografia sentimentale sempre precaria, continuamente soggetta a smottamenti e riassestamenti; il bozzetto sommario di italici “tipi” capaci di aderire, e confermare, gli stereotipi che da sempre ci definiscono.

Non si smentisce, Ponti, traendo ora spunto da un romanzo di Luca Bianchini, qui anche co-sceneggiatore: Io che amo solo te è una commedia romantica in linea col suo approccio al cinema, e più in generale con le linee di tendenza che hanno caratterizzato la nostrana commedia nell’ultimo quindicennio. Il bozzetto di provincia, tipizzato e fortemente semplificato, che è tappeto della storia, si somma all’approccio “generazionale” derivato dalla presenza (e dalla sovrapposizione) di due diverse love story: quella dei personaggi di Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, e quella mai spenta tra i caratteri interpretati da Michele Placido e Maria Pia Calzone. Ad arricchire il quadro, una galleria di pittoreschi individui (tra questi, la scapigliata parente col volto di Luciana Littizzetto, e un entertainer sui generis interpretato da Enzo Salvi), sullo sfondo di una provincia coi suoi prevedibili vizi e (finti) segreti.

Proprio la simpatia dei personaggi che animano una commedia più “corale” del solito, e una gestione efficace del ritmo comico, rendono Io che amo solo te, pur nella sua esilità, abbastanza piacevole da seguire. Se non si chiede al film di Ponti di farsi vessillo di una tradizione (quella della commedia all’italiana) che è scomparsa dai nostri radar da almeno un trentennio, il film di Ponti può scorrere addosso in modo innocuo e (relativamente) gradevole. Si sorride, e si seguono senza affanni le evoluzioni e gli stravolgimenti dei rapporti tra i vari personaggi, intorno all’evento-cardine del matrimonio; ciò, restando consapevoli dell’approccio, ben poco improntato al realismo, che lo script da subito decide di adottare. Al carisma di un interprete come Placido, pur alle prese con un personaggio in sé abbastanza stereotipato, si somma poi il fascino di una location (il paese di Polignano a Mare) che rappresenta per il film un valore aggiunto in qualche modo scontato, ma indiscutibile.

Al di là della professionalità della sua confezione, il film di Marco Ponti comunque contiene e riassume i vizi della commedia italica dell’ultimo quindicennio, inseriti in una vicenda in sé abbastanza scontata: stereotipi pressoché onnipresenti, tendenza a un bozzettismo che si avvicina alla farsa, situazioni risapute e finto progressismo. Il telefonatissimo subplot di marca gay, tutto caricato sulle spalle di un incolpevole Dario Bandiera, si traduce in uno sbocco narrativo risaputo e prevedibile, oltre che in una morale che sembra confezionata appositamente per placare la coscienza di un paese drammaticamente (e forse perennemente) indietro sul terreno dei diritti civili.

Ma, al di là di quest’ultimo aspetto, è tutta la costruzione narrativa di Io che amo solo te a scricchiolare, a partire da una voce fuori campo inutile e mal gestita, per concludere con una struttura spezzettata e infarcita di inutili ed estemporanee macchiette (il prete, l’entertainer interpretato dal pur simpatico Enzo Salvi). Gli stessi caratteri di Michele Venitucci e Ivana Lotito sono pretestuosamente inseriti nella trama solo per rappresentare un oggetto di tentazione per i due futuri sposi, privi come sono di background ed evoluzione narrativa. Non basta il carisma di Placido (e l’abilità, pur sprecata, di Maria Pia Calzone) per dare pregnanza e autentica emozione a un climax risaputo, costruito scolasticamente e dalla risoluzione ben poco credibile. Quella di Ponti resta quindi, nel suo complesso, una commedia dalla palese e intrinseca esilità.

Titolo originale: Io che amo solo te
Regia: Marco Ponti
Paese/anno: Italia / 2015
Durata: 97’
Genere: Commedia
Cast: Angela Semerano, Antonella Attili, Crescenza Guarnieri, Enzo Salvi, Eva Riccobono, Grazia Daddario, Laura Chiatti, Luciana Littizzetto, Maria Pia Calzone, Michele Placido, Michele Venitucci, Riccardo Scamarcio, Uccio De Santis
Sceneggiatura: Luca Bianchini, Marco Ponti
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Consuelo Catucci
Musiche: Gigi Meroni
Produttore: Fulvio Lucisano
Casa di Produzione: Italian International Film, Lucisano Media Group, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 22/10/2015

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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