MARIA MADDALENA

MARIA MADDALENA
di Garth Davis


Interessante rilettura, da parte del regista Garth Davis, di una delle figure meno approfondite della narrazione evangelica, Maria Maddalena dissipa tuttavia nella seconda parte le sue buone premesse, normalizzando il suo sguardo e mettendo tra parentesi il contesto in cui la protagonista opera.

Consigliera e rivoluzionaria

Galilea, 33 d.C.: Maria, figlia di pastori della cittadina di Magdala, lascia la sua famiglia per unirsi ai discepoli del carismatico predicatore Gesù di Nazareth. L’atto della donna, considerato un’intollerabile ribellione in una società fortemente patriarcale, le costa il ripudio da parte della sua famiglia. Entrata in confidenza con il profeta, stabilita con lui una singolare e unica empatia, la donna lo seguirà attraverso il suo pellegrinaggio verso Gerusalemme, dove i suoi discepoli sperano che egli guidi una rivolta contro il dominio romano. Ma le intenzioni del Nazareno sono altre e diverse; e Maria, ancora una volta, sembra aver visto prima degli altri attraverso la sua mente e il suo cuore.

È singolare, e non da disprezzare a priori, la lettura che questo Maria Maddalena, diretto da Garth Davis, tenta di una figura tradizionalmente reputata di secondo piano nella narrazione evangelica, solo di recente oggetto di una più precisa sistemazione nel culto cattolico. La tradizionale, e da più parti ripresa, identificazione della figura della Maddalena come prostituta (definitivamente smentita solo in tempi recentissimi, nel 2016) viene qui sostituita dall’immagine di una sorta di Giovanna d’Arco ante litteram, una “femminista dello spirito” che riesce a trovare un suo spazio, e una sua dimensione d’azione, all’interno di un microcosmo come quello dei discepoli del Cristo, in contrapposizione a una società che relega la donna a un ruolo puramente passivo. Una lettura del racconto evangelico che cerca di estendere il suo sguardo sulla società dell’epoca in relazione alla sua particolare struttura patriarcale.

La Maria Maddalena di Rooney Mara si pone quindi nel doppio ruolo di eroina che tenta di emanciparsi (seppur solo sul piano spirituale) da una condizione “naturalmente” subalterna, e di consigliera speciale, capace di stabilire una singolare empatia attraverso la semplice vicinanza fisica, per il tormentato Cristo interpretato da Joaquin Phoenix. Il suo percorso è teso a evidenziare la sua presenza in tutti i passaggi fondamentali del racconto evangelico, ma soprattutto a mettere in luce la sua capacità di comprensione e partecipazione (tutta femminile) delle reali intenzioni e tormenti interiori del futuro Salvatore. Un’interpretazione tesa non solo a recuperare, nella sua complessità, una figura controversa e poco trattata, ma anche a tentare di “svecchiare” le interpretazioni più conservatrici e retrive sul ruolo della donna, nel suo complesso, all’interno del culto cattolico; lo scopo è quello di fornire alla figura femminile nel suo complesso una valenza più attiva e propositiva, a partire dal suo esempio più antico e rappresentativo.

È molto interessante, in Maria Maddalena, il citato tentativo di allargamento di sguardo, la rottura del tradizionale focus sul ristretto microcosmo dei discepoli del Nazareno, la giustapposizione con l’esterno (evidente soprattutto nella prima parte) in particolare nel diverso atteggiamento verso la figura femminile e la sua possibile funzione. Proprio in questa differenza, più che nel criptico messaggio (e nelle suggestioni sospese tra spiritualità e “carnale” voglia di rivolta) viene riposta ed evidenziata la natura “rivoluzionaria” del messaggio del Cristo. A quest’ultimo, da par suo, viene data un’interessante lettura da un Joaquin Phoenix cupo, obliquo e instabile quanto basta, convincente nell’esplicitazione sul volto di un tormento che non viene mai compiutamente espresso a parole (e forse neanche del tutto compreso razionalmente). Il suo “terminale” col volto di Rooney Mara, tra silenzi, fisici (s)conforti e increspature del volto, si adegua bene al personaggio, cercando di coglierne i non detti e accompagnando con la sua semplice presenza scenica un racconto ben noto, attraverso tutti i suoi più drammatici snodi.

Dopo l’interessante prima parte, lo script di Maria Maddalena sembra tuttavia in parte dimenticarsi la necessità di mantenere uno sguardo esteso alle strutture sociali e patriarcali della società dell’epoca; la stessa figura della protagonista, da par suo, assume il più limitato (e meno complesso) ruolo di consigliera spirituale per il personaggio del Cristo, che in parte finisce per fagocitarne e “normalizzarne” il rilievo. Il ritmo del film, invero inutilmente dilatato per i tre quarti della sua durata (complice anche un montaggio statico e poco efficace) subisce un’indebita accelerazione in tutta l’ultima parte: questa trasmette un’idea di frettolosità e approssimazione, che mal si addice al tentativo del film di sviscerare in modo puntuale tanto il contorno, lo sfondo antropologico, quanto l’umanità e le basi psicologiche che hanno contrassegnato la vita e l’azione della protagonista. In questo senso, quindi, il film di Garth Davis pecca di scarso coraggio, restando a metà del guado nei suoi propositi di rilettura e reinterpretazione di una delle figure più interessanti dell’intera narrazione evangelica.

Titolo originale: Mary Magdalene
Regia: Garth Davis
Paese/anno: Australia, Regno Unito, Stati Uniti / 2018
Durata: 120’
Genere: Drammatico, Storico
Cast: Ariane Labed, Charles Babalola, Chiwetel Ejiofor, David Schofield, Denis Ménochet, Hadas Yaron, Joaquin Phoenix, Michael Moshonov, Rooney Mara, Ryan Corr, Shira Haas, Tahar Rahim, Tawfeek Barhom, Tchéky Karyo, Theo Theodoridis, Uri Gavriel, Zohar Shtrauss
Sceneggiatura: Helen Edmundson, Philippa Goslett
Fotografia: Greig Fraser
Montaggio: Alexandre de Franceschi, Melanie Oliver
Musiche: Hildur Guðnadóttir, Jóhann Jóhannsson
Produttore: Emile Sherman, Iain Canning, Liz Watts
Casa di Produzione: Film4, Porchlight Films, See-Saw Films, Universal Pictures International Production
Distribuzione: Universal Pictures

Data di uscita: 15/03/2018

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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