LA LA LAND

LA LA LAND
di Damien Chazelle


Con una messa in scena sontuosa, visivamente potentissima, La La Land riassume in sé la forza, la magniloquenza, l'attrattiva e le contraddizioni dell'industria hollywoodiana: un film, quello di Damien Chazelle, che fa in realtà metacinema, riflettendo su un approccio alla Settima Arte nel momento stesso in cui se ne dichiara distante.

Stelle disperse

Mia, aspirante attrice, e Sebastian, pianista jazz, si sono appena trasferiti a Los Angeles in cerca di fortuna. Lei sbarca il lunario come barista, e nel frattempo fa provini attendendo la grande occasione; lui ha il progetto di aprire un suo locale dedicato interamente al free jazz. I due si incontrano più volte, dapprima in modo burrascoso, poi con un malcelato interesse reciproco. L’amore arriva presto, ed è irresistibile. Ma la convivenza porta presto i suoi problemi. Sebastian incontra un suo vecchio amico, che gli propone un remunerativo impiego in una band che suona musica commerciale; Mia, nel frattempo, riesce a debuttare con lo spettacolo teatrale che aveva preparato da tempo, non ottenendo però i risultati sperati. Le speranze portate dalla “città delle stelle” devono fare i conti con i compromessi e gli accomodamenti della vita adulta…

Scelto per l’apertura dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile (una luminosa Emma Stone) e trionfatore ai recenti Golden Globe, La La Land approda ora nelle sale italiane. Un film, quello di Damien Chazelle (già impostosi all’attenzione internazionale con Whiplash) che affronta uno dei generi hollywoodiani per eccellenza, riassuntivo in un certo senso di tutte le caratteristiche della “fabbrica dei sogni”: il musical. E il film di Chazelle, già dalla sua scena introduttiva (un lungo numero coreografico in mezzo al traffico losangelino, ripreso in piano sequenza) vuole blandire lo spettatore con le sfavillanti suggestioni del genere, trasportandolo in un universo capace di distaccarsi, al momento giusto, dal quotidiano.

Favola lucente che rappresenta più di un mero omaggio a un cinema (e a un modello produttivo) che non c’è più, La La Land è Hollywood all’ennesima potenza: un’opera che riassume in sé forza, magniloquenza, magnetismo e contraddizioni di un’industria che proprio nel cinema occhieggiato dal film dispiegava il massimo della sua potenza immaginifica. Facendo, in modo discreto, del metacinema, il film di Chazelle parla della stessa industria cinematografica e dei suoi mutamenti, mettendo in scena quella “città delle stelle” che con la sua luminosa superficie accarezza, blandisce e infine disillude i due giovani protagonisti. Lo fa, il film, sovrapponendosi – in una riuscita metafora – alle trasformazioni di un’industria hollywoodiana che doveva perdere presto quei residui di innocenza (e di disponibilità al sogno, nella sua forma più incontaminata) che ne avevano accompagnato gli esordi. Sopravvivendo, e crescendo (in tutti i sensi) grazie ai compromessi.

Visivamente potentissimo, dalla messa in scena perfetta, magniloquente come l’oggetto che vuole rappresentare, ma coerente nelle sue premesse, La La Land è il musical nella sua forma più pura, ma anche un oggetto che vuole riflettere su se stesso e sulla storia che gli ha permesso di esistere. Nella sua luminosità, quella di Chazelle è una favola che cela (se si guarda appena sotto la sua superficie) un fondo amaro: la spietata “morale” del film è in qualche modo già scritta, presente in nuce sotto le sue immagini, sotto l’inesorabile scansione temporale che accompagna la parabola della relazione (e del velleitario perseguimento dei sogni) dei due protagonisti.

È un cinema, quello di Chazelle, che guarda in realtà al Sogno con sguardo disilluso e un po’ cinico, compiendo un’operazione di recupero filologico di un genere nel momento stesso in cui ribadisce la sua inevitabile distanza da esso. In fondo, da un regista dall’anima così intimamente tormentata (basti riguardare un film come Whiplash, e la sua spietata esplorazione del rapporto maestro/allievo) non ci si poteva aspettare altro. Va sottolineato inoltre, nonostante sia quasi banale evidenziarlo, l’ottimo affiatamento mostrato da Ryan Gosling e dalla Stone, nonché le buone doti canore e danzanti da loro messe in mostra; a inserirsi su una colonna sonora ovviamente sontuosa, ricca di brani in grado di stamparsi indelebilmente nella memoria dello spettatore.

Quella compiuta da Chazelle in La La Land, è giusto ribadirlo, non è e non vuole essere una mera operazione-nostalgia: lo sguardo del regista sul passato porta altrove, a una revisione critica che, nel momento in cui dichiara il suo amore per il genere, si mostra consapevole dell’incolmabile distanza (temporale e non) che lo separa da esso. Lo fa, il film di Chazelle, ribadendo al contempo un legame che tuttavia, come quello tra i due protagonisti, sopravvive in qualche modo al tempo che passa, e ai cambiamenti che questo porta inesorabilmente con sé.

Titolo originale: La La Land
Regia: Damien Chazelle
Paese/anno: Stati Uniti / 2016
Durata: 127’
Genere: Commedia, Drammatico, Musical, Sentimentale
Cast: Ana Flavia Gavlak, Ashley Caple, Callie Hernandez, Candice Coke, Emma Stone, Finn Wittrock, Hemky Madera, J. K. Simmons, Jason Fuchs, Jessica Rothe, John Legend, Josh Pence, Kiff VandenHeuvel, Meagen Fay, Miles Anderson, Rosemarie DeWitt, Ryan Gosling, Sandra Rosko, Sonoya Mizuno, Trevor Lissauer
Sceneggiatura: Damien Chazelle
Fotografia: Linus Sandgren
Montaggio: Tom Cross
Musiche: Justin Hurwitz
Produttore: Fred Berger, Gary Gilbert, Jordan Horowitz, Marc Platt
Casa di Produzione: Black Label Media, Gilbert Films, Impostor Pictures, Marc Platt Productions
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 26/01/2017

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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