LA CORRISPONDENZA

LA CORRISPONDENZA
di Giuseppe Tornatore


Partendo da una trama apparentemente improntata al mistery, con possibili divagazioni nel fantastico, La corrispondenza svolta presto in senso melò: l'esperimento di Giuseppe Tornatore è tematicamente interessante, ma sceneggiatura e regia mostrano falle e pacchianerie, decretando la scarsa riuscita dell'operazione.

Virtualità oltre il tempo

Amy, studentessa universitaria di astrofisica, è innamorata del suo professore Ed Phoerum, un noto studioso, sposato e piuttosto avanti con l’età. Da mesi, i due hanno un’intensa relazione, che va avanti malgrado l’inevitabile clandestinità e i continui spostamenti dell’uomo. Un giorno, durante una conferenza a cui Ed avrebbe dovuto presenziare, Amy riceve una sconvolgente notizia: il professore sarebbe morto pochi giorni prima, a causa di un tumore in stadio avanzato. Amy, tuttavia, non solo era completamente ignara della malattia dell’uomo, ma ha continuato a ricevere suoi sms e email fino a pochi minuti prima dell’annuncio. Sconvolta dalla notizia, incapace di credere alla morte di Ed, Amy si reca nella sua casa di Edinburgo, per cercare di capire quale sia stata la reale sorte del suo amato.

Da tempo interessato a dare una dimensione maggiormente internazionale al suo cinema, reduce dall’esplorazione (la seconda in tutta la sua carriera) delle dinamiche del thriller ne La migliore offerta, Giuseppe Tornatore cambia qui, di nuovo, genere e registro. Laddove, infatti, la sinossi di questo La corrispondenza potrebbe far pensare a un nuovo mistery, persino con possibili divagazioni nel fantastico, il regista siciliano tenta in realtà una sortita sui generis nei territori del melò: quella del suo film è infatti la narrazione di un amore che sembra sopravvivere alla morte, infrangendo le limitazioni del tempo e della scomparsa fisica del corpo.

Il film di Tornatore, per buona parte della sua durata, si muove invero sul doppio binario della detection (con la ricerca della giovane protagonista, sulle tracce della fantasmatica presenza dell’amato) e di una love story che si sviluppa in una dimensione asincrona, con i messaggi cartacei ed elettronici che in qualche modo l’uomo continua a far recapitare alla ragazza. Una doppia dimensione che gradualmente si carica di una sempre più evidente valenza melodrammatica, puntando a una riflessione (più generale) sulla natura dei mezzi di comunicazione e sulla loro capacità di virtualizzare una presenza, al di là delle barriere fisiche e temporali. Tornatore sceglie di portare avanti questa ricerca affidandosi di nuovo a un cast di una certa caratura, tra cui spiccano i protagonisti Jeremy Irons e Olga Kurylenko, e a location suddivise tra la Scozia, il Piemonte e il Trentino Alto Adige.

Le tematiche affrontate da questo La corrispondenza sono naturale fonte di fascino. Tornatore, sviluppando un soggetto da lui stesso concepito – successivamente trasformato anche in romanzo – vuole raccontare una storia d’amore nell’epoca dei nuovi media e della forzata modalità always on, arrivando però a negare le basi su cui questo modello di comunicazione si regge: i messaggi, tanto quelli elettronici (scritti e visuali) quanto quelli cartacei, diventano traccia e perpetuazione di una presenza, sua virtualizzazione capace di interagire e influenzare in modo decisivo il presente. Una sorta di elogio (dichiarato) della comunicazione asincrona, inserito in un contesto che gradualmente, partendo dal thriller con venature fantastiche, vira sempre più decisamente verso il melò. È certo interessante il tentativo del regista di fondere due generi dalle dinamiche narrative tanto lontane, leggendoli da un’ottica che, nell’ambito del cinema italiano, è senz’altro insolita.

Rispetto al precedente La migliore offerta (ma anche al più ambizioso – e meno riuscito – Baaria) Tornatore qui fa tuttavia un evidente passo indietro. Nonostante le sue buone intenzioni, infatti, La corrispondenza è per larghi tratti sfilacciato, registicamente poco incisivo e sofferente di una scrittura deficitaria. Le premesse poste nella prima mezz’ora del film sono sicuramente valide, e il meccanismo narrativo tiene finché la storia non svela le sue carte: nel momento in cui la natura melò dell’opera viene alla luce, il regista non riesce tuttavia a essere coerente con le basi da lui stesso gettate. Il racconto sembra immobilizzato in una reiterazione, sempre più stancante, della medesima situazione-base (l’”accompagnamento” di fasi importanti della vita della protagonista tramite un messaggio del professore), senza che la natura del rapporto tra i due riesca a emergere con incisività.

Lo stesso Irons appare poco a suo agio, in un ruolo che (dobbiamo concederglielo) non era semplice, ma che qui risulta privo di una vera evoluzione; parallelamente viene fuori, in molti tratti della storia, la pretestuosità e meccanicità di alcuni passaggi narrativi, frutto di una scrittura evidentemente difettosa e poco equilibrata. Tra personaggi abbozzati, suggestioni non sviluppate (il Caronte col volto di Paolo Calabresi, il cane nel parco) il film scivola in momenti di una certa pacchianeria, e in dialoghi a volte inutilmente sopra le righe (ne sono esempio le parti che coinvolgono il personaggio della figlia dell’uomo, interpretata da Shauna Macdonald). Limiti, questi ultimi, che frustrano il tentativo del regista di dirigere un melodramma sui generis, e che riducono questo La corrispondenza a un esperimento sulla carta interessante, quanto insoddisfacente nella resa estetica e narrativa.

Titolo originale: La corrispondenza
Regia: Giuseppe Tornatore
Paese/anno: Italia / 2016
Durata: 116’
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Anna Savva, Irina Kara, James Warren, Jeremy Irons, Michael Sarne, Olga Kurylenko, Oscar Sanders, Paolo Calabresi, Rod Glenn, Sammy Moreno, Shauna MacDonald, Simon Johns
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
Fotografia: Fabio Zamarion
Montaggio: Massimo Quaglia
Musiche: Ennio Morricone
Produttore: Arturo Paglia, Isabella Cocuzza
Casa di Produzione: Paco Cinematografica, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 14/01/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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