CREED – NATO PER COMBATTERE

CREED – NATO PER COMBATTERE
di Ryan Coogler


Mostrando grande rispetto per il canone della saga di Rocky, ma sfrondandone intelligentemente gli aspetti più legati al periodo di realizzazione, Ryan Coogler dirige con Creed - Nato per combattere un film che è un po’ spin-off, un po’ remake, illuminato da uno Stallone di disarmante intensità.

Gli anni in pugno

Adonis Johnson, figlio del campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed, non ha mai conosciuto suo padre, morto prima della sua nascita. Il ragazzo, nato da una relazione extraconiugale di Apollo, è stato allevato dalla moglie di quest’ultimo, che lo ha sottratto all’orfanotrofio in tenera età. Ora, Adonis sente di dover seguire le orme paterne, ma non vuole su di sé l’ingombrante peso del suo nome; così, si reca a Philadelphia per chiedere a Rocky Balboa, prima avversario e poi grande amico di suo padre, di fargli da allenatore. Rocky, dapprima riluttante, accetta di preparare il ragazzo, che subito vince un primo incontro con un pugile locale. Ma la grande occasione, per Adonis, si presenta in seguito: il campione dei pesi mediomassimi Ricky Conlan è infatti in cerca di un incontro facile (e remunerativo) prima del suo annunciato ritiro. La promozione vuole che Adonis cambi il suo nome, recuperando quello paterno: il giovane dovrà così dimostrare di avere il cuore e il coraggio che contraddistinsero Apollo, facendo cambiare idea al suo avversario sulla sua caratura.

Le icone non muoiono mai, ma continuano a rifulgere di luce propria, allevando figli – biologici e cinematografici – che ne perpetuano e rinnovano il mito. Questa semplice regola, che abbiamo visto all’opera nel nuovo Star Wars – Il risveglio della forza, vale a maggior ragione per un simbolo degli anni ’70 e ’80 come Rocky Balboa: un personaggio che fu creatura e trampolino di lancio per il suo interprete Sylvester Stallone, protagonista di una saga sterminata, capace di ricostruire (sullo schermo, e nella dimensione simbolica del quadrato di un ring) impeto, evoluzioni e cadute di un trentennio di storia americana. Rocky, ora, diviene vecchio mentore e saggio maestro, per un giovane nei confronti del quale, a causa di un antico senso di colpa, sente di avere un debito: un’idea insieme semplice ed efficace, che consente al regista Ryan Coogler di rivitalizzare la saga non tradendone il “canone”. Perché questo Creed – Nato per combattere è uno spin-off che in realtà si inserisce nell’evoluzione di un personaggio che non rinuncia a ritagliarsi il suo fondamentale spazio, e che tradisce tutto l’affetto (e la gratitudine) che il suo interprete continua a provare nei suoi confronti. Un personaggio che passa sì il testimone dei pugni e della fisicità, ma che mostra più che mai di voler restare protagonista, sullo schermo e nella moderna industria cinematografica. Esibendo le rughe e la profondità dello sguardo con la stessa fierezza con cui il suo allievo esibisce, sul ring, le ferite e il sangue.

Quello di Coogler (alla sua seconda regia, dopo l’indipendente Prossima fermata Fruitvale Station) è un film solido ed emotivamente forte, che sceglie la via sicura della reiterazione (comunque portata avanti con vigore e personalità) di un canone collaudato. Un po’ spin-off, un po’ remake del primo Rocky – le analogie nell’evoluzione del racconto sono evidenti – Creed – Nato per combattere è disseminato di rimandi, narrativi e visivi, a tutti gli episodi del franchise: una scelta palesemente ad uso e consumo dei nostalgici, che tuttavia non si fa mai invadente, non lasciando che il mood celebrativo invada lo spazio di un racconto che mostra, in realtà, ritmi e modalità narrative tipicamente moderni. Il regista, anche coautore dello script, mostra di conoscere bene i film della saga, ne sfronda gli elementi più kitsch e legati al periodo in cui furono concepiti, restituendone il cuore e le pulsioni di base; incarnate in un nuovo, notevole protagonista.
Certo, non tutto gira sempre al meglio in una sceneggiatura che a tratti pecca in fretta e desiderio di rivelare quanto prima il cuore del racconto: nonostante i suoi 133 minuti di durata, il film di Coogler scivola forse un po’ troppo velocemente su alcuni passaggi narrativi (l’evoluzione iniziale del rapporto tra i due protagonisti, l’indebita rivelazione della parentela del giovane) mostrando qualche limite nell’assemblaggio finale del prodotto. Non sempre Coogler, efficacissimo nel controllo della componente spettacolare e nella direzione degli attori, si prende il giusto tempo per evidenziare gli snodi di trama più pregnanti.

Film comunque di solida e vigorosa regia, esempio di un cinema capace di supplire ai limiti narrativi col suo irruento impatto emozionale, Creed – Nato per combattere è anche un’opera che si regge sulla felice alchimia dei suoi due interpreti: un Michael B. Jordan in perfetto equilibrio tra durezza e fragilità, e uno Stallone che consegna qui ai suoi spettatori, probabilmente, una delle migliori prove della sua carriera. Giustamente premiato col Golden Globe, l’attore italoamericano ha conferito al personaggio uno spessore inedito, facendo bella mostra delle rughe ed esibendo un volto di disarmante sincerità; riuscendo, inoltre, a reggere ottimamente anche i passaggi narrativamente più “pericolosi” (quelli in cui la mancanza di misura avrebbe potuto sottrarre credibilità al tutto). In perfetto equilibrio tra omaggio filologico (non senza la giusta dose di autoironia) e rinvigorimento moderno di un intero filone, il film di Coogler mostra il giusto mix di ingredienti per coinvolgere più di una generazione di spettatori.

Titolo originale: Creed
Regia: Ryan Coogler
Paese/anno: Stati Uniti / 2015
Durata: 133’
Genere: Drammatico, Sportivo
Cast: Andre Ward, Derrick Webster, Gabriel Rosado, Graham McTavish, Malik Bazille, Michael B. Jordan, Phylicia Rashād, Ritchie Coster, Sylvester Stallone, Tessa Thompson, Tony Bellew, Wood Harris
Sceneggiatura: Aaron Covington, Ryan Coogler
Fotografia: Maryse Alberti
Montaggio: Claudia Castello, Michael P. Shawver
Musiche: Ludwig Göransson
Produttore: David Winkler, Irwin Winkler, Kevin King Templeton, Robert Chartoff, Sylvester Stallone, William Chartoff
Casa di Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer, New Line Cinema, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros. Italia

Data di uscita: 14/01/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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