GHOSTBUSTERS

GHOSTBUSTERS
di Paul Feig


Preceduto da un'ondata di odio preventivo con pochi precedenti nella storia del cinema, il Ghostbusters al femminile di Paul Feig si mantiene in realtà fedele ad atmosfere e approccio dello storico film del 1984, aggiornandone le basi e non facendo mancare un buon quantitativo di autoironia.

Nuova squadra, stesso feeling

Proprio quando sta per ottenere una cattedra presso la Columbia University, Erin Gilbert si trova a dover giustificare la ricomparsa di un vecchio libro sui fantasmi, che anni prima la donna scrisse insieme all’amica Abby Yates. Erin, arrabbiata con l’amica, si reca da Abby per chiedere informazioni sulla pubblicazione non autorizzata del libro: la ricercatrice scopre così che l’amica sta ancora lavorando sulle vecchie teorie che le due avevano formulato, coadiuvata dalla collega Jillian Holtzmann. Una chiamata da parte di un museo apparentemente infestato, e un video che finisce improvvidamente su Youtube, finiranno per far precipitare la situazione: Erin, messa in ridicolo davanti a tutto il web, perde la cattedra e il lavoro. Ma, in lei, l’antica passione per il sovrannaturale si è ormai risvegliata: la donna decide così di mettersi in società con Erin e Jillian per fondare un’attività di acchiappafantasmi.

L’annunciato reboot al femminile di Ghostbusters è stato circondato da un clima di odio preventivo, di aprioristica avversione, di malcelato disprezzo, che ha avuto pochi precedenti nella storia del cinema. Un atteggiamento, da parte dei fans e persino di alcuni critici, giustificato dall’alone di culto sacrale, animato da vera e propria devozione, che tuttora circonda il film del 1984 di Ivan Reitman. Eppure, di un nuovo lungometraggio recante lo storico “marchio” degli acchiappafantasmi si parlava già da quasi tre decenni: più o meno da subito dopo l’uscita di quel Ghostbusters 2 che, nel 1989, lasciò delusi gli appassionati e perplessi i critici. Rimasto in un lunghissimo limbo produttivo, dopo il rifiuto di Bill Murray e la scomparsa di Harold Ramis, il sequel si è infine trasformato in un progetto di remake. Con tutti i rischi del caso.

Eppure, guardando questo nuovo Ghostbusters, si può rilevare come la “scandalosa”, radicale rottura con la serie originale (la presenza di una nuova squadra di acchiappafantasmi donne) sia stata in realtà meno sostanziale del previsto. Il film di Paul Feig, nei suoi snodi narrativi e nella sua atmosfera, è in tutto e per tutto un remake di quello di Reitman: persino i nuovi personaggi (le già affiatate Kristen Wiig, Melissa McCarthy e Kate McKinnon) rappresentano ognuno una nuova versione dei rispettivi omologhi maschili. Se un autoironico, efficace Chris Hemsworth, nel ruolo di uno svampito centralinista, incarna il vero elemento di novità del film, la sceneggiatura segue nelle sue linee essenziali gli eventi del film del 1984, pur presentando un plot superficialmente dissimile.

I nostalgici sono così blanditi da varie strizzate d’occhio disseminate nel film, tra cui i camei di quasi tutti i protagonisti superstiti della squadra originale (significativa la presenza di Bill Murray nel ruolo di uno scettico investigatore del paranormale), l’apparizione nei minuti finali dell’indimenticato uomo-Marshmallow, quella del famelico fantasma verde Slimer, già protagonista di una serie animata dedicata (la classica The Real Ghostbusters) e l’ovvia, ma mai invadente, presenza del motivo musicale originale di Ray Parker Jr. (spesso rielaborato). In più, un post-finale che, dopo i titoli di coda, rappresenta insieme la promessa di un sequel (probabile, per quanto non ancora annunciato) e un ulteriore ammiccamento agli spettatori del film del 1984.

A dispetto della levata di scudi dei fans, e della raffica di critiche preventive, il nuovo Ghostbusters raggiunge esattamente lo scopo che si era prefissato: riportare il mood, l’umorismo esplicito ma non politically incorrect, il mix di risate, meraviglia visiva e (poca) paura, che avevano fatto la fortuna del cult di Ivan Reitman, nel contesto produttivo ed estetico di un blockbuster del 2016. L’operazione può dirsi riuscita, visto che l’anima del film originale resta viva nel nuovo prodotto, senza che l’immaginario eighties che questo portava con sé ne esca pedissequamente copiato. La scelta di sostituire la squadra originale con un nuovo gruppo al femminile poteva legittimamente suscitare qualche perplessità; ma, col senno di poi, quella dello script di Paul Feig e Kate Dippold è stata una scelta rischiosa quanto vincente, che ha evitato alle nuove interpreti il peso del confronto diretto, ricreando nel contempo le caratteristiche, singole e di gruppo, di un team rimasto nel cuore degli spettatori. Lieve e ben diretto, infarcito di gag e dialoghi riusciti, con quattro ottime protagoniste e un Chris Hemsworth dall’inedita vena comica, il film di Feig raggiunge il miglior compromesso possibile tra fedeltà all’originale e adattamento dei suoi temi al pubblico moderno.

In una struttura episodica, che predilige la battuta fulminante, la singola gag, la trovata estemporanea alla coerenza dell’insieme, risiede la principale caratteristica che rende il film di Paul Feig fedele al suo modello; ma va detto che in questi elementi sta anche la sua più evidente debolezza. Se una struttura sostanzialmente esile poteva non essere un problema nel 1984, nel contesto di un cinema che prediligeva la meraviglia visiva, unita a un modello di umorismo episodico ed estemporaneo, tali caratteristiche, riproposte oggi, mostrano un po’ la corda. Per un pubblico smaliziato come quello del 2016, il carattere naïf di questo nuovo Ghostbusters, pur sotto la sua moderna confezione, fa mostra inevitabilmente di tutti i suoi limiti. La scelta del regista, nel segno della fedeltà e del rispetto del film originale, è comunque pagata con una sostanziale e avvertibile esilità strutturale.

Ghostbusters (2016) poster locandina

Titolo originale: Ghostbusters
Regia: Paul Feig
Paese/anno: Australia, Stati Uniti / 2016
Durata: 116’
Genere: Commedia, Fantastico
Cast: Al Roker, Andy García, Annie Potts, Bess Rous, Bill Murray, Cecily Strong, Charles Dance, Chris Hemsworth, Dan Aykroyd, Ed Begley Jr., Ernie Hudson, Karan Soni, Kate McKinnon, Kristen Wiig, Leslie Jones, Matt Walsh, Melissa McCarthy, Michael Kenneth Williams, Michael McDonald, Neil Casey, Ozzy Osbourne, Pat Kiernan, Sigourney Weaver, Steve Higgins, Toby Huss, Zach Woods
Sceneggiatura: Katie Dippold, Paul Feig
Fotografia: Robert D. Yeoman
Montaggio: Brent White, Melissa Bretherton
Musiche: Theodore Shapiro
Produttore: Alex Plapinger, Amy Pascal, Eric Reich, Ivan Reitman, James Paul
Casa di Produzione: Columbia Pictures, Feigco Entertainment, Ghostcorps, LStar Capital, Pascal Pictures, The Montecito Picture Company, Village Roadshow Pictures
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 28/07/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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