JUSTICE LEAGUE

JUSTICE LEAGUE
di Zack Snyder


Dopo una serie di episodi stand-alone e l'esperimento di Batman v Superman, il DC Extended Universe si “collettivizza” con Justice League: un episodio diretto di nuovo da Zack Snyder, interessante per le premesse che pone anche se (ancora una volta) non equilibratissimo in fase di scrittura.

Benvenuto collettivo

Dopo la morte di Superman, il mondo sembra aver perso quell’anelito di speranza che l’eroe incarnava: paura e insicurezza regnano per le strade, mentre il vigilante Batman è invecchiato e preso dai sensi di colpa per la morte del compagno. Una sconosciuta razza antropomorfa, quella dei Parademoni, sta approfittando del sentimento di paura che serpeggia tra gli uomini, nutrendosene e alimentandola. Resosi conto della minaccia, Bruce Wayne decide di mettere insieme una squadra di combattenti dai poteri straordinari: per far ciò, chiede aiuto a Diana Prince/Wonder Woman. I due individuano come candidati l’uomo cibernetico Victor Stone, ex atleta trasformato in un cyborg dopo un tragico incidente, il giovane Barry Allen, perito forense capace di muoversi a una velocità sovrumana, e l’erede al trono di Atlantide Arthur Curry, che vive tra gli abissi della civiltà sommersa e una comunità di pescatori su un’isola del Nord Europa. Il gruppo, appena assemblato, dovrà fronteggiare il malvagio dio Steppenwolf, a capo dell’esercito di Parademoni, deciso ad appropriarsi di tre antichi artefatti capaci di donargli un potere illimitato.

Dopo un inizio quasi in sordina, condizionato in gran parte dai confronti col già avviato (e ben oliato) franchise della concorrente Marvel, il DC Extended Universe entra finalmente nel vivo con questo Justice League. Un prodotto, quello diretto da Zack Snyder (ma il tocco del co-sceneggiatore Joss Whedon è più che evidente) che potrebbe essere considerato l’avvio di un’ipotetica “fase due” per l’universo DC, in cui l’integrazione tra le storie dei vari personaggi è finalmente esplicita e funzionale alla trama. Il carattere “collettivo” già accennato nel precedente (e non del tutto riuscito) Batman v Superman: Dawn of Justice diviene qui esplicito, mentre al già introdotto personaggio di Wonder Woman si aggiunge un gruppo di eroi dal ruolo e dalla funzionalità narrativa ben definiti. Siamo, insomma, di fronte all’equivalente di quello che per il Marvel Cinematic Universe fu il primo Avengers: e non è un caso che anche qui si faccia sentire in modo decisivo la presenza, come sceneggiatore e (di fatto) co-regista, di Whedon.

Ancor più che in Batman v Superman, nel nuovo film è evidente la lettura crepuscolare della figura del Cavaliere di Gotham interpretato da Ben Affleck (sarà interessante vedere quale sarà l’impronta del film a lui dedicato), mentre la consueta epica dark e magniloquente di Snyder viene stemperata dalla visione umana, tutta concreta e in parte autoironica e smitizzante, conferita ai personaggi dalla scrittura di Whedon: una svolta, questa, che era stata decisa già prima dell’ingresso nel franchise del creatore di Buffy – L’ammazzavampiri, ma che questi sembra aver abbracciato e fatto sua con convinzione. Così, il Flash col volto di Ezra Miller è un post-adolescente nerd che diviene supereroe per caso più che per scelta, il Cyborg di Ray Fisher non nasconde il suo rancore verso suo padre, mentre l’amazzone interpretata da Gal Gadot è restia a farsi leader del gruppo. Tutti i personaggi, più in generale, vengono ricondotti a una visione più terrena e problematica dello scontro (comunque apocalittico) che saranno costretti ad affrontare, oltre che dei rapporti dell’appena assemblato gruppo in cui si trovano a operare.

Con Justice League, che rappresenta il primo vero banco di prova per la tenuta del media franchise targato Warner/DC, viene valorizzato il carattere collettivo della trama, mentre gli eroi (compresi quelli parzialmente nuovi) ricevono quasi tutti un’adeguata caratterizzazione dallo script. Tra questi, va segnalato almeno il Flash interpretato da Ezra Miller, forse il più vicino all’ormai consueta lettura whedoniana del supereroe, mentre la Diana Prince/Wonder Woman di Gal Gadot acquista sempre più spessore e personalità, grazie anche a un’interpretazione, da parte dell’attrice/modella, che si rivela decisamente funzionale. L’estetica di Snyder, tutta tesa all’ipertrofia visiva e alla saturazione digitale (anche qui, a tratti, si ha la netta impressione di essere davanti a un videogioco d’azione) viene stemperata e tenuta sotto controllo dall’approccio di Whedon, mentre il lato più dark della vicenda (tutto incarnato in un Batman grazie al quale – per una volta – Ben Affleck può sfruttare al meglio la sua scarsa espressività) è ottimamente gestito da una prima parte che si prende i suoi tempi per costruire la vicenda, limitando i quantitativi di azione.

Azione che comunque, in Justice League, viene profusa a piene mani dal regista nella seconda metà della storia, in una conclusione che è apocalittica negli eventi mostrati così come nei lividi, iperrealistici toni della fotografia; il regista mostra l’intelligenza di mantenere il minutaggio abbastanza contenuto (siamo intorno ai 120 minuti), rimandando ai puntuali controfinali (qui ce ne sono due, l’ultimo dei quali posto proprio dopo i titoli di coda) le previsioni per il prosieguo del franchise.

L’estetica di Snyder, ormai codificata e riproposta di film in film, ha sia estimatori che detrattori: in Justice League, la sua impronta videogiochistica e “sovraccarica” non risulterà certo più digeribile a chi dovesse proprio esservi avverso. Va inoltre sottolineato che, pur se la qualità dello script è superiore a quella dei precedenti L’uomo d’acciaio e Batman v Superman, anche qui l’equilibrio narrativo non risulta proprio perfetto: proprio il subplot che riguarda il personaggio interpretato da Henry Cavill (di cui evitiamo, ovviamente, di rivelare i dettagli) poteva essere preparato e gestito molto meglio. Ugualmente un po’ convenzionale, e approfondita solo in modo irregolare e poco convincente, risulta la presentazione dell’Aquaman a cui dà il volto lo statuario Jason Momoa. Limiti, questi ultimi, che denunciano forse (anche) la travagliata realizzazione del progetto (una grave tragedia familiare ha costretto Snyder ad abbandonare la post-produzione, con un Whedon che è subentrato, successivamente, anche nella regia di alcune sequenze girate ex-novo).

Justice League poster locandina

Titolo originale: Justice League
Regia: Zack Snyder
Paese/anno: Canada, Regno Unito, Stati Uniti / 2017
Durata: 120’
Genere: Avventura, Azione, Fantascienza, Fantastico
Cast: Ágústa Eva Erlendsdóttir, Amber Heard, Amy Adams, Ben Affleck, Björt Sigfinnsdóttir, Chris Courtenay, Ciarán Hinds, Connie Nielsen, David Thewlis, Diane Lane, Ezra Miller, Gal Gadot, Henry Cavill, Ingvar Sigurdsson, J.K. Simmons, Jason Momoa, Jeremy Irons, Joe Morton, John Dagleish, Julian Lewis Jones, Lisa Loven Kongsli, Michael McElhatton, Ray Fisher, Salóme Gunnarsdóttir, Sergi Constance
Sceneggiatura: Chris Terrio, Joss Whedon
Fotografia: Fabian Wagner
Montaggio: David Brenner, Martin Walsh, Richard Pearson
Musiche: Danny Elfman
Produttore: Andrea Wertheim, Charles Roven, Deborah Snyder, Geoff Johns, Gregor Wilson, Jon Berg, Madison Ainley, Madison Weireter, Marianne Jenkins
Casa di Produzione: Atlas Entertainment, Canadian Film or Video Production Tax Credit (CPTC), Cruel & Unusual Films, DC Entertainment, RatPac Entertainment, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros.

Data di uscita: 16/11/2017

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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