IL VIAGGIO DI NORM

IL VIAGGIO DI NORM
di Trevor Wall


Coproduzione animata tra Stati Uniti e India, esordio alla regia dell'animatore televisivo Trevor Wall, Il viaggio di Norm si rivela un prodotto fallimentare sotto tutti i punti di vista, riuscendo ad annoiare anche – con tutta probabilità – quella fetta di spettatori più giovani a cui esclusivamente si rivolge.

Tedio polare

Norm è un orso polare incapace di andare a caccia, ma dotato di un rarissimo dono: come il nonno, vecchio re dell’Artico e da anni scomparso misteriosamente, è capace di parlare la lingua degli umani. Quando un gruppo di uomini sbarca nella regione polare, installandovi il prototipo di un complesso residenziale destinato a stravolgerne i connotati, Norm si mette in allarme: l’orso, in compagnia dei suoi piccoli aiutanti lemming, decide di imbarcarsi in un viaggio verso New York, nel tentativo di fermare le mire dell’avido immobiliarista Mr. Greene. Sfruttando la campagna pubblicitaria ideata da Greene, Norm si fa passare per un attore mascherato da orso, ottenendo in breve una grande notorietà presso il pubblico televisivo; ma l’immobiliarista ha già intuito la sua identità e le sue vere intenzioni.

Se l’animazione occidentale, nell’ultimo anno, ci ha regalato un gioiello dal target trasversale come il pixariano Inside Out, il meno riuscito ma godibile Il viaggio di Arlo, oltre a più convenzionali prodotti seriali quali Minions e Hotel Transylvania 2 (pensati comunque per non annoiare una fetta di pubblico più adulta, tradizionalmente partecipe della visione) un film come questo Il viaggio di Norm è al contrario esplicitamente, e quasi rigidamente, rivolto agli spettatori più giovani. L’approccio del film di Trevor Wall, già animatore televisivo, qui al suo esordio in un lungometraggio, può ricordare l’impostazione universal-ecologistica dei vari L’era glaciale, il racconto di formazione e presa di coscienza della diversità del classico Alla ricerca di Nemo, uniti alla valorizzazione di numeri musicali e coreografie dei due episodi di Happy Feet.

Le sopracitate componenti tematiche, e le influenze presenti nel film di Wall (coproduzione statunitense-indiana, tra i primi progetti del nuovo studio di Mumbai denominato Assemblage Entertainment) vengono tuttavia semplificate e trattate alla stregua di meri orpelli di sceneggiatura. Elementi tematici, dunque, puramente accessori, atti unicamente a delineare la “cornice”: la sostanza, quella che questo Il viaggio di Norm vuole far arrivare agli spettatori più giovani, è l’impresa di un giovane orso antropomorfo e il suo smascheramento dei piani di un perfido umano, a delineare un convenzionale e generico messaggio ecologista. I temi genericamente sottesi all’intreccio, e la stessa gestione psicologica dei personaggi, restano subordinati all’impatto del film e alla sua ricercata fruibilità per il pubblico di riferimento.

Anche nel ristretto ambito (e nell’ottica) di un prodotto destinato esclusivamente ai più giovani, Il viaggio di Norm fallisce praticamente sotto tutti gli aspetti, rivelando un risultato approssimativo sia dal punto di vista tecnico che da quello narrativo. Realizzato con un budget evidentemente più limitato rispetto ai modelli a cui si rifà, il film di Trevor Wall denuncia evidenti limiti tecnici, in una piatta e poco soddisfacente resa dell’espressività dei personaggi, nella scarsa fantasia del design dei fondali, nonché nel frequente, evidente carattere posticcio di questi ultimi. La sceneggiatura, non preoccupandosi di delineare in modo coerente i personaggi e i loro reciproci rapporti, esclude ogni meccanismo empatico per quella fetta di spettatori (adulti, ma non solo) che siano in grado di decodificare correttamente l’intreccio; quest’ultimo, da par suo, subisce inoltre un’indebita e poco comprensibile accelerazione nella seconda parte, che addirittura glissa su quello che doveva essere uno dei suoi motivi principali (l’amicizia tra il protagonista e la piccola Olympia).

I poco fantasiosi e ancor meno integrati numeri musicali, e la scarsa attenzione agli elementi della coerenza e della “credibilità” (nel contesto dell’universo che la storia delinea) rendono questo Il viaggio di Norm un’operazione sostanzialmente fallimentare; un prodotto che finirà probabilmente per annoiare (anche) gran parte del suo target di riferimento, almeno laddove questo abbia già potuto vedere ed apprezzare i prodotti qui evidentemente occhieggiati.

Il viaggio di Norm poster

Titolo originale: Norm of the North
Regia: Trevor Wall
Paese/anno: India, Irlanda, Stati Uniti / 2016
Durata: 86’
Genere: Animazione, Avventura, Commedia
Cast: Bill Nighy, Colm Meaney, Debi Derryberry, Gabriel Iglesias, Heather Graham, Janet Varney, Jess Harnell, Kate Higgins, Keith Ferguson, Ken Jeong, Loretta Devine, Maya Kay, Michael McElhatton, Rob Schneider, Rove McManus, Zachary Gordon
Sceneggiatura: Derek Elliott, Jack Donaldson
Montaggio: Richard Finn
Musiche: Stephen McKeon
Produttore: Ken Katsumoto, Liz Young, Mike Young, Nicolas Atlan, Steve Rosen
Casa di Produzione: Assemblage Entertainment, Splash Entertainment, Telegael
Distribuzione: Notorious Pictures

Data di uscita: 04/02/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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