ELLE

ELLE
di Paul Verhoeven


Trovata accoglienza in terra francese, Paul Verhoeven dirige con Elle un thriller dagli echi chabroliani, in cui le inquietudini e ossessioni della borghesia del ventunesimo secolo sono scandagliate e riassunte nell'emblematico personaggio interpretato da Isabelle Huppert.

Tu sei Lei

Michelle è una donna di successo, abituata a disporre come vuole della vita degli altri, nel privato come sul lavoro. La sua corazza, però, è il risultato di una storia familiare travagliata, e di un oscuro episodio risalente alla sua infanzia. Quando uno sconosciuto si introduce nella sua casa, la aggredisce e la violenta, Michelle fa finta di niente, ma il suo mondo inizia a sgretolarsi. Nascosta dietro una maschera d’impassibilità, la donna parla tranquillamente dell’episodio coi suoi amici e colleghi, ma intanto inizia una personale indagine per scoprire l’identità dell’aggressore. Quando quest’ultimo si fa vedere per la seconda volta, Michelle riesce a smascherarlo e a scoprirne l’identità. Ma, una volta raggiunto questo risultato, tra vittima e carnefice si instaura un pericoloso e imprevedibile rapporto di complicità.

Dopo l’esilio da Hollywood, risalente ormai a oltre un quindicennio fa, la carriera di Paul Verhoeven si è precisata in una produzione decisamente più parca e ragionata rispetto al periodo americano, ristabilendosi in quel Vecchio Continente che appare (specie ora) luogo ideale per accogliere le suggestioni del suo cinema. Così, dopo il thriller storico Black Book e il collettivo, ultraindipendente Tricked, in questo Elle il regista trova accoglienza in terra francese, abbracciando una vicenda che (almeno in partenza) rimanda a suggestioni tipicamente chabroliane. Un prodotto che è stato presentato in concorso – un po’ penalizzato dalla sua collocazione a fine manifestazione – nell’ultima edizione del Festival di Cannes, innervato dalla prova di un’ottima Isabelle Huppert nel ruolo principale.

Tratto dal romanzo Oh… di Philippe Djian, quello di Verhoeven è un thriller ad ambientazione borghese, che dai rituali di una classe sociale più che mai spaesata e in cerca di ridefinizione – specie in un un contesto storico come quello presente – trae gran parte della sua linfa vitale. L’ossessione del controllo della protagonista, risultato di un trauma infantile che la defraudò proprio della possibilità di controllo (reale) sulla sua esistenza, si accompagna alla teatrale ossessione di una borghesia che, sempre più superficialmente interconnessa al suo interno, si aggrappa a un’esteriorità che si fa progetto estetico (quella delle cene di Natale, degli amanti giovani, ma anche degli orgasmi simulati nei videogiochi progettati dalla protagonista).

Non è un caso, di fatto, che in Elle il mascheramento dell’aggressore che irrompe in casa della protagonista sia quello più demodé e fragile (un banale passamontagna), apparentemente fatto apposta per essere rimosso. Con esso, spariranno per sempre le menzogne della di lei biografia personale, mentre i conti in sospeso del passato esigeranno una risposta (di qualsiasi segno) che non sia la loro pura e semplice negazione. Un’esigenza che significa anche auspicio, per il personaggio di Michelle, di recuperare un controllo dal carattere meno totalizzante, ma più reale e duraturo.

Thriller sociologico dall’anima europea, capace con arguzia di parlare del presente di un preciso ambiente sociale (e delle sue contraddizioni), Elle segna un nuovo importante tassello nella carriera di un autore eclettico quanto coerente. Verhoeven prende il racconto originale e lo piega alle sue esigenze, quelle di una poetica che ha sempre toccato il sesso e la violenza come motori della storia, che è stata capace di riflettere sul tema del possesso (e sulle sue implicazioni) in forma tanto di excursus storico quanto di cinema puramente di genere.

Qui, la regia di Verhoeven è insinuante e capace di innestare sottopelle le sue inquietudini, racchiudendo una delle sue immagini-chiave in un film nel film (il volto che guarda in macchina della protagonista da bambina), e nascondendosi parimenti nel corso della narrazione, limitando i virtuosismi in una messa in scena sobria, ma lavorando nel profondo. Il film riesce a risultare nel contempo inquietante e pregno di una cinica ironia, esprimendo uno sguardo disilluso nei confronti del personaggio principale (una Huppert pressoché perfetta) che tuttavia non esclude una notevole empatia, e un ottimismo che è soprattutto accettazione (rassegnata) della contraddittoria natura umana.

Nonostante sesso e violenza siano qui (di nuovo) al centro della narrazione, il regista olandese sceglie in Elle di suggerire più che di mostrare, sia nella resa grafica degli eventi (lo stupro è relegato all’incipit, mentre le sequenze affini sono brevi e dal peso narrativo non essenziale), sia nel loro farsi emblema del discorso sociologico alla base del film. La materia del thriller vuole qui prestarsi a una riflessione dal portato più generale, chiamando tuttavia lo spettatore a un continuo lavoro interpretativo: un lavoro magari ostico per alcune categorie di pubblico, ma che ripaga con una storia che, nelle sue inquietudini come nella portata del suo discorso, si fa ricordare a lungo.

Elle (2016) - Paul Verhoeven - Recensione | ASBURY MOVIES

Titolo originale: Elle
Regia: Paul Verhoeven
Paese/anno: Belgio, Francia, Germania / 2016
Durata: 130’
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: Alice Isaaz, Anne Consigny, Arthur Mazet, Charles Berling, Christian Berkel, Hugo Conzelmann, Isabelle Huppert, Jonas Bloquet, Judith Magre, Laurent Lafitte, Lucas Prisor, Raphaël Lenglet, Stéphane Bak, Vimala Pons, Virginie Efira
Sceneggiatura: David Birke
Fotografia: Stéphane Fontaine
Montaggio: Job ter Burg
Musiche: Anne Dudley
Produttore: Michel Merkt, Saïd Ben Saïd
Casa di Produzione: Entre Chien et Loup, France 2 Cinéma, SBS Films, SBS Productions, Twenty Twenty Vision Filmproduktion
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 23/03/2017

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *