KUBO E LA SPADA MAGICA

KUBO E LA SPADA MAGICA
di Travis Knight


Alla sua prima prova da regista, Travis Knight fa con Kubo e la spada magica un raffinato e godibile omaggio al cinema e all'immaginario popolare del Giappone; il risultato è un film d'animazione ricco di suggestioni, capace di parlare contemporaneamente a varie tipologie di pubblico.

Magie a passo uno

In un Giappone antico, sospeso tra storia e mito, si muove Kubo, giovane cantastorie capace di dar vita, col suono del suo shamisen, agli origami che usa per mettere in scena i suoi racconti. Kubo, orfano di padre, deve badare a sua madre, nobile caduta in rovina, segnata dal lutto e dalla mente ormai evanescente. La donna ha dato a suo figlio un’unica raccomandazione: mai fermarsi all’aperto dopo il tramonto. Quando questa disposizione, durante una festa del villaggio, viene infine trasgredita, il prezzo da pagare per il ragazzo è alto: su Kubo si abbatte infatti l’ira del crudele Re Luna e delle malefiche gemelle, rispettivamente padre e sorelle di sua madre, venuti a saldare un antico conto familiare.

Se i maggiori studi di animazione occidentali hanno ormai sposato, quasi integralmente, la tecnologia digitale, nel settore c’è anche chi, come la Laika Entertainment che produce questo Kubo e la spada magica, ha scelto di intraprendere, con coraggio e consapevolezza, altre strade. Fin dai tempi di Coraline e la porta magica, la Laika ha infatti sposato in toto la tecnologia della stop-motion, andando a contrapporre alla perfezione del digitale il gusto di un artigianato che (pur affinato e perfezionato dalle metodiche moderne) rimanda a una concezione altra del genere; una concezione bagnata nella manualità e contrassegnata da una risalita alle radici che non ha paura di confrontarsi con la tecnologia (3D compreso). Una differenza marcata anche dalle tematiche affrontate dallo studio americano, spesso all’insegna del dark e di un universo immaginifico complesso e composito.

In tale universo va ad inserirsi ora, con Kubo e la spada magica (in originale un più pertinente Kubo and the Two Strings), l’omaggio all’immaginario del Giappone antico, declinato nella sua versione più mitologica e fantastica. Un immaginario tramandato negli ultimi decenni da manga, anime e film live action, che l’opera di Travis Knight (presidente dello studio, qui al suo esordio in cabina di regia) dimostra di conoscere e saper rimasticare. La vicenda del giovane Kubo, viaggio epico e romanzo di formazione, si nutre di suggestioni che mescolano buddismo e shintoismo, reincarnazione ed esaltazione del ruolo degli spiriti naturali, omaggio alle leggende popolari (non mancano i riferimenti al classico Journey to the West) e loro reinterpretazione attraverso i prodotti dell’odierna cultura di massa.

Su tutto, un’avventura che, attraverso la struttura del racconto di formazione, riesce a mantenersi universale nelle sue coordinate, offrendo inoltre una ricognizione sull’importanza dei legami affettivi (familiari in primis) che resta facilmente decodificabile da tutte le categorie di spettatori. Una concezione che comunque rifiuta, malgrado la facile individuazione di eroi e antagonisti, una distinzione manichea e priva di sfumature tra bene e male.

Avventura ricca di fascino, capace di ricostruire un intero universo con la forza affabulatoria del cinema, Kubo e la spada magica è un ulteriore saggio delle potenzialità creative (e tecniche) dello studio di Travis Knight. C’è una consapevole concordanza tra le modalità produttive del film (una stop-motion dall’esibita natura artigianale), l’esaltazione di una “magia” tutta fisica e manuale negli origami creati dal protagonista, e il concetto buddista del wabi-sabi (elogio della caducità e dell’imperfezione) che è sotteso a tutta la storia. Il film di Knight, forte di una sceneggiatura equilibrata e priva di cadute di tono, riesce a coinvolgere un pubblico trasversale, grazie all’immediata leggibilità dei suoi riferimenti, a un humour che dà tono alla storia senza mai debordare, a un ritmo sostenuto che non impedisce la delineazione coerente e armonica dei tre personaggi principali. I fondali digitali, dalla consistenza fisica e di suo “tridimensionale”, si integrano al meglio con le figure animate a passo uno, creando una logica immersiva che rapisce e ammalia. Così come ammalia l’intero apparato concettuale della storia, sostanziato anche in un finale che – coerentemente con le sue premesse – si fa esaltazione di una “rinascita” tale da contemplare (anche) la compresenza degli opposti.

È un esempio di animazione “adulta”, Kubo e la spada magica, malgrado il suo cotè da film avventuroso dedicato a un pubblico generalista: non esclude i più giovani dal suo bacino di utenza, ma necessita, per essere fruito al suo meglio, di uno sguardo con un certo grado di maturità e consapevolezza. Va comunque rimarcata l’infelice scelta del titolo italiano, con un grado di attinenza basso (al punto da diventare fuorviante) con la sostanza della storia: ci si chiede se una traduzione letterale del titolo originale avrebbe davvero danneggiato così tanto l’appeal commerciale del film.

Kubo e la spada magica poster locandina

Titolo originale: Kubo and the Two Strings
Regia: Travis Knight
Paese/anno: Giappone, Stati Uniti / 2016
Durata: 101’
Genere: Animazione, Avventura, Fantastico
Cast: Aaron Aoki, Alpha Takahashi, Art Parkinson, Brenda Vaccaro, Cary Y. Mizobe, Cary-Hiroyuki Tagawa, Charlize Theron, George Takei, Ken Takemoto, Laura Miro, Luke Donaldson, Mariel Sheets, Matthew McConaughey, Meyrick Murphy, Michael Sun Lee, Rachel Morihiro, Ralph Fiennes, Rooney Mara, Zachary Alexander Rice
Sceneggiatura: Chris Butler, Marc Haimes
Fotografia: Frank Passingham
Montaggio: Christopher Murrie-Green
Musiche: Dario Marianelli
Produttore: Arianne Sutner, Jocelyn Pascall, Travis Knight
Casa di Produzione: Focus Features, Laika Entertainment
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 03/11/2016

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *