LUCANIA – TERRA SANGUE E MAGIA

LUCANIA – TERRA SANGUE E MAGIA
di Gigi Roccati


Romanzo di formazione e redenzione, tributo sospeso nello spazio e nel tempo a una terra magica e morente, Lucania - Terra sangue e magia si giova dell’occhio da documentarista del regista Gigi Roccati, entrando sottopelle a dispetto di un montaggio che, a tratti, ne limita il potenziale.

La favola della terra

È sia un romanzo di formazione che di redenzione, questo Lucania – Terra sangue e magia, ultimo lavoro di Gigi Roccati, ambientato in un pezzo di terra del Sud Italia apparentemente sospeso nel tempo e nello spazio. La formazione è quella di Lucia (la giovane Angela Fontana, già vista in Indivisibili), ragazza sprofondata nel mutismo dopo la scomparsa di sua madre, che tuttavia è ancora capace di vedere e comunicare ancora con la figura della donna; una figura concreta quasi quanto lo era durante la sua vita, rimasta vicino alla ragazza come un benevolo e solido fantasma. La redenzione, invece, è quella perseguita da suo padre Rocco (interpretato da Giovanni Capalbo), contadino che per una vita ha confinato il suo orizzonte ideale all’interno della sua terra; e che ora quella terra l’ha difesa di fronte all’attacco più pericoloso. Un autotrasportatore, Carmine, ha infatti offerto soldi a Rocco per seppellire rifiuti tossici all’interno della tenuta: di fronte al rifiuto dell’uomo, Carmine ha inviato nottetempo due sgherri per fare il lavoro di nascosto, incendiando nel contempo la casa del contadino. La reazione di Rocco, minacciato con le armi, consiste nell’eliminazione di uno dei due uomini. L’immobilizzato mondo di Rocco e Lucia, ormai, è andato definitivamente in pezzi: la casa è bruciata, i due sono ormai braccati. Inizia un viaggio attraverso una terra di cui padre e figlia (ri)scoprono la magia, ma anche la sofferenza.

Già presentato nel corso del Bif&st di Bari, Lucania – Terra sangue e magia ha il passo e l’andamento del cinema contemplativo, calato tuttavia nella concretezza dolorosa di una realtà contaminata dall’azione devastatrice dell’uomo. I rituali ancestrali legati alla terra sono restituiti dal film di Gigi Roccati nella loro semplicità e complessità insieme, nell’istintualità di una giovane la cui “pazzia” (considerata tale da suo padre e dai suoi vicini) è in realtà parte di un universo che ne valorizza, nonostante tutto, l’azione. L’animismo comunicato fin dalle prime immagini del film, la simbiosi che entrambi i protagonisti esprimono – in modi diversi – con la dimensione della terra, è forse l’elemento più interessante del film di Roccati; la Lucania del titolo, più che luogo, è dimensione sia spirituale che concreta, valorizzata da Rocco attraverso il duro e quotidiano lavoro nei campi, da Lucia attraverso la danza, la contemplazione, l’apertura fisica e mentale ai ritmi della terra. Un doppio binario che permea tutta la prima parte del film, dai campi assolati in cui la ragazza immerge senza tema il suo corpo, dagli incontri furtivi e fisici col giovane amante di turno, ma anche dal quadro domestico tra le antiche pietre del casolare di famiglia, illuminato dalla discreta presenza della madre. Persino il rituale a cui Rocco vuole sottoporre la figlia, creduta indemoniata, partecipa in realtà di tale dimensione magica; e persino la fattucchiera vede qualcosa, a un certo punto, e rinuncia a scacciare il Male laddove capisce che questo non c’è.

Il viaggio forzato di padre e figlia amplia la portata della magia raccontata dal film, ne espande i confini potenziali, ma ne denuncia anche l’inarrestabile corruzione. Come in una fiaba, il regno fatato è morente, contaminato dal veleno sversato dall’uomo, ridotto a una landa desolata dalla veste quasi post-apocalittica; le danze e i canti, quelli di contadini costretti ad attraversare l’amata terra con un fazzoletto sul volto, per non respirarne i miasmi, non servono più a propiziarne la guarigione. Possono solo, ulteriormente, denunciarne la grande sofferenza. Ma la forza morente della terra, incanalata da Lucia, trova comunque il suo potere rigenerante in una dimensione più piccola: guarisce i malanni di un Rocco sempre più debole, e contemporaneamente restituisce forza vitale alla ragazza, vera fonte di energia nel viaggio dei due. Un viaggio che è metà fuga, metà esplorazione e riappropriazione delle proprie radici: crescita, insomma, declinata diversamente per padre e figlia. In tutto ciò, il film di Roccati fa un uso parco della musica extradiegetica – quasi assente – lasciando parlare suoni e sussurri della terra, dissonanze organizzate contrapposte ai canti e balli propiziatori che esplodono nella sequenza centrale del film. Quella che segnerà la svolta definitiva per entrambi i personaggi, e che renderà ognuno di loro maggiormente consapevole del proprio ruolo nel dramma che stanno vivendo.

Ha certo una buona forza espressiva, questo Lucania – Terra sangue e magia, forza che gli viene conferita dal background da documentarista del regista, dall’occhio allenato a cogliere (quasi malickianamente) i dettagli più espressivi del paesaggio, facendo della terra una sorta di personaggio che – insieme ai suoi comprimari – vive, respira e soffre. Il tutto è impreziosito da una fotografia che mostra una consistenza quasi tattile, priva dell’algido nitore di molto digitale moderno, ma anzi fiera delle sue imperfezioni: di una grana che si adegua ai chiaroscuri delle immagini, dell’alternanza di luci e ombre espressa dai luoghi attraversati dai due protagonisti. In questo senso, è un peccato che un po’ della forza contemplativa del film, del suo invito paradossale a rallentare, anche laddove ci vengono mostrati due personaggi in fuga, sia sacrificato da un minutaggio ridotto, con tagli di montaggio a tratti troppo bruschi, che interrompono anzitempo la costruzione emotiva e visiva della storia. Il subplot che vede in primo piano l’autotrasportatore col volto di Pippo Delbono, la cui azione guida il racconto verso il confronto finale, è probabilmente la parte più debole del film; quasi una concessione a una struttura narrativa classica, senza che la sceneggiatura trovi poi il modo di inserirne le premesse all’interno della sua costruzione. Solo una sequenza, quella della danza che vede coinvolta un’intera comunità, fiera e capace di rigenerarsi anche di fronte alle minacce, dispiega al meglio tutte le potenzialità del film: non a caso un momento centrale, capace di riassumere tutto il senso (espresso in un liberatorio urlo) di una favola che entra sottopelle, anche a dispetto dei suoi compromessi e delle sue – forse inevitabili – imperfezioni.

Titolo originale: Lucania - Terra sangue e magia
Regia: Gigi Roccati
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 85’
Genere: Drammatico
Cast: Angela Fontana, Christo Jivkov, Enzo Saponara, Giovanni Capalbo, Maia Morgenstern, Marco Leonardi, Pippo Delbono
Sceneggiatura: Carlo Longo, Davide Manuli, Gigi Roccati, Gino Ventriglia
Fotografia: Salvatore Landi
Montaggio: Annalisa Forgione
Musiche: Antonio Infantino, Cypress Grove, Gabriele Bonolis
Produttore: Federico Saraceni, Giovanni Capalbo, Pilar Saavedra
Casa di Produzione: Fabrique Entertainment
Distribuzione: 102 Distribution

Data di uscita: 20/06/2019

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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