LA MUMMIA

LA MUMMIA
di Alex Kurtzman


Nella sua ansia di porsi come primo tassello di un universo più esteso (il neonato Dark Universe) La mummia di Alex Kurtzman dimentica la coerenza interna, mescolando in modo poco equilibrato generi, suggestioni e personaggi. Non il migliore degli avvii, per il nuovo franchise.

Continuity millenaria

Nick Morton e Chris Vail, militari di stanza in Iraq, arrotondano il loro stipendio rubando antichità da rivendere al mercato nero. Durante un attacco degli jihadisti contro un antico sito archeologico, i due rinvengono casualmente quella che sembra essere un’antica tomba egizia, sepolta nel terreno. Mentre Vail resta ucciso nell’attacco, Morton riesce a disseppellire e portare in salvo la bara, che pare appartenere a un’antica e oscura principessa. Durante il viaggio di ritorno, il militare resta vittima di strane visioni, mentre l’aereo viene attaccato da uno stormo di corvi, precipitando. Inspiegabilmente sopravvissuto al disastro, Morton realizza di essere stato prescelto dalla creatura sepolta nella bara, che attraverso il suo tramite è riuscita a liberarsi: si tratta di Ahmanet, una principessa egizia votata al male, che aveva stretto un diabolico patto col malvagio dio Set. Nel tentativo di arginare i diabolici propositi di Ahmanet, Morton dovrà anche guardarsi da un’oscura organizzazione chiamata The Prodigium, guidata dall’ambiguo dottor Henry Jekyll.

Continuity. Sembra ormai essere questa, con buona pace dei puristi, la parola d’ordine del blockbuster moderno, sempre più spesso dedito a progetti che aspirano a superare i confini del singolo film, inserendosi in un universo sempre più vasto e riproposto (ed esteso) di episodio in episodio. Un modello di serialità da grande schermo (con più di una parentela con quella televisiva) messo a punto dalla Marvel con il suo Marvel Cinematic Universe, riproposto nel DC Extended Universe della DC/Warner, e ora preso a modello anche dalla Universal, che col Dark Universe punta a rispolverare il suo cartellone di mostri “classici”. Già oggetto di una “falsa partenza” col Dracula Untold del 2014 (espunto dal franchise a causa del suo scarso successo) il neonato universo creato dalla major statunitense vede il suo definitivo avvio con questa nuova versione de La mummia, reboot del soggetto che fece la sua prima apparizione sullo schermo nel lontano 1932, con protagonista Boris Karloff.

Lo scopo del film diretto da Alex Kurtzman (sceneggiatore e produttore, qui alla sua seconda esperienza dietro la macchina da presa) sembra essere principalmente quello di ridimensionare il mood esotico/avventuroso della versione del 1999 di Stephen Sommers, riportando il soggetto de La mummia a toni più prettamente dark: adattando la vicenda originale ai gusti del pubblico cinematografico e televisivo di oggi, il film sembra voler contaminare l’horror col fantasy e l’action urbano, ponendo solide basi per la costruzione dell’universo del franchise. Una preoccupazione, quella per la continuity, che il film sembra ribadire a più riprese, dalla presenza del dottor Jekyll col volto di Russell Crowe ai teschi coi denti aguzzi nel di lui laboratorio, fino a un finale che pare guidare la vicenda del protagonista verso una direzione completamente nuova.

In mezzo, un’avventura che mescola in modo disinvolto (e non sempre chiarissimo) antiche maledizioni e suggestioni hi-tech, scienza e società pseudomassoniche, ancestrali visioni e ricercata estetica digitale: il modello sembra essere quello delle moderne serie tv di genere fantasy/horror (da True Blood a Supernatural), con una spruzzata di citazionismo dai classici cinematografici di qualche decennio fa (evidente, nel personaggio dell’amico del protagonista, il riferimento a Un lupo mannaro americano a Londra). Ad affiancare il cinquantaquattrenne Tom Cruise, in un nuovo ruolo dalla non indifferente carica fisica, una Annabelle Wallis il cui personaggio riserverà più di una sorpresa, e un “mostro” (virgolette più che mai d’obbligo) col volto, il corpo e l’immutato fascino di Sofia Boutella. Le porte per i prossimi episodi del franchise (in programma una nuova versione de La moglie di Frankenstein, oltre a un possibile Uomo invisibile interpretato da Johnny Depp) sembrano più che mai spalancate.

Nell’ansia di inserirsi nell’onda lunga della tendenza ai franchise cinematografici, e di ribadire a ogni piè sospinto come questo film sia in realtà un tassello di un universo più esteso, Kurtzman e i suoi co-sceneggiatori si dimenticano la coerenza, la costruzione armonica di una trama credibile, la messa insieme di un racconto che sappia coinvolgere a prescindere dai suoi (possibili) sviluppi. Le diverse componenti del film (quella fantasy, quella più propriamente horror e quella action) più che assemblate sembrano mescolate un po’ a caso, con inserti poco coerenti e giustificati (la presenza degli zombie) e una voglia di continuity che, più che preparata e costruita, sembra data in pasto senza motivazioni di sorta allo spettatore. Non si spiegherebbe, altrimenti, la scelta di inserire un Jekyll/Hyde così decontestualizzato e narrativamente poco giustificato, e di farlo interagire fin da subito, in modo tanto forzato, col protagonista. Quest’ultimo, interpretato da un Cruise non propriamente a suo agio, mostra da par suo una costruzione psicologica rozza, così come peraltro tutti i personaggi del film: ma, d’altro canto, non è forse la finezza psicologica che andava ricercata principalmente in un film come questo. Va detto, tuttavia, che questo La mummia si rivela anche piuttosto debole sul versante della messa in scena, con sequenze d’azione non sempre leggibilissime, e una tendenza all’autocensura di qualsiasi possibile violenza (di sangue, praticamente, non ne vediamo neanche una goccia) che appare difficile da giustificare anche nel contesto di un blockbuster di largo consumo.

I pregi di questo La mummia 2017 risiedono principalmente nella sua aspirazione a creare un universo condiviso (quello dei mostri classici Universal, appunto) e nel modo in cui sa generare aspettativa e tensione per i suoi prossimi installment. Guardando il film di Kurtzman, è comunque impossibile non provare curiosità per gli sviluppi del Jekyll/Hyde interpretato da Russell Crowe, e per l’evoluzione (lasciata in sospeso) del personaggio di un Cruise che avrà ancora molto da dire. Al netto dei limiti di un blockbuster che mantiene poco della sua fonte cinematografica originale (ma che comunque ne tenta una rilettura in chiave moderna) va sottolineato comunque questo carattere ambizioso, in grado di catturare inevitabilmente anche l’attenzione dello spettatore più distratto.

La mummia (2017) poster locandina

Titolo originale: The Mummy
Regia: Alex Kurtzman
Paese/anno: Cina, Giappone, Stati Uniti / 2017
Durata: 110’
Genere: Azione, Fantastico, Horror
Cast: Annabelle Wallis, Courtney B. Vance, Dylan Smith, Erol Ismail, Hadrian Howard, Jake Johnson, James Arama, Javier Botet, Marwan Kenzari, Matthew Wilkas, Neil Maskell, Parker Sawyers, Rez Kempton, Rhona Croker, Russell Crowe, Sean Cameron Michael, Selva Rasalingam, Shanina Shaik, Simon Atherton, Sofia Boutella, Sohm Kapila, Stephen Thompson, Tom Cruise
Sceneggiatura: Christopher McQuarrie, David Koepp, Dylan Kussman
Fotografia: Ben Seresin
Montaggio: Andrew Mondshein, Gina Hirsch, Paul Hirsch
Musiche: Brian Tyler
Produttore: Alex Kurtzman, Chris Morgan, Genevieve Hofmeyr, Kevin Elam, Sarah Bradshaw, Sean Daniel
Casa di Produzione: Conspiracy Factory, Dentsu, Fuji Television Network, Perfect World Pictures, Sean Daniel Company, Secret Hideout, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 08/06/2017

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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