ROCK THE KASBAH

ROCK THE KASBAH
di Barry Levinson


Al netto del piacere che fa rivedere sullo schermo un interprete come Bill Murray, e di alcuni riusciti numeri musicali, Rock The Kasbah è una commedia di scarso spessore, diretta da un Barry Levinson qui lontano dai titoli cult che gli diedero il successo negli anni '80 e '90.

Afghan's Got Talent

Richie Lanz, manager musicale prossimo al fallimento, ha un’idea: portare in Afghanistan Ronnie, l’ultima cantante che gli è rimasta, per farla esibire davanti alle truppe statunitensi. Una volta giunta sul posto la ragazza – già riottosa verso la trasferta – constata il costante stato di pericolo del paese, e si fa prendere dal panico. Nottetempo, Ronnie fugge, rubando a Richie soldi e documenti: l’uomo si ritrova così da solo per le strade di Kabul, senza soldi. Venuto a contatto con due strambi mercenari, Richie viene condotto alle porte di uno sperduto villaggio, dove sente una voce che da subito attira la sua attenzione: è quella di Saleema, ragazza che vive reclusa, ma con inespresse ambizioni canore. Visto che le iscrizioni per il talent locale Afghan Star sono ancora aperte, Richie tenta di convincere la ragazza a parteciparvi, sicuro di poterle far vincere il primo premio.

Se sono tanti i film che, nel corso degli ultimi anni, hanno affrontato il tema del conflitto in Afghanistan, praticamente nessuno aveva finora approcciato l’argomento in forma di commedia. A colmare questa lacuna, arriva ora questo Rock The Kasbah, opera che vede riuniti alcuni nomi provenienti direttamente dal cinema americano di cassetta degli anni ’80: a cominciare dal regista Barry Levinson, che ricordiamo per cult quali Piramide di paura, Good Morning, Vietnam e soprattutto Rain Man, per proseguire con lo sceneggiatore Mitch Glazer, autore tra gli altri del copione della commedia S.O.S. Fantasmi di Richard Donner; arrivando al protagonista Bill Murray e alla sua spalla Bruce Willis, rispettivamente nume tutelare della commedia statunitense ed emblema dell’action movie più autoironico con origine negli eighties.

Glazer e Levinson tentano qui di mescolare il tema del conflitto (semplice sfondo su cui si muove la vicenda) con quello della realtà sociale e culturale di un paese islamico, oscillando tra i toni da commedia e quelli da dramma sociale: l’argomento principale, che utilizza il motivo scatenante del talent quale trigger narrativo, è quello della condizione femminile nella realtà islamica, in un confronto/conflitto costante innestato dall’arrivo del protagonista in un contesto già segnato da instabilità. La sceneggiatura del film si ispira liberamente al documentario Afghan Star, a una delle cui protagoniste (la cantante Setara Hoseinzadah) il film è dedicato.

L’idea di trattare il tema bellico in forma di commedia viene proposta in Rock The Kasbah, con un certo coraggio, sul teatro di un conflitto ancora in corso come quello afghano. Fa indubbiamente piacere vedere in un contesto del genere Bill Murray, interprete carismatico e dotato di un talento comico mai appannato con gli anni. Il suo Richie Lanz è un personaggio a cui si finisce presto per affezionarsi, con le sue rughe e il persistente alone da loser che lo circonda. Rappresenta, parimenti, una sorpresa l’abilità canora dell’attrice palestinese Leem Lubany: già vista nel dramma Omar, l’attrice reinterpreta (bene) i pezzi di Cat Stevens e Jimmy Cliff, riuscendo a far correre piccoli brividi sulla schiena degli appassionati. Più in generale, Levinson massimizza l’impatto dei pochi momenti cantati del film, riuscendo a prendere per l’orecchio (letteralmente) gli appassionati del miglior folk-rock americano.

La sceneggiatura di Mitch Glazer tuttavia si rivela confusa e incerta sul tono da prendere, rappresentando il principale limite di un film complessivamente poco curato, superficiale sia quando assume sembianze da commedia, sia quando tenta la carta dello spaccato sociale. Il film esprime, in tutta la sua prima parte, un umorismo di grana grossa e poco attento al contesto, tutto retto sulle spalle del suo protagonista; solo successivamente (e in modo tardivo) la sceneggiatura si incanala su quello che scopriremo essere il suo binario principale, con l’entrata in scena della giovane cantante.

I tentativi di rappresentazione d’ambiente che ne seguono, tuttavia, sono velleitari: la sceneggiatura non tenta neanche di problematizzare il tema dell’affermazione della donna in un paese islamico, lasciando il tutto a un livello epidermico e privo di approfondimento. Gli altri interpreti, da un Willis più monoespressivo del solito, a una Zoey Deschannel che scompare anzitempo dal film, fino a una caricaturale Kate Hudson nei panni della prostituta Merci, appaiono semplici comprimari; figurine prive di qualsivoglia spessore o reale funzionalità narrativa. Tutta la costruzione di questo poco riuscito Rock The Kasbah, compresa la poco convinta regia di Levinson, si affida in modo eccessivo alla presenza scenica del protagonista, nonché all’impatto emotivo delle sporadiche sequenze musicali presenti. Un po’ poco, al netto del piacere che fa – per un’ovvia questione di affetto generazionale – rivedere una presenza come quella di Murray sul grande schermo.

Titolo originale: Rock The Kasbah
Regia: Barry Levinson
Paese/anno: Stati Uniti / 2015
Durata: 100’
Genere: Commedia
Cast: Arian Moayed, Beejan Land, Bill Murray, Bruce Willis, Danny McBride, Fahim Fazli, Husam Chadat, Kate Hudson, Kelly Lynch, Leem Lubany, Scott Caan, Taylor Kinney, Zooey Deschanel
Sceneggiatura: Mitch Glazer
Fotografia: Sean Bobbitt
Montaggio: Aaron Yanes
Musiche: Marcelo Zarvos
Produttore: Bill Block, Ethan Smith, Jacob Pechenik, Mitch Glazer, Steve Bing
Casa di Produzione: Dune Films, QED International, Shangri-La Entertainment, Venture Forth
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 05/11/2015

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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