POINT BREAK

POINT BREAK
di Ericson Core


Misurandosi con un cult come il Point Break di Kathryn Bigelow, il regista Ericson Core cerca di svecchiarne le suggestioni aggiornandole al gusto moderno: ma l'operazione fallisce completamente, soprattutto a causa di uno script inconsistente.

Estremo tedio

Dopo la tragedia in cui, sette anni prima, il suo amico Jeff perse la vita, l’ex campione di sport estremi Johnny Utah è ora un aspirante agente dell’FBI. Durante il suo periodo di tirocinio, Utah apprende di una rapina compiuta da criminali col volto coperto, che hanno svaligiato un deposito di gioielli sito in un grattacielo, inscenando poi una spettacolare fuga con dei paracadute. In Messico, poco tempo prima, era stato messo a segno un colpo simile. Johnny espone la teoria che i due colpi siano opera dello stesso gruppo, che starebbe tentando il completamento delle Otto Prove di Ozaki: una lista di prove fisiche estreme, concepite da un guru dell’ambientalismo radicale. Secondo le previsioni di Johnny, il gruppo tenterà di completare la prossima prova sulle coste francesi, dov’è previsto l’arrivo di una mastodontica onda. Utah riesce a convincere i suoi capi della sua teoria, e viene così inviato in Francia sotto copertura.

Misurarsi con un cult come il Point Break del 1991, adrenalinico action movie che diede visibilità internazionale a Kathryn Bigelow, era un’impresa tutt’altro che facile. Lo sceneggiatore Kurt Wimmer (già autore dello script del remake di Total Recall, datato 2012) ha tentato in questo remake la strada dello svecchiamento del copione originale, ampliandone e attualizzandone le premesse: il protagonista Johnny Utah – che nel film della Bigelow aveva il volto di Keanu Reeves – è ora una recluta alle prese col senso di colpa per la morte di un suo amico, mentre il gruppo di rapinatori surfisti del 1991 si trasforma in una banda di criminali idealisti, dediti al perseguimento di una lista di prove estreme attraverso le quali entrare in contatto con le primordiali forze della natura.

L’idea di fondo di questo nuovo Point Break (l’amicizia tra un tutore della legge e un criminale, la fascinazione per un’esistenza anarchica, in cui il crimine è rivestito di una forte giustificazione filosofica) resta comunque la stessa del suo ispiratore; anche lo svolgimento, pur ampliando notevolmente il suo raggio d’azione (dalle coste francesi alle Alpi italiane, fino alle cascate venezuelane) rimane a grandi linee immutato. Per dare un maggior realismo alle scene d’azione, il regista Ericson Core (già affermato direttore della fotografia, al suo secondo lungometraggio) ha anche ingaggiato un gruppo di reali esperti di sport estremi, affidando loro la maggior parte degli stunt.

Dal punto di vista visivo, questo remake mostra qualche freccia al suo arco, dovuta soprattutto all’esperienza di Core come direttore della fotografia. Un’esperienza che è evidente nel modo in cui sono rese le location: un elemento, quello degli ambienti, che sin dal prologo diviene compartecipe dell’azione, tanto da influenzarne in modo decisivo gli esiti. La sceneggiatura cerca di andare oltre il mero rifacimento, costruendo un diverso background per il protagonista, e aggiornando le motivazioni del gruppo di criminali: non più la mera ricerca di una vita libera da legacci e condizionamenti sociali, ma anche una coscienza ecologista innestata su un forte background filosofico (tradotto nelle otto prove). Una trasformazione che cerca di rendere più complessa, e più in linea con lo spirito dei tempi, la semplice intuizione originale da cui muoveva il film del 1991.

Malgrado le interessanti premesse, il Point Break di Ericson Core fallisce comunque, senza appello, nel tentativo di rivitalizzazione e adeguamento ai tempi del cult di Kathryn Bigelow. Se è persino impietoso il confronto col modello originale (a tutt’oggi insuperato saggio di regia per un action movie), il film si attesta anche sotto la media del livello dell’odierno cinema d’azione statunitense: ciò principalmente a causa di una sceneggiatura approssimativa e superficiale, che sciupa immediatamente le sue buone premesse e non si sforza minimamente di ricercare l’empatia con i personaggi. Lo sviluppo dell’amicizia tra i due protagonisti (complice anche l’assenza di carisma dello Utah di Luke Bracey, e la parimenti mediocre prova di Édgar Ramírez) non si avvicina nemmeno al legame, semplice quanto credibile, che univa i personaggi di Keanu Reeves e Patrick Swayze; la love story che coinvolge il personaggio di Bracey e quello di Teresa Palmer, poi, è priva di sviluppo quanto narrativamente pretestuosa.

Il sostrato filosofico che animava il film della Bigelow viene in realtà svuotato dei suoi caratteri di base, proprio laddove lo script sulla carta si proponeva di ampliarne le premesse: la cattiva scrittura dei dialoghi impedisce qualsiasi forma di partecipazione emotiva e di sospensione dell’incredulità, in uno spettatore sempre più annoiato dalla roboante e ripetitiva messa in scena del film. Questo nuovo Point Break si riduce di fatto a un mero susseguirsi di discrete sequenze action, a descrivere otto “prove” di cui presto si dimenticano i caratteri; un prodotto in cui la cura della confezione non trova mai il suo complemento in una vera anima cinematografica, in un’organizzazione del materiale che riesca davvero, con efficacia, a raccontare una storia.

Titolo originale: Point Break
Regia: Ericson Core
Paese/anno: Cina, Germania, Stati Uniti / 2015
Durata: 113’
Genere: Avventura, Azione, Thriller
Cast: Bojesse Christopher, Clemens Schick, Delroy Lindo, Édgar Ramírez, Judah Lewis, Luke Bracey, Matias Varela, Max Thieriot, Nikolai Kinski, Ray Winstone, Steve Aoki, Teresa Palmer, Tobias Santelmann
Sceneggiatura: Kurt Wimmer
Fotografia: Ericson Core
Montaggio: Gerald B. Greenberg, John Duffy, Thom Noble
Musiche: Junkie XL
Produttore: Andrew Kosove, Broderick Johnson, Chris Taylor, David Valdes, John Baldecchi, Kurt Wimmer
Casa di Produzione: Alcon Entertainment, DMG Entertainment, Ehman Productions, Studio Babelsberg, Warner Bros. Pictures
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 27/01/2016

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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