LA SPOSA BAMBINA

LA SPOSA BAMBINA
di Khadija Al-Salami


Giunto in Italia col patrocinio di Amnesty International, La sposa bambina mostra un grande valore divulgativo nel difficile tema che tratta, ma soffre un po’ della timidezza registica della cineasta Khadija Al-Salami.

Una ferita che si fa emblema

La piccola Nojoom, 10 anni, entra in un tribunale e chiede risolutamente al giudice di ottenere il divorzio. Stupito, ma impossibilitato ad aiutare la bambina, il magistrato ascolta la sua incredibile storia: proveniente da una famiglia povera delle montagne, data in sposa a un uomo di 30 anni in cambio di una piccola entrata economica, Nojoom è stata ripetutamente violentata da suo marito, oltre ad aver subito percosse e vessazioni di ogni tipo. Fuggita, e ripudiata dalla sua famiglia di origine, la ragazzina è ora determinata a ottenere giustizia. Siamo nello Yemen, paese in cui i matrimoni di bambine sono consentiti dalla legge, e in cui le consuetudini tribali sono spesso più forti delle norme civili. Il caso di Nojoom, ribelle a un sistema arcaico e da più parti contestato, diverrà presto emblema dei diritti delle spose bambine, e della lotta per la modernizzazione di un’intera nazione.

Esordio nella regia di un lungometraggio per la cineasta Khadija Al-Salami, ispirato a un libro autobiografico che rivelò al mondo la realtà delle giovanissime spose yemenite (ma parte della vicenda è ispirata alla storia personale della regista), questo La sposa bambina è un vivido resoconto delle contraddizioni di un paese sospeso tra la modernità e la forza delle consuetudini. Quella del film della Al-Salami, al netto della qualità cinematografica del film, è soprattutto un’urgenza divulgativa, filtrata dall’ottica di un personaggio (la bravissima Reham Mohammed) il cui sguardo viene da subito viene sovrapposto a quello dello spettatore. Un personaggio che vediamo attraversare un vero e proprio calvario.

La sposa bambina, che arriva in Italia col patrocinio di Amnesty International, si sviluppa prevalentemente in un lungo flashback in cui viene mostrata la vita della protagonista: dalla nascita in un villaggio di montagna, durante una notte stellata (il suo nome, in arabo, significa proprio stella) a un’infanzia spensierata, fino ai problemi economici della famiglia, al trasferimento in città e infine al matrimonio imposto. Il film cambia tono, in modo abbastanza netto, nella sua seconda frazione: qui, le angherie del giovane marito (e di sua madre) sulla protagonista vengono mostrate senza mediazioni di sorta. In mezzo, alcune ellissi narrative, che la successiva parte processuale (quella in cui la vicenda della ragazzina sarà esposta in tribunale) si occuperà di colmare.

Percorso dalla genuina voglia di raccontare, caratterizzato da un impeto divulgativo di cui è impossibile non cogliere la sincerità, La sposa bambina funziona come spaccato sociale (pur inevitabilmente parziale) di un paese in preda alle contraddizioni. Lo stacco campagna/città, abbastanza evidente anche a livello visivo, si accompagna a un cambio di tono (volutamente) brusco: quasi fiabesco il racconto dell’infanzia della protagonista nel suo villaggio, spietatamente naturalista quello del calvario da lei subito nella casa dell’uomo a cui viene data in sposa. La sceneggiatura, intelligente nel gestire i flashback e le ellissi (la vicenda del matrimonio viene ricostruita, nella sua interezza, solo nei minuti finali) si caratterizza per il suo equilibrio: lo sguardo è empatico e (interamente) rivolto alla lotta della protagonista, ma la voglia di descrivere una realtà sociale in tutta la sua complessità, astenendosi dai manicheismi, non viene mai meno. Proprio questo sguardo attento ed equilibrato su una realtà sociale contraddittoria rende più efficace il discorso portato avanti dal film, allontanando i rischi della retorica.

Il film di Khadija Al-Salami mostra tuttavia i suoi limiti in una regia piana, scolastica, che fa il minimo indispensabile per dinamizzare una vicenda che ha nei suoi temi il catalizzatore principale. Timido nella messa in scena, televisivo nell’andamento, La sposa bambina non sfrutta al meglio, visivamente, le peculiarità degli ambienti (in primis le montagne in cui la protagonista cresce) lasciando questi ultimi a mò di puro orpello. L’accennato tema della sovraesposizione mediatica della protagonista, nei minuti finali, meritava probabilmente altro e diverso rilievo: un’attenzione che avrebbe rappresentato un ulteriore contraltare a quella può apparire come una poco giustificata “ode” alla moderna vita urbana.

La sposa bambina poster locandina

Titolo originale: Ana Nojoom bent alasherah wamotalagah
Regia: Khadija Al-Salami
Paese/anno: Yemen / 2014
Durata: 99’
Genere: Drammatico
Cast: Adnan Alkhader, Rana Mohammed, Reham Mohammed, Sawadi Alkainaie
Sceneggiatura: Khadija Al-Salami
Fotografia: Victor Credi
Montaggio: Alexis Lardilleux
Musiche: Thierry David
Produttore: Benoit Jaubert, Khadija Al-Salami, Lauren Mekhael, Sheikha Prohaska-Alatas
Casa di Produzione: Benji Films, Hoopoe Film
Distribuzione: Barter Entertainment

Data di uscita: 12/05/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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