SICILIAN GHOST STORY

SICILIAN GHOST STORY
di Antonio Piazza, Fabio Grassadonia


Al loro secondo lungometraggio, Fabio Grassadonia e Antonio Piazza trattano con Sicilian Ghost Story una vicenda ancora tragicamente impressa nella memoria collettiva: il risultato è un'opera sorprendentemente lirica, capace di rispettare la realtà del dramma – e la sua vittima – trasfigurandolo in una dimensione fiabesca.

Oltre il lago

In un piccolo paese della Sicilia, Giuseppe e Luna vivono il loro primo amore. Durante un’escursione dei due nel bosco, però, lui scompare misteriosamente. Nel paese c’è un clima di omertà e rassegnazione rispetto alla sorte del ragazzino: nessuno, compresa la stessa famiglia di Giuseppe, vuole parlare. Luna, però, non si dà per vinta, spinta dall’amore per il piccolo compagno: stampa volantini, cerca di far intervenire la polizia, si scontra con la sua stessa famiglia. I suoi sogni, in cui vede Giuseppe prigioniero di un luogo oscuro posto al di là di un lago, gli indicheranno la via per ritrovare il fidanzatino.

Cinque anni dopo l’esordio di Salvo, Fabio Grassadonia e Antonio Piazza tornano con Sicilian Ghost Story ad affrontare dal loro personale punto di vista una storia di mafia. Come fu per il loro esordio, è la Croisette il palcoscenico internazionale per questa opera seconda, che ha aperto l’edizione corrente della Semaine de la Critique; e, anche qui, il genere viene contaminato da suggestioni che si estendono ben oltre i suoi confini, toccando territori cinematografici apparentemente da esso lontani, e con esso difficilmente conciliabili. Territori che, nel caso specifico, vanno a impattare direttamente la fiaba e i suoi archetipi, con la trasfigurazione fantastica di una storia umana caratterizzata dalla più spietata crudeltà.

Quella raccontata da Sicilian Ghost Story, in particolare, è una storia di mafia emblematica, che per le sue modalità cruente è rimasta tragicamente impressa, oltre un ventennio dopo, nell’immaginario collettivo. Pochi episodi analoghi, di fatto, hanno colpito l’opinione pubblica come l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Quella dei due registi italiani, quindi, si configura come una scelta decisamente rischiosa, sia dal punto di vista della vicenda ispiratrice (per l’emozione che a tutt’oggi genera nel senso comune), sia da quello delle modalità con cui questa è stata affrontata. Una scelta che ha preso le mosse dal racconto Un cavaliere bianco di Marco Mancassola, contenuto in una raccolta nel quale l’autore toccava, in chiave narrativa, alcuni eventi fondamentali della recente storia italiana.

Grassadonia e Piazza narrano quindi la storia del piccolo Di Matteo, figlio di un pentito prima rapito, poi brutalmente assassinato, come fosse una fiaba, con l’amore preadolescenziale (quello più puro e idealizzato) come punto di partenza e di arrivo. Proprio il periodo in cui l’infanzia si trasforma in adolescenza, durante il quale l’esistenza del piccolo protagonista ha trovato la sua tragica fine, è quello scelto dalla sceneggiatura per farsi emblema di un universo fantastico, in cui lo sguardo è già in grado di vedere la brutalità della realtà che gli si agita intorno, ma (ancora) capace di opporvisi con la forza pura e incontaminata del sogno. Sogno che, nella visione dei due registi, contempla anche la sua parte cupa (come per qualsiasi fiaba) ma si fa altresì potente forza rigeneratrice, filtro necessario per scorgere con chiarezza la crudeltà e le bassezze di un mondo adulto mai così respingente.

Dopo Salvo, Grassadonia e Piazza si confermano qui due autori più che interessanti nell’attuale panorama italiano, capaci di fare del cinema di genere da un punto di vista nuovo, e assolutamente calato nella realtà nostrana. In Sicilian Ghost Story, gli archetipi della fiaba vengono affrontati tutti (dal bosco come luogo di smarrimento e metafora della crescita, al mostro ingannatore, fino all’elemento magico – qui incarnato dai sogni – come traccia per il ritrovamento) e calati in una Sicilia fotografata in toni accattivanti e decisamente originali: un territorio molto meno solare di quella che è la sua immagine da cartolina, presentata nel film come mero contenitore, superficie esteriore che cela i ben più cupi (e umani) orrori in cui la giovane protagonista si imbatte.

Il tono onirico della regia, in perfetto equilibrio tra la levità del sogno (alimentato dall’amore tra i due protagonisti) e la spietata concretezza della prigionia del piccolo Di Matteo, avvolge e ammalia, senza per questo negare allo spettatore la consapevolezza della tragedia che si sta consumando davanti ai suoi occhi. Va rimarcata inoltre la buona prova dei due giovanissimi protagonisti (notevole la trasformazione dell’interprete principale Gaetano Fernandez); ma un plauso, soprattutto, va ai due registi per la scelta del soggetto, e per il rispetto con cui una storia che resta tragicamente ancora impressa nella memoria collettiva è stata resa in una chiave così anticonvenzionale.

Il bel film di Grassadonia e Piazza ha probabilmente il suo unico, vero limite in una narrazione che si sfilaccia leggermente nell’ultima parte, tirando un po’ troppo per le lunghe la conclusione della vicenda (qualche minuto in meno avrebbe giovato) e presentando un finale didascalico e piuttosto inutile. L’ultimissima sequenza risulta superflua nell’economia narrativa del film, con un tono esplicito che mal si adatta alla generale atmosfera che i due registi, per il resto dell’opera, avevano costruito. Un limite, comunque, non tale da inficiare la riuscita di un film importante come Sicilian Ghost Story, conferma del talento di due autori che (crediamo e auspichiamo) avranno ancora molto da dire nel panorama cinematografico italiano.

Titolo originale: Sicilian Ghost Story
Regia: Antonio Piazza, Fabio Grassadonia
Paese/anno: Francia, Italia, Svizzera / 2017
Durata: 105’
Genere: Drammatico
Cast: Andrea Falzone, Corinne Musallari, Federico Finocchiaro, Filippo Luna, Gaetano Fernandez, Julia Jedlikowska, Lorenzo Curcio, Sabine Timoteo, Vincenzo Amato
Sceneggiatura: Antonio Piazza, Fabio Grassadonia
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Musiche: Soap&Skin
Produttore: Carlotta Calori, Francesca Cima, Massimo Cristaldi, Nicola Giuliano
Casa di Produzione: Cristaldi Pictures, Indigo Film, MACT Productions, Rai Cinema, Ventura Film
Distribuzione: BiM Distribuzione

Data di uscita: 18/05/2017

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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