BENEDETTA FOLLIA

BENEDETTA FOLLIA
di Carlo Verdone


La fase di transizione, perennemente incompiuta, attraversata dal cinema di Carlo Verdone si conferma anche in Benedetta follia: un film che, laddove vuole parlare dello scorrere del tempo, finisce paradossalmente per risultare immobilizzato nella riproposizione di formule comiche ormai stantie.

Maledetti cliché

Dopo un incidente in moto, che gli ha permesso di conoscere quella che sarebbe diventata sua moglie, Guglielmo ha tirato da tempo i remi in barca. 25 anni dopo quell’evento, la sua vita scorre tranquilla, tra un matrimonio privo di sorprese e il lavoro presso il negozio di articoli religiosi che gli lasciò suo padre. Ma una scossa, la più dolorosa, arriva all’improvviso, nel modo e nel momento più inaspettati: proprio nel giorno del suo anniversario, sua moglie Lidia decide di mollarlo per una donna. Il suo mondo crolla, completamente. A cercare, a suo modo, di ricostruirlo, ci penserà Luna, una sfrontata, originale ragazza che si presenta nel suo negozio, chiedendo di essere assunta come nuova commessa. Col suo fare spontaneo e vulcanico, Luna conquista Guglielmo, spingendolo a tentare di ricostruire la sua vita: ma la stessa ragazza si rivelerà essere in fuga da un passato che la tallona da vicino.

Quasi trent’anni di carriera, e una galleria di personaggi che si sono evoluti parallelamente al gusto del pubblico e al mutare delle mode. Carlo Verdone, con questo Benedetta follia, sembra contemporaneamente guardare al passato e al futuro. Il passato è quello del motociclista di Troppo forte, richiamato nel prologo e in una significativa scena allo specchio, alter ego giovane del protagonista e (in modo fin troppo trasparente) dello stesso attore/regista; il futuro, quello di una vicenda che abbraccia in modo divertito ma quieto gli anni e le rughe sul viso, che mette da parte l’istrionismo, che lascia il palcoscenico (in gran parte) ai comprimari. Comprimari che qui si incarnano, soprattutto, in due donne dai caratteri antitetici, coi volti di Ilenia Pastorelli (vulcanica, giovane commessa) e dell’infermiera interpretata da Maria Pia Calzone.

Il nuovo film di Verdone mette in campo da un lato una comicità più controllata, confermando la “linea” che da circa un decennio a questa parte ha visto – con alti e bassi – una specie di revisione critica nel cinema del regista; dall’altro, ne conferma il carattere spontaneo e immediato, intriso di una romanità che si esprime tanto nell’insistenza sui luoghi (quelli “sacri” del quartiere di Borgo, confinante col Vaticano, e quelli profani del locale notturno di Ostia) quanto nelle movenze e nell’eloquio del personaggio della Pastorelli. La formula comica del cinema di Verdone, fatta di sketch che si nutrono di personaggi in certa misura emblematici (di categorie sociali, anagrafiche o geografiche) si adegua in Benedetta follia alla società interconnessa e social, a creare uno stridente (e voluto) contrasto col palcoscenico immobile, ammuffito e asfittico, del negozio gestito dal protagonista. Un setting da cui muoverà la “scossa” che sostanzia la trama.

Quando non vira (troppo) nei cliché, e resta ancorata a una realtà in certa misura vicina allo spettatore, la comicità di Verdone risulta ancora efficace, pur nelle trasformazioni subite nel tempo. Le parti più riuscite, in questo Benedetta follia, risultano quelle che evidenziano le disavventure del protagonista nel mondo social, e che mettono in evidenza il suo disagio di uomo legato a una concretezza vintage (eloquente il prologo ambientato negli anni ‘90, con colonna sonora hard rock) catapultato in un’arena di possibilità e incontri per lui indecifrabile. L’idea, semplice, riesce a far accettare le macchiette e gli stereotipi, funzionali al discorso proposto. Il negozio di articoli sacri, in fondo, non è che l’altra faccia della “sacra” motocicletta custodita dal protagonista: entrambi emblemi di un tempo che non sembra essere riuscito a tenere il passo con le trasformazioni del presente. In questo senso, il pur didascalico dialogo allo specchio con l’alter ego giovane, a metà film, acquista senso e pregnanza, così come ne acquista la divertente sequenza onirica, una divagazione psichedelica e musical che proietta (in modo un po’ estemporaneo, ma efficace) il cinema del regista in territori finora inesplorati.

Anche in Benedetta follia, tuttavia, il cinema dell’attore/regista romano sembra attraversare una fase di transizione (perennemente) incompiuta, in cui da un lato si abbraccia il passare del tempo creando nuove soluzioni (l’idea del negozio di articoli sacri è in questo senso molto funzionale), dall’altra si riciclano cliché che appaiono, nel 2018, più che mai fuori tempo massimo. In questo senso, il personaggio della co-protagonista, con gli sketch che la vedono continuamente e banalmente intenta a cercare l’effetto comico, nel contrasto con l’ambiente “sacro” del negozio, risulta poco calibrato, forzatamente sopra le righe. La figura femminile interpretata da Ilenia Pastorelli, in questo senso, funziona meglio dal lato puramente strumentale (per come “muove” la storia) che in quanto personaggio a sé, specie laddove dà vita a un’esilissima sottotrama noir e a una ancor più esile vicenda familiare. Il film inciampa così in una costruzione narrativa difettosa, dovuta in parte a un personaggio forse troppo cucito addosso alla sua interprete, in parte allo scarso coraggio nel mettere da parte soluzioni narrative (e comiche) ormai ampiamente stantie.

Benedetta follia poster locandina

Titolo originale: Benedetta follia
Regia: Carlo Verdone
Paese/anno: Italia / 2018
Durata: 110’
Genere: Commedia
Cast: Adriano Dossi, Aldo De Martino, Anna Ferraioli Ravel, Antonio Zavatteri, Aurora Cimino, Ben Oduwole, Brando Improta, Carlo Verdone, Ciro Scalera, Corinne Jiga, Elisa Di Eusanio, Federica Fracassi, Francesca Manzini, Gina Rovere, Ilenia Pastorelli, Leonardo Orsolini, Lucrezia Lante della Rovere, Malvina Ruggiano, Margherita Di Rauso, Maria Gorini, Maria Pia Calzone, Massimo Cimaglia, Paola Minaccioni, Paolo Paoloni, Piero Concilietti, Silvia Munguia, Ulf Peter Johansson, Valentina D'Ulisse
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Menotti, Nicola Guaglianone
Fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio: Pietro Morana
Musiche: Michele Braga, Tommy Caputo
Produttore: Aurelio De Laurentiis, Luigi De Laurentiis Jr.
Casa di Produzione: Filmauro
Distribuzione: Filmauro

Data di uscita: 11/01/2018

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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