IRRATIONAL MAN

IRRATIONAL MAN
di Woody Allen


Woody Allen torna in Irrational Man a esplorare vizi, deviazioni e idiosincrasie della classe sociale a cui appartiene, dando al suo film – in realtà un cupo e cinico noir – una patina giocosa e ingannevolmente lieve.

Il fascino omicida della borghesia

Abe Lucas, professore di filosofia, si trasferisce nel college di una piccola città mentre attraversa un periodo di grave crisi personale. Appena arrivato nella cittadina, Abe conosce due donne: la sua collega Rita Richards, che si invaghisce di lui, e la studentessa Jill Pollard, intrigata dal suo carattere tormentato. Jill si ritrova sempre più legata al professore, malgrado ami il suo ragazzo Roy: un giorno, mentre i due sono in un bar, ascoltano casualmente la conversazione di un gruppo di sconosciuti. Una madre separata sarà probabilmente vittima di un’ingiustizia a causa di un giudice corrotto. Nella mente di Abe prende così forma un interrogativo: il mondo non sarebbe forse un luogo migliore se quel giudice, che sta per causare tanta sofferenza a una madre, scomparisse? E, se sì, perché limitarsi ad auspicare l’evento, anziché fare in modo che accada?

Dopo una carriera ormai quasi cinquantennale, e la scelta di non comparire più davanti alla macchina da presa nei suoi film, Woody Allen prosegue in questa nuova opera, con la consueta lucidità, l’esplorazione dei suoi temi prediletti. Se le suggestioni della filosofia, e la loro problematica applicazione alla vita moderna, hanno in fondo attraversato tutta la filmografia di Allen, solo in questo Irrational Man queste assurgono al centro della trama: e lo fanno nel personaggio di un professore che, dopo il Boris Yellnikoff di Basta che funzioni, incarna un nuovo alter ego del regista. L’Abe Lucas interpretato da Joaquin Phoenix (ottimamente coadiuvato dalle co-protagoniste Parker Posey ed Emma Stone) rappresenta un compendio delle ossessioni, delle idiosincrasie, dei dubbi e delle contraddizioni da sempre espresse dai personaggi interpretati da Allen: il personaggio le incarna, in questo caso, spingendole a una sintesi all’insegna del nichilismo, in una lettura solo apparentemente scanzonata, volutamente sopra le righe.

Il personaggio, e il film nel suo complesso, rappresentano una felice sintesi tra l’anima più lieve e giocosa dell’Allen degli ultimi tempi (quella espressa da opere come Midnight in Paris e il recente Magic in The Moonlight) e l’impronta cupa, di matrice noir, del capolavoro Match Point (e del meno riuscito Sogni e delitti). Il tono con cui il regista mette in scena una vicenda di amore e morte sui generis strappa molti sorrisi, ma il fondo è amaro: un fondo celato sotto una patina di commedia nera che lascia sul campo (volutamente) i molti quesiti che la stessa figura del protagonista incarna.

Su un vivace tappeto sonoro di matrice rhythm and blues, con una brillantezza nei dialoghi che rimanda alle sue commedie dei tempi migliori, Allen dipana in Irrational Man una storia che ha il rivestimento esterno della commedia giocosa, della riflessione lieve ed estemporanea sui rapporti umani, del “gioco” noir fine a se stesso che prende a pretesto i grandi quesiti esistenziali. In realtà, sotto la patina di esibita levità, lo sguardo del regista è lucido e più che mai disilluso, caustico nei confronti di un protagonista che trova stimoli (ed etica) solo nell’azione più antisociale, ma anche verso un ambiente sociale e intellettuale di assoluta vacuità.

Di nuovo, si mette in luce la decadenza della borghesia già analizzata in tante opere del regista, traslandone l’analisi dalla realtà di una metropoli a quella di un piccolo centro, nel microcosmo chiuso di un college. Uno sguardo tutt’altro che conciliatorio, che accomuna le generazioni e le ideologie, l’impegno liberal e la sua negazione, la vertigine della devianza e la sua ipocrita stigmatizzazione. Il regista evita qui di dare risposte, ma piuttosto sorride (amaramente) sulle rovine di una civiltà occidentale che ha generato, ed eliminato, i suoi tanti Abe Lucas.

Ogni episodio della filmografia di Allen è diverso dagli altri, seppur legato a doppio filo a un percorso autoriale coerente e dai temi ricorrenti. In questo senso, alcuni degli spettatori “storici” del cinema del regista potrebbero anche non apprezzare il tono lieve di Irrational Man, l’approccio ludico col quale Allen tratta i suoi temi, l’apparente gratuità di una costruzione narrativa che trova nella progettazione di un omicidio l’esilarante spunto per il ritratto di un esponente della borghesia in crisi.

Siamo lontani dai toni esplicitamente cupi di Match Point (opera con cui comunque viene mantenuto un filo conduttore, anche per un significativo dettaglio del finale); ma siamo ugualmente distanti dallo sguardo divertito sulle evoluzioni sentimentali e i mascheramenti del cuore di opere come Magic in the Moonlight. Quella di questo Irrational Man è insomma una sintesi che si prende il rischio di restare indigesta a parte degli ammiratori del regista americano: ma il modo in cui viene portata avanti, a nostro avviso, è segno di un autore vivo e capace di innestare varianti e diverse tipologie di narrazione su un collaudato nucleo tematico.

Titolo originale: Irrational Man
Regia: Woody Allen
Paese/anno: Stati Uniti / 2015
Durata: 96’
Genere: Commedia, Drammatico, Noir
Cast: Ben Rosenfield, Betsey Aidem, Brigette Lundy-Paine, David Aaron Baker, Emma Stone, Ethan Phillips, Jamie Blackley, Joaquin Phoenix, Meredith Hagner, Parker Posey, Sophie von Haselberg, Susan Pourfar
Sceneggiatura: Woody Allen
Fotografia: Darius Khondji
Montaggio: Alisa Lepselter
Produttore: Edward Walson, Letty Aronson, Stephen Tenenbaum
Casa di Produzione: Gravier Productions
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 16/12/2015

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *