THE POST

THE POST
di Steven Spielberg


Proseguendo nella sua (lucidissima) ricognizione sulla storia recente americana, Steven Spielberg racconta in The Post una storica inchiesta giornalistica, sviscerando con grande precisione il mestiere dell'informazione, il suo carattere di impresa epica e insieme i suoi inevitabili compromessi.

L'epica del Quarto Potere

Dopo aver constatato, sul posto, la follia e il carattere fallimentare dell’avventura americana in Vietnam, l’analista militare Daniel Ellsberg decide di compiere un atto radicale: l’uomo accede al corposo dossier commissionato, anni prima, dal Segretario della Difesa Robert McNamara, lo fotocopia di nascosto e ne fornisce il contenuto al New York Times, principale quotidiano nazionale. Il contenuto dei documenti, finora coperti da segreto militare, è esplosivo: vi sono descritti infatti 20 anni di attività illegali sul territorio vietnamita, di manovre belliche in luogo delle operazioni di intelligence ufficialmente propagandate, di ammissioni esplicite che si trattava di un conflitto impossibile da vincere. Nel frattempo il Washington Post si attiva per arrivare allo stesso materiale pubblicato dal Times. Il reporter Ben Bagdikian giunge fino a Ellsberg, e riesce a mettere le mani sui documenti mancanti del dossier. Il progetto, rischioso, è quello di rendere pubbliche le restanti informazioni.

Dopo il break de Il GGG – Il grande gigante gentile, in cui il cinema di Steven Spielberg aveva riscoperto la sua dimensione fiabesca e di metafora della crescita personale, con questo The Post il regista torna a immergersi direttamente nella storia americana, riesaminandola dal suo personale punto di vista. Un proposito, quest’ultimo, che ha attraversato trasversalmente tutta la carriera di Spielberg (anche quella più apparentemente improntata al cinema di genere), e che negli ultimi anni si è espresso in una forma sempre più pura, limpida, quella di un cinema classico che guarda all’epopea americana, che si bagna direttamente alla fonte del Mito, lo rielabora, lo celebra mettendone contemporaneamente a nudo l’illusorietà.

Se Il ponte delle spie guardava alla spy story, al noir immerso nel contesto della guerra fredda, a una divisione in blocchi adeguatamente problematizzata, qui siamo al genere del film-inchiesta, all’impegno civile e sociale, alla celebrazione del (contro)potere della stampa come cane da guardia della democrazia. Un filone che ha attraversato tutto il cinema statunitense, da Howard Hawks a Robert Redford, dai classici quali Tutti gli uomini del presidente ai recenti Il caso Spotlight e Truth – Il prezzo della verità. Prima ancora che il resoconto di un evento che avrebbe minato la credibilità delle istituzioni americane, dando una scossa all’opinione pubblica riguardo alla tragedia di ciò che stava accadendo in Vietnam, il film di Spielberg è la descrizione di un’epoca, di un sentire comune, della percezione di uno strappo tra potere e cittadini che si sarebbe approfondito ulteriormente di lì a poco.

Unitamente a questo, nella descrizione del personaggio dell’editrice Katharine Graham (che ha il volto di Meryl Streep) The Post fa un’analisi lucida sulla condizione femminile in un universo, quello dell’informazione, che nell’approccio e nella composizione era forse ancor più maschile rispetto agli altri settori che animavano la società civile americana: lo fa mettendo in primo piano una battaglia sociale che trova così un risvolto personale importante, in una figura che alterna in modo brillante e credibile fragilità e determinazione.

Lucido, diretto e caratterizzato dalla solita, eccellente direzione degli attori, The Post è dunque un esempio di cinema che viene da lontano, che recupera un’intera tradizione (che ebbe il suo apice negli anni ‘70) ma la problematizza, riportandola al presente. Da liberal “critico” qual è, Spielberg non fa sconti a nessuno, nemmeno a quella stessa stampa di cui pure difende il ruolo, evidenziandone le collusioni e i compromessi (in un significativo dialogo, si evidenzia che lo stesso protagonista interpretato da Tom Hanks veniva “invitato a cena ogni settimana alla Casa Bianca durante la presidenza JFK”).

In uno stile di regia che si fa qui essenziale, privo di orpelli, mettendosi totalmente al servizio delle necessità del racconto, a risaltare è la fisicità e la concretezza del quotidiano di una redazione, il suono e la consistenza delle rotative, il sentore quasi fisico della costruzione di un giornale, vista come un’impresa che ha in sé qualcosa di intimamente epico. Va inoltre rimarcata l’intelligente costruzione del personaggio interpretato da Meryl Streep, donna che – in un contesto intimamente dominato dal sesso maschile – decide di fare la scelta più rischiosa, facendosi portabandiera di una battaglia che travalica la contingenza del momento, assumendo un valore in certo qual modo universale.

Un doppio binario – quello del rapporto potere/stampa, e quello del ruolo della donna all’interno del sistema dell’informazione – che è fin troppo facile far arrivare fino a oggi, direttamente fino all’attualità e agli ultimi eventi di cronaca. Un rapporto dialettico col presente che attraversa tutta la carriera dell’ultimo Spielberg, e che rende anche questo The Post opera più che mai necessaria, capace di risultare (anche) divulgativa con un afflato che resta genuinamente popolare.

Titolo originale: The Post
Regia: Steven Spielberg
Paese/anno: Stati Uniti / 2017
Durata: 115’
Genere: Biografico, Drammatico, Thriller
Cast: Alison Brie, Bob Odenkirk, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Carrie Coon, David Cross, Deirdre Lovejoy, Jesse Plemons, Jessie Mueller, Matthew Rhys, Meryl Streep, Michael Stuhlbarg, Pat Healy, Sarah Paulson, Tom Hanks, Tracy Letts, Zach Woods
Sceneggiatura: Josh Singer, Liz Hannah
Fotografia: Janusz Kaminski
Montaggio: Michael Kahn, Sarah Broshar
Musiche: John Williams
Produttore: Amy Pascal, Kristie Macosko Krieger, Steven Spielberg
Casa di Produzione: 20th Century Fox, Amblin Entertainment, DreamWorks, Participant Media, Pascal Pictures, Star Thrower Entertainment
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 01/02/2018

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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