45 ANNI

45 ANNI
di Andrew Haigh


Intenso e stratificato “thriller del cuore”, con due straordinari interpreti, 45 anni si giova della regia discreta ma pregnante di Andrew Haigh, mettendo in scena un dramma che è anche un impietoso ritratto della famiglia borghese.

Il passato congelato

Kate e Geoff vivono un’esistenza tranquilla da pensionati, nel cuore della campagna inglese. Quando si apprestano a celebrare i loro 45 anni di matrimonio, una notizia inattesa turba la loro tranquillità: in un ghiacciaio sulle Alpi svizzere, infatti, è stato ritrovato il corpo di Katya, prima fidanzata di Geoff, dispersa durante un’escursione. L’uomo cerca inizialmente di minimizzare l’impatto emotivo che la notizia ha su di lui; ma l’annuncio del ritrovamento del corpo ha risvegliato la memoria dei giorni precedenti all’incontro con sua moglie, e con essa il ricordo mai sopito di Katya. Mentre la festa per l’anniversario si avvicina, Geoff diventa sempre più cupo e malinconico, mentre Kate inizia ad indagare sul suo passato. Le scoperte fatte dalla donna, insieme al chiudersi in sé stesso dell’uomo, ormai perso nei suoi ricordi, metteranno in crisi il pluridecennale matrimonio, proprio alla vigilia della ricorrenza più importante.

Al suo terzo lungometraggio, Andrew Haigh si dimostra erede di una tradizione di cinema inglese “da camera” che ha visto, in tempi recenti, in Mike Leigh il suo esponente più rappresentativo. Confinato finora nel recinto della cinematografia a tematica gay, già sotto l’attenzione della critica per il recente Weekend (vincitore di due British Independent Film Awards), Haigh fa con questo film il salto nel cinema mainstream di qualità: lo fa avvalendosi di due interpreti d’eccezione come Charlotte Rampling e Tom Courtenay, e traendo spunto dal racconto a tematica familiare In Another Country, di David Constantine.

Presentato in concorso al recente Festival di Berlino, 45 anni ha fruttato a entrambi i suoi protagonisti l’Orso d’Argento per la migliore interpretazione: un premio che riconosce lo straordinario lavoro, tutto giocato sulla sottrazione e sul non detto, di due attori che si sono cimentati in ruoli complessi e stratificati. Un lavoro recitativo che porta gradualmente alla luce una realtà nascosta nel passato, sepolta sotto convenzioni e consuetudini, letteralmente congelata (come il corpo dell’amante ritrovata) ma capace di far male e chiedere il conto. Affondando, con precisione chirurgica, il suo bisturi nell’istituzione familiare – e nelle sue ipocrisie – il regista inglese mostra gli effetti devastanti del perpetuarsi di una bugia: forse ancora più malevola in quanto pronunciata (e difesa) in modo inconsapevole.

Minimalista e rigoroso, 45 anni è espressione di un lavoro, e di una ricerca sui sentimenti, e sulla loro negazione, che è impossibile sottovalutare. Film di scrittura e di interpreti (dei suoi due straordinari protagonisti si è già detto) quello di Andrew Haigh è una sorta di thriller del cuore, giocato sull’inesorabile disvelamento di una realtà che, una volta portata alla luce, colpisce in modo duro e diretto. Lavorando in sottrazione, la sceneggiatura fa un ritratto puntuale e impietoso della famiglia borghese, mostrandone dapprima i rituali (e i luoghi deputati) e poi demolendone le piccole e grandi ipocrisie. Senza urlare o declamare tesi, quello di Haigh è un approccio teso a demistificare in modo sistematico e graduale, ma per questo tanto più efficace.

Rigoroso come lo scandire dei giorni che lo guida (e che avvicina i due protagonisti alla meta del titolo) il film è tutto basato sull’occultamento dello sguardo, su ciò che all’occhio viene negato ma torna a prendersi la sua rivincita attraverso la parola e il suono. Non a caso, alcuni dei momenti più riusciti del film sono basati su un uso espressivo di effetti sonori non diegetici, a suggerire una realtà che pretende ora il suo tributo di comprensione, e accettazione. La lunga sequenza finale, a suggellare nei protagonisti una precisa scelta (e il suo portato emotivo) resta a lungo impressa.

Il racconto, in 45 anni, è disseminato di indizi, più che di espliciti elementi atti a comprovare una tesi: il quadro complessivo, tuttavia, ne risulta ugualmente limpido, e perfettamente lucido nei suoi intenti. Per coglierne tutti gli aspetti, è senz’altro necessario fruire il film senza attendersi l’approccio “a tesi”, o il formalismo esibito, di tante altre opere dai temi analoghi.

Titolo originale: 45 Years
Regia: Andrew Haigh
Paese/anno: Regno Unito / 2015
Durata: 95’
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Charlotte Rampling, David Sibley, Dolly Wells, Geraldine James, Hannah Chalmers, Kevin Matadeen, Max Rudd, Richard Cunningham, Sam Alexander, Tom Courtenay
Sceneggiatura: Andrew Haigh
Fotografia: Lol Crawley
Montaggio: Jonathan Alberts
Musiche: Sarah Finlay
Produttore: Tristan Goligher
Casa di Produzione: The Bureau
Distribuzione: Teodora Film

Data di uscita: 05/11/2015

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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