L’ARTE VIVA DI JULIAN SCHNABEL

L’ARTE VIVA DI JULIAN SCHNABEL
di Pappi Corsicato


Davanti alla macchina da presa di Pappi Corsicato, in L’arte viva di Julian Schnabel prende forma un percorso artistico e di vita tutto personale, vivo, pulsante e tutt'altro che pronto per essere storicizzato.

Racconto di un artista

Artista eclettico e geniale, tra i protagonisti della pittura americana della seconda metà del secolo scorso, Julian Schnabel è in seguito diventato regista, trasponendo nel cinema le sue visioni e il suo approccio all’arte visuale. L’uomo e l’artista si raccontano in questo L’arte viva di Julian Schnabel davanti alla macchina da presa di Pappi Corsicato, che di Schnabel ripercorre la biografia (dall’infanzia a Brooklyn ai grandi successi nella pittura, fino al passaggio al cinema), l’evoluzione del gusto pittorico e le sperimentazioni, l’approccio “multimediale” all’arte, e infine gli incontri con personaggi dalla sensibilità affine, quali Willem Dafoe, Lou Reed, Al Pacino e Bono.

Documentario teso a raccontare l’arte e la vita di un personaggio straordinario, che col cinema intrattiene tuttora un rapporto privilegiato (anche se non esclusivo) L’arte viva di Julian Schnabel è una sorta di personale tributo fatto da Pappi Corsicato a una figura che il regista sente evidentemente come (comprensibilmente) affine. Una coproduzione italo-statunitense che racconta l’uomo e l’artista Schnabel in un periodo in cui la sua figura è tutt’altro che pronta per essere storicizzata, ma risulta al contrario più che mai attiva, sia sul fronte delle opere su tela (le ultime esposizioni mostrate dal film risalgono al 2016) sia su quello del lavoro dietro la macchina da presa: è annuncio recentissimo, infatti, l’intenzione di Schnabel di realizzare un biopic su Vincent Van Gogh (che vedrà Willem Dafoe nel ruolo di protagonista).

Alternando filmati di repertorio che ripercorrono tanto la vita personale di Schnabel (a partire dall’infanzia) quanto l’evoluzione del suo lavoro, a interviste a familiari, amici e colleghi (dai figli Lola, Stella, Vito, Cy e Olmo alle due mogli Jacqueline e Olatz, fino agli amici e collaboratori Al Pacino, Mary Boone, Jeff Koons, Bono, Laurie Anderson, oltre allo stesso Dafoe), il documentario fa un viaggio in un percorso artistico e umano in cui i confini dell’arte non sono mai così definiti, debordando sovente nella vita personale, annullando la distinzione netta tra tempo lavorativo e tempo di vita, così come quella più generale tra gusto artistico ed esperienziale. Un ritratto pensato come sguardo ravvicinato, ma mai agiografico, su una figura naturalmente sfuggente, che il regista napoletano ha già presentato in anteprima al Tribeca Film Festival (preludio alla distribuzione statunitense, di poco successiva), e che ora Nexo Digital distribuisce in due giornate-evento, il 12 e il 13 dicembre.

Rigoroso ed essenzialmente divulgativo, L’arte viva di Julian Schnabel trova il giusto equilibrio tra la ricostruzione biografica e le interviste frontali, riuscendo a far risultare attraente la pittura di Schnabel anche per quegli spettatori che non avessero tale campo artistico quale primo interesse. L’alternanza, continua e senza soluzioni di continuità, tra l’esplicitazione della vita e quella dell’arte del personaggio, rende bene la confusione creativa (e feconda) tra i rispettivi campi, confusione che rappresenta parte integrante del percorso umano e creativo di Schnabel; mentre la scelta delle sequenze dei suoi film mostra la continuità del suo lavoro (e della sua visione) nei due differenti campi in cui questo si è esercitato. Tra gli incontri umani e professionali raccontati dal film, particolarmente toccante è quello con Lou Reed, immortalato dal film concerto Lou Reed – Berlin, risalente al 2007.

Il buon lavoro di Corsicato in L’arte viva di Julian Schnabel trova il suo principale limite in una certa timidezza registica, in un “farsi da parte” dell’occhio del documentarista che forse non rende giustizia (per quanto ciò possa apparire paradossale) a un lavoro vitale come quello di Schnabel. Corsicato sceglie di affidarsi del tutto all’attrattiva e al magnetismo esercitati dalle opere del soggetto, aggiungendovi poco di suo: ma uno sguardo più personale avrebbe senz’altro completato nel migliore dei modi il racconto biografico – anche in virtù di una sensibilità in gran parte affine – fornendogli un valore aggiunto (in termini di ottica e visione cinematografica) di cui qui si sente un po’ la mancanza.

L'arte viva di Julian Schnabel poster locandina

Titolo originale: Julian Schnabel: A Private Portrait
Regia: Pappi Corsicato
Paese/anno: Italia, Stati Uniti / 2017
Durata: 90’
Genere: Documentario
Cast: Al Pacino, Andy Warhol, Anne Consigny, Bono, Emmanuelle Seigner, Hector Babenco, Jean Michel Basquiat, Jean-Claude Carrière, Jeff Koons, Julian Schnabel, Laurie Anderson, Lou Reed, Mary Boone, Mathieu Amalric, Stella Schnabel, Vito Schnabel, Willem Dafoe
Sceneggiatura: Pappi Corsicato
Montaggio: Tommaso Gallone
Musiche: Gabriele Roberto
Produttore: Riccardo Scamarcio, Valeria Golino, Viola Prestieri
Casa di Produzione: Buena Onda
Distribuzione: Nexo Digital

Data di uscita: 12/12/2017

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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