ZOOTROPOLIS

ZOOTROPOLIS
di Byron Howard, Rich Moore


Nel segno della classicità, con la regia di buona tenuta spettacolare di Byron Howard e Rich Moore, Zootropolis segue con vigore il nuovo corso Disney, arricchito dal tocco del produttore esecutivo John Lasseter.

Classici e antropomorfi

A Zootropolis, moderna città popolata da mammiferi antropomorfi, arriva Judy Hopps, coniglietta che con costanza e determinazione è riuscita ad entrare (primo esemplare nella sua specie) nel corpo di polizia. Judy, dotata di un naturale ottimismo, viene inizialmente snobbata dai suoi colleghi; al punto che il suo capo, il tirannico bufalo capro Bogo, la destina al ruolo di ausiliare del traffico. Proprio svolgendo le sue mansioni, la neo-agente incontra Nick, una truffaldina volpe che commercia in gelati; in seguito, Judy ottiene da Bogo l’autorizzazione ad indagare sulla scomparsa di Mr. Otterson, una lontra nordamericana che sembra svanita nel nulla. Osservando l’unica foto di Otterson prima della sua scomparsa, Judy nota che la lontra ha in mano uno dei gelati venduti da Nick, e che la stessa volpe è nella foto, poco distante: così, decide di iniziare l’indagine interrogando proprio il truffatore. I due, loro malgrado, si troveranno a dipanare insieme i fili di un mistero molto più grande di ciò che pensavano.

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico”: il vecchio verso di Giovanni Pascoli sembra più che mai adatto a descrivere il nuovo corso Disney, specie alla luce di prodotti come questo Zootropolis. Una sorta di “nuovo rinascimento”, per il colosso americano, legato al ritorno del co-fondatore della Pixar John Lasseter (qui produttore esecutivo) e concretizzatosi in titoli quali i recenti Rapunzel – L’intreccio della torre e Frozen – Il regno di ghiaccio. Se in opere come queste ultime era palese la scelta, da parte della casa produttrice, di rispolverare l’immaginario fiabesco che rappresentò il suo marchio di fabbrica, integrandolo con una nuova attenzione alla strutturazione delle storie, qui si recupera l’antica costruzione fantastica di una società di animali antropomorfi.

Una scelta, quest’ultima nel segno della classicità, che esclude del tutto la presenza umana dal soggetto, e che non trovavamo nei lungometraggi Disney dai tempi di Chicken Little – Amici per le penne (risalente al 2005). Ed è proprio nel segno di una dialettica tra classicità e innovazione – espressa, quest’ultima, nel ritmo narrativo e nella presenza del 3D – che si muove il film di Byron Howard e Rich Moore: un intreccio poliziesco con tutti i crismi, calato in un immaginario “multietnico” e facilmente identificativo di una metropoli moderna, con alla base un chiaro messaggio pedagogico e di accoglimento delle diversità. Un motivo che, per com’è trattato, rende evidente la mano e l’impronta tematica di Lasseter.

Zootropolis, è bene dirlo, non è Inside Out: la sua presentazione e gestione del materiale narrativo non hanno la complessità e la stratificazione del recente film di Pete Docter, né di altri prodotti Pixar. Il film di Howard e Moore, ben scritto e confezionato, punta decisamente più sul ritmo narrativo e su quello visivo (a tratti molto elevati) che sullo sforzo di trovare modalità davvero nuove per mettere in scena i suoi temi. La riconoscibilità e prevedibilità del suo intreccio, probabilmente volute e ricercate, rappresentano inevitabilmente anche il suo principale limite.

Con questa premessa in mente, si può comunque apprezzare ciò che di buono il film di Howard e Moore ha da offrire. Visivamente curato, dall’ottimo ritmo, scritto con gusto e una semplicità che non esclude la pregnanza dei temi, Zootropolis conferma il buon momento attraversato dalla Disney. Rivolto principalmente agli spettatori più giovani, ma capace di parlare agli adulti senza le scorciatoie e le furbizie (ormai fortemente improntate alla maniera) di tanti prodotti della concorrenza, il film presenta un’efficace trama poliziesca, con personaggi fortemente caratterizzati (irresistibile, nel suo smaccato carattere di stereotipo, il bradipo impiegato comunale) e twist narrativi magari prevedibili, ma efficaci nella loro strutturazione.

Il modo pregnante e credibile con cui Zootropolis affronta il tema della diversità, e le modalità con cui questo si integra con la biografia della protagonista, dimostrano che la semplicità e leggibilità dei temi non si accompagnano forzatamente alla loro banalizzazione. La “morale” finale, pur trasparente, è tutt’altro che semplicistica: probabile merito, è bene ribadirlo, di un Lasseter che riesce a maneggiare finanche i materiali narrativamente più abusati, restituendo loro freschezza e spessore.

Titolo originale: Zootopia
Regia: Byron Howard, Rich Moore
Paese/anno: Stati Uniti / 2016
Durata: 108’
Genere: Animazione, Azione, Commedia, Poliziesco
Cast: Alan Tudyk, Bonnie Hunt, Don Lake, Ginnifer Goodwin, Idris Elba, J. K. Simmons, Jason Bateman, Jenny Slate, Josh Dallas, Maurice LaMarche, Nate Torrence, Octavia Spencer, Shakira, Tommy Chong
Sceneggiatura: Jared Bush, Phil Johnston
Fotografia: Nathan Warner
Montaggio: Fabienne Rawley, Jeremy Milton
Musiche: Michael Giacchino
Produttore: Clark Spencer, John Lasseter
Casa di Produzione: Walt Disney Animation Studios
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures

Data di uscita: 18/02/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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