BLADE RUNNER 2049

BLADE RUNNER 2049
di Denis Villeneuve


Atteso e temuto in egual misura, Blade Runner 2049 non delude le aspettative, muovendosi in direzione contraria rispetto a una mera operazione-nostalgia: il film di Denis Villeneuve recupera e aggiorna le suggestioni dell'originale, innestandole su un cinema profondamente mutato.

Un cinema per nulla replicante

2049: trent’anni dopo la fuga dell’ex agente Deckard con la replicante Rachael, gli uomini utilizzano una nuova generazione di replicanti, più docili e manovrabili. Alcuni di essi sono diventati a loro volta dei Blade Runner, incaricati di scovare ed eliminare gli ultimi esemplari dei “vecchi” androidi, giudicati pericolosi in quanto costituzionalmente portati alla ribellione. Tra questi nuovi agenti, l’efficiente K, consapevole della sua natura e del carattere fittizio dei suoi ricordi. Dopo una missione, tuttavia, K scopre quello che sembra un importante segreto, legato alla sua storia personale, ma anche capace di minare le fondamenta stesse dell’attuale ordine sociale. Sconvolto dalla sua scoperta, K si mette alla ricerca di Deckard, l’unico che potrebbe aiutarlo a dare un senso al segreto che ha appreso…

Quando si toccano i cult movie, specie se a distanza di diversi decenni, ci si deve confrontare sempre con un muro di scetticismo e critiche preventive. Di questo doveva essere ben consapevole Denis Villeneuve quando ha accettato di girare quello che, più che un sequel, si prospettava come la rivitalizzazione (o profanazione, a seconda dei punti di vista) di una vera e propria icona: il Blade Runner di Ridley Scott, infatti, occupa un posto importante non solo nell’immaginario cinefilo, ma anche in quello della cultura popolare tout court, essendo stato in grado di rendere sullo schermo, in modo vivido e potente, quell’universo cyberpunk che già la letteratura di fantascienza aveva evocato nei decenni precedenti. Da allora, gli omaggi, i cloni e le imitazioni non sono mancati. Fino a oggi: fino, cioè, al ritorno sul grande schermo di quello stesso universo.

Guardando le prime immagini di questo atteso e temuto Blade Runner 2049, si comprende subito come qui ci si muova in direzione opposta rispetto alle tante operazioni di riciclo e recupero (nella forma di sequel, prequel, remake o reboot) che Hollywood ci ha offerto negli ultimi anni: il film di Scott del 1982 viene infatti evocato nei suoi eventi principali, ma il suo universo non viene citato o replicato tout court. Siamo di fronte, piuttosto, a un ampliamento e a una maggior problematizzazione del mondo futuristico creato a suo tempo da Philip K. Dick, e portato sullo schermo da Scott: nella storia sono passati 30 anni dagli eventi del film originale, la società umana ha subito delle trasformazioni radicali, e lo stesso rapporto con i replicanti (vecchi e nuovi) è mutato profondamente. Lo stesso palcoscenico in cui la storia è ambientata viene ampliato: non più solo una Los Angeles che i tre decenni trascorsi hanno comunque profondamente trasformato, ma anche i suoi dintorni, oltre a San Diego e Las Vegas. Il viaggio dell’agente K interpretato da Ryan Gosling si sovrappone così al viaggio dello spettatore alla (ri)scoperta di un universo ancora pregno di suggestioni, invecchiato e rinnovato allo stesso tempo, capace di adattare alla sensibilità moderna quegli interrogativi (sull’identità, l’etica e il potere) che hanno caratterizzato a fondo il film originale, e insieme l’intero filone cinematografico a cui questo ha dato origine.

Approcciandosi dunque a un cult movie, ovvero a un oggetto per sua natura quasi intoccabile, circondato – anche in virtù della sua iniziale unicità – da un’aura di sacralità, Denis Villeneuve ha compiuto quello che si avvicina a un miracolo: recuperarne e ampliarne le suggestioni, rivitalizzarne l’universo restando fedele alle sue basi, adattarne le premesse ai gusti e alla sensibilità dello spettatore del 2017. Non ha nulla di nostalgico, Blade Runner 2049: il suo approccio si muove semmai nella direzione della ricerca di nuove strade, in quella della consapevolezza del tempo che è passato (fuori e dentro lo schermo), nell’ambizione di rendere ancora fecondo di stimoli (estetici ed intellettuali) un universo già ampiamente storicizzato. Il comparto visivo del film è maestoso, potente, dal magnetismo indiscutibile: un risultato che cattura l’occhio e stordisce, a partire dall’elaboratissima fotografia di Roger Deakins, per proseguire con scenografie che occhieggiano al film di Scott, ma trasmettono brillantemente (così come l’intero film) l’idea dei tre decenni da esso intercorsi. Una menzione va fatta anche allo score di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, coerente e nello stesso tempo divergente dall’originale commento sonoro di Vangelis; a ciò si somma un cast che, oltre all’ottima prova di Gosling, e a un Ford che aggiorna in modo ottimale il suo personaggio, consta delle notevoli prove di Jared Leto, Robin Wright, Sylvia Hoeks e soprattutto dell’attrice cubana Ana De Armas, in un ruolo fondamentale per l’intera costruzione narrativa del film. L’epica del film di Scott, così come la sua capacità di imprimersi nell’immaginario collettivo, trovano complessivamente nella visione (personale e coerente) di Villeneuve, un ideale “ponte” verso il futuro, dimostrando che il citazionismo e la nostalgia non sono le uniche strade per approcciarsi ai classici.

Va certo rimarcato che quegli spettatori che si aspettassero (ma è davvero possibile, conoscendo il cinema di Villeneuve?) una mera operazione-nostalgia, resteranno probabilmente delusi da questo sequel, che alla memoria cinefila concede, per sua scelta, ben poco. Blade Runner 2049, come abbiamo ampiamente cercato di spiegare, percorre altre e più accidentate strade, risultando qualcosa di più complesso e ambizioso anche rispetto a un mero sequel. Si potrebbe poi obiettare qualcosa rispetto alla durata del film (163 minuti), certo giustificata rispetto all’estensione temporale della vicenda, ma a tratti capace di farsi avvertire in modo eccessivo; specie in una seconda parte in cui il ritmo della narrazione rallenta vistosamente. Sbavature comunque non tali da pregiudicare la riuscita di un’operazione che rappresentava molto più di un azzardo, e che ha potuto giovarsi della visione di uno dei più originali e coerenti autori dell’ultimo decennio.

Titolo originale: Blade Runner 2049
Regia: Denis Villeneuve
Paese/anno: Stati Uniti / 2017
Durata: 163’
Genere: Drammatico, Fantascienza, Noir, Thriller
Cast: Ana de Armas, Barkhad Abdi, Carla Juri, Dave Bautista, Harrison Ford, Jared Leto, Lennie James, Mackenzie Davis, Robin Wright, Ryan Gosling, Sean Young, Sylvia Hoeks
Sceneggiatura: Hampton Fancher, Michael Green
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Joe Walker
Musiche: Benjamin Wallfisch, Hans Zimmer, Vangelis
Produttore: Andrew A. Kosove, Broderick Johnson, Bud Yorkin, Cynthia S. Yorkin
Casa di Produzione: 16:14 Entertainment, Alcon Entertainment, Bud Yorkin Productions, Columbia Pictures, Scott Free Productions, Torridon Films
Distribuzione: Sony Pictures Releasing, Warner Bros. Pictures

Data di uscita: 05/10/2017

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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