IL LIBRO DELLA GIUNGLA

IL LIBRO DELLA GIUNGLA
di Jon Favreau


Fedele nella sua sostanza all'adattamento animato del 1963, la nuova versione di Jon Favreau de Il libro della giungla approfondisce alcuni aspetti della vicenda originale, operando piccole modifiche e non lasciandosi schiacciare dalle inevitabili limitazioni del target.

Un libro con qualche nuova pagina

Il cucciolo d’uomo Mowgli è stato allevato da una famiglia di lupi, ed è cresciuto imparando ad apprezzare le immutabili leggi della giungla, ma anche il senso di libertà che vi si respira. Ora, però, per Mowgli le cose stanno per cambiare: la tigre Shere Khan, colma d’odio e rancore verso gli esseri umani, ha deciso di cancellare ogni traccia dell’uomo dalla foresta, uccidendo qualsiasi suo esemplare. Il consiglio dei lupi decreta così che Mowgli non può restare nella comunità. Il ragazzo, insieme al suo mentore, la pantera Bagheera, si mette così in viaggio attraverso la giungla, cercando un posto dove mettere radici. Nel suo viaggio, avrà modo di conoscere nuovi compagni (l’orso Baloo) e nemici insidiosi (il pitone Kaa), ma anche di fare un percorso di crescita e di presa di coscienza della sua identità.

Come già fatto nel recente Cenerentola – e come sarà nella prossima versione live action de La spada nella roccia – la Disney guarda in questo Il libro della giungla al suo passato. È infatti evidente, come già lo era nel film di Kenneth Branagh, la volontà alla base del film di Jon Favreau di mantenere uno stretto legame con l’adattamento animato che, nel 1963, il regista Wolfgang Reitherman diede dei racconti di Rudyard Kipling. Una rielaborazione in chiave moderna che si mantiene fedele, nelle sue linee di base, all’approccio edificante con cui la Disney aveva già trattato il soggetto, e che ne ripercorre anche – in linea di massima – la selezione degli eventi e la progressione narrativa.

Tuttavia, non si può limitare questo Il libro della giungla versione 2016 a una mera riproposizione in live action degli eventi del film animato del 1963. La sceneggiatura sceglie infatti di concentrarsi sull’aspetto “di formazione” – e di scoperta personale – del viaggio di Mowgli, approfondendo da par suo la dialettica natura/cultura solo abbozzata nel vecchio film, e conferendo inoltre motivazioni più precise – e un diverso spessore – all’antagonista Shere Khan. Proprio il confronto-scontro del protagonista con quest’ultimo e i suoi sviluppi, motivo che attraversa sottotraccia l’intero racconto, rappresenta una delle più apprezzabili novità nella rilettura della storia.

Girato in 3D, il film di Jon Favreau si avvale di un solo interprete umano (l’esordiente Neel Sethi) e di una ricostruzione interamente digitale degli animali protagonisti, basata sull’assemblaggio, e la rielaborazione, di foto di esemplari reali. In equilibrio tra rispetto del canone e innovazione, tra la necessità filologica di aderire ad un soggetto cristallizzato, e la voglia di svecchiarne i motivi, questo nuovo Il libro della giungla si rivela un prodotto intelligente e capace di parlare a un pubblico trasversale. Gran parte della sua attrattiva sta in un comparto visivo potente e accattivante, fortunatamente messo al servizio del racconto e delle sue evoluzioni. Il regista riesce a schivare le naturali insidie del soggetto e del suo inevitabile sapore retrò (animali parlanti, l’improbabile convivenza delle varie specie in un unico habitat) definendo con attenzione i caratteri, e conferendo a ognuno motivazioni chiare e leggibili.

I pregi del film di Favreau, comunque, stanno in buona parte nella sua ottima confezione, in un cotè visivo sontuoso, impreziosito da un 3D non ridotto a puro orpello: il regista è bravo nel giocare con la profondità, col potere immersivo degli ambienti e con la verticalità di molte scene. Il percorso di crescita del protagonista, affidato alla discreta prova di Neel Sethi, è reso con sufficiente pregnanza (malgrado gli stretti paletti in cui la sceneggiatura deve muoversi), mentre la scelta di modificare in modo sostanziale la conclusione della versione animata si rivela vincente: lo scontro finale con la tigre Shere Khan, su uno sfondo insolitamente dark, è l’ideale conclusione per un climax sapientemente costruito lungo tutto il film. Da apprezzare anche i titoli di coda, che (quasi provocatoriamente) passano dalla terza dimensione esibita a una bidimensionalità colorata e astratta.

Certo, il target principale di riferimento del film, e la sua scelta di restare (nella sostanza) fedele all’adattamento animato del 1963, soffocano a tratti le potenzialità di questo prodotto, traducendosi anche in qualche evidente forzatura. Vanno ricordati, a questo proposito, gli annunciati inserti musicati (tra cui quello della celeberrima canzone Lo stretto indispensabile), poco in linea con l’atmosfera del film e inseriti in modo disorganico e un po’ forzato nel contesto della storia. In quest’ottica può essere anche letta, nei minuti iniziali, la rapida “dimenticanza” da parte della sceneggiatura dell’uscita di scena di uno dei personaggi principali: quasi che una sottolineatura troppo marcata del dramma avesse potuto inficiare il carattere per famiglie che si è voluto dare al progetto. Limiti che hanno in parte a che fare col concept stesso di questo nuovo Il libro della giungla, e che comunque non ne inficiano in modo sostanziale la riuscita.

Titolo originale: The Jungle Book
Regia: Jon Favreau
Paese/anno: Stati Uniti / 2016
Durata: 105’
Genere: Avventura, Drammatico
Cast: Ben Kingsley, Bill Murray, Christopher Walken, Giancarlo Esposito, Idris Elba, Lupita Nyong'o, Neel Sethi, Scarlett Johansson
Sceneggiatura: Justin Marks
Fotografia: Bill Pope
Montaggio: Mark Livolsi
Musiche: John Debney
Produttore: Brigham Taylor, Jon Favreau
Casa di Produzione: Fairview Entertainment, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Pictures

Data di uscita: 14/04/2016

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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