THE LEGEND OF TARZAN

THE LEGEND OF TARZAN
di David Yates


Retto visivamente dal solido mestiere di David Yates, The Legend of Tarzan si rivela tuttavia stanco e vuoto nella sostanza, con un look da villaggio turistico e una narrazione stanca, incapace di offrire un'ottica davvero nuova sul personaggio.

Villaggio Tarzan

Da ormai molti anni Tarzan ha lasciato la giungla in cui era nato e cresciuto, e vive ora a Londra una tranquilla esistenza borghese con sua moglie Jane. Quando il primo ministro britannico, George Washington Williams, propone a quello che ora si fa chiamare John Greystoke III di partecipare a una spedizione del governo inglese diretta a Boma, dietro invito del re belga Leopoldo, l’ex re della giungla è inizialmente riluttante: le insistenze del primo ministro, convinto che la presenza di Tarzan possa rappresentare un’ulteriore rassicurazione contro le oscure manovre del sovrano belga, convincono tuttavia John a tornare sui suoi passi. Arrivato nella giungla congolese, accompagnato da Jane, Tarzan si rende presto conto di essere caduto in una mortale trappola ordita da Leopoldo, mirante al controllo delle risorse minerarie della regione, e portata avanti dal crudele capitano Leon Rom.

Quello del personaggio creato nel 1912 da Edgar Rice Burroughs (24 romanzi, oltre 50 film tra ufficiali ed apocrifi, un gran numero di fumetti, videogiochi e prodotti variamente collegati al suo immaginario, oltre a una serie infinita di varianti e parodie) è ormai un brand, un marchio immediatamente riconoscibile, prima ancora che un’icona popolare. Un marchio che, come tutti quelli analoghi provenienti dall’ultimo secolo, ha variamente influenzato la cultura di massa nelle sue più diverse espressioni, non ultima quella cinematografica. A soli tre anni dall’ultima rilettura, in forma di animazione, delle avventure del re della giungla (il Tarzan di Reinhard Klooss, del 2013), arriva con questo The Legend of Tarzan un nuovo prodotto live action a tentare di dare nuova linfa vitale al personaggio, reambientandone e reinterpretandone la storia.

Questo di David Yates (regista finora messosi in luce – quasi esclusivamente – con le trasposizioni della saga di Harry Potter) è un prodotto che dai romanzi di Burroughs trae solo gli elementi-cardine, anticipandone il setting temporale di una ventina d’anni e spostandone il teatro d’azione dall’Angola al Congo. Caratteristica, quest’ultima, funzionale a un’operazione che vuole ribaltare l’originale interpretazione (più che benevola nei confronti del colonialismo) delle storie dello scrittore americano; lo fa ponendosi proprio alla vigilia di quella che la storia ricorderà come una delle più brutali e sanguinose imprese coloniali, quella del re belga Leopoldo II nel territorio congolese. Un Tarzan (non ancora) borghese, qui col volto e i muscoli di Alexander Skarsgård, interpreterà quindi il ruolo di paladino delle popolazioni locali, reimmergendosi in una giungla che viene qui impreziosita da un luminoso ed immersivo uso della stereoscopia.

Rileggendo una vicenda, e un personaggio, su cui è obiettivamente difficile dire qualcosa di nuovo, David Yates tenta in The Legend of Tarzan di adottare un’ottica inedita, legando a doppio filo il tema del “buon selvaggio” di russoviana memoria con l’analisi storica del colonialismo. Un tentativo teso a svecchiare e (cercare di) dare nuova linfa a un’icona tanto immediatamente riconoscibile, quanto minacciata da un’usura che nel tempo l’ha progressivamente svuotata di senso. In questa operazione, il film di Yates può contare sulla mano sicura che il regista aveva già dimostrato di possedere nei suoi film tratti dalla saga di J.K. Rowling; una sicurezza da artigiano dell’audiovisivo prestato alla serie A, tradotta in una regia dinamica e sorretta da qualche accattivante movimento di macchina, coadiuvata da un buon uso del 3D e organizzata in un sapiente climax.

Una professionalità, quella mostrata dal regista, che comunque non salva un film semplificato oltre ogni modo, stanco nella narrazione, prevedibile negli snodi di trama: The Legend of Tarzan si rivela di fatto come un progetto tanto interessante sulla carta quanto fallimentare nei risultati. La regia di Yates, priva com’è di una solida gestione del racconto a sorreggerla, diventa espressione di un immaginario vuoto e plastificato, più simile a una pubblicità da villaggio turistico che alla resa puntuale di un ambiente “altro”. Le velleità di ricostruzione storica, e di denuncia del colonialismo, insite nello script, vengono presto abbandonate quando la storia si sposta nella giungla congolese, fagocitate da un racconto che deve correre il più veloce possibile, offrendo nel contempo il massimo della malìa visiva. La gestione narrativa sembra tutta tesa a semplificare, il più possibile, gli schieramenti e le motivazioni dei personaggi, sciupando il potenziale di un interprete come Christoph Waltz (il cui mestiere non salva qui il suo villain dalla piattezza) e quello di un Samuel L. Jackson che veste i panni di un comprimario di sostanziale inutilità. Se il ritmo tiene, e lo spettacolo visivo è assicurato dall’abilità del regista, a mancare è il cuore, la capacità della storia di far parlare un personaggio iconico coinvolgendo, al contempo, gli esegeti e il pubblico contemporaneo.

The Legend of Tarzan poster locandina

Titolo originale: The Legend of Tarzan
Regia: David Yates
Paese/anno: Canada, Regno Unito, Stati Uniti / 2016
Durata: 110’
Genere: Avventura, Azione, Drammatico
Cast: Adam Ganne, Aleksandar Mikic, Alexander Skarsgård, Antony Acheampong, Ashley Byam, Ben Chaplin, Casper Crump, Charles Babalola, Christian Stevens, Christoph Waltz, Djimon Hounsou, Edward Apeagyei, Gary Cargill, Jim Broadbent, Madeleine Worrall, Margot Robbie, Matt Cross, Mens-Sana Tamakloe, Mimi Ndiweni, Osy Ikhile, Rory J. Saper, Samuel L. Jackson, Shaun Smith, Sidney Ralitsoele, William Wollen, Yule Masiteng
Sceneggiatura: Adam Cozad, Craig Brewer
Fotografia: Henry Braham
Montaggio: Mark Day
Musiche: Rupert Gregson-Williams
Produttore: Alan Riche, David Barron, Jerry Weintraub, Scott Cherrin, Tony Ludwig
Casa di Produzione: Beagle Pug Films, Dark Horse Entertainment, Jerry Weintraub Productions, Prime Focus, RatPac-Dune Entertainment, Riche-Ludwig Productions, Village Roadshow Films North America, Village Roadshow Pictures, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 14/07/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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