ROCKETMAN

ROCKETMAN
di Dexter Fletcher


Biopic prodotto dal suo stesso oggetto di rappresentazione, con protagonista un ottimo Taron Egerton, Rocketman convince tuttavia solo a sprazzi: lo sguardo di Dexter Fletcher si lascia prendere sovente la mano, fino a sconfinare a tratti nel pacchiano.

Variopinti eccessi

Vero e proprio fenomeno cinematografico della scorsa stagione è il biopic su Freddie Mercury Bohemian Rhapsody, diretto da Bryan Singer, il quale, in seguito a problemi interni con la produzione, ha “ceduto il posto” al collega Dexter Fletcher, rimasto, tuttavia, non accreditato. Che fare, tuttavia, quando un lungometraggio del genere ha una tale risonanza sul pubblico di tutto il mondo, se non dar vita a un ulteriore prodotto atto a raccontarci per immagini la vita di un’altra grande star della musica? Detto fatto. Ha preso vita, così, Rocketman, presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2019, diretto dallo stesso Fletcher e – proprio come il titolo sta a suggerire – incentrato sulla vita del cantante Elton John.

A questo punto, c’è da fare una premessa: dal momento che è stato lo stesso Elton John a produrre il presente lavoro, sin da subito ci viene da chiederci quanto la cosa sia genuina e quanto opportunamente “filtrata”. Eppure, da che mondo è mondo, ciò che alla fin fine importa è come il prodotto sia stato realizzato.

Se, dunque, in apertura di Bohemian Rhapsody una riuscita carrellata a seguire accompagnava l’indimenticato Freddie Mercury sul palco, in Rocketman vediamo immediatamente la macchina da presa precedere il cantante in uno dei suoi look più stravaganti. Elton John (un ottimo Taron Egerton che probabilmente risentirà parecchio del confronto con il collega Rami Malek che a suo tempo ha impersonato Mercury) fa così il suo ingresso in una sala della comunità di recupero in cui si trova al fine di disintossicarsi da droghe e alcool e inizia a ripercorrere tutta la sua vita, dall’infanzia – in cui ha parecchio sofferto per la mancanza di affetto da parte dei genitori, malgrado una nonna amorevole e comprensiva – fino all’immediato successo che, tuttavia, non è mai riuscito a colmare quel vuoto interiore che lo accompagnava da sempre.

Sono, dunque, numerosi flashback a fare da protagonisti assoluti in questo frizzante musical che, per certi versi, tanto sta a ricordarci gli stessi musical della Hollywood degli anni d’oro, ma che, allo stesso tempo, perfettamente in linea con lo stile del protagonista, si avvale di una regia fortemente barocca, dai colori psichedelici e con un montaggio frenetico, ma studiato sin nel minimo dettaglio, che, probabilmente, sta a rappresentare l’elemento di maggior interesse dell’intero lavoro.

Proprio così. Malgrado l’estrema cura con cui il tutto è stato realizzato, Rocketman convince soltanto fino a un certo punto. Se, infatti, lo sguardo di Fletcher ben sa gestire spazi e coreografie, sovente si lascia prendere eccessivamente la mano, finendo inevitabilmente per scadere nello stucchevole e nello smielato (vedi, ad esempio, il momento in cui il cantante vede nella propria mente i suoi familiari, insieme a sé stesso da bambino, e si riconcilia finalmente con loro), fino a momenti talmente sopra le righe da travalicare il “consentito”, finendo per rivelarsi pericolosamente pacchiani. Sono queste, ad esempio, le scene dei suoi primi concerti, in cui un marcatissimo ralenty ci fa vedere l’artista nell’atto di saltare restando attaccato soltanto al suo pianoforte, o alcuni momenti carichi di adrenalina prima di andare in scena. Anch’essi, purtroppo, sottolineati da quel ralenty tanto fastidioso quanto sconveniente.

Una regia eccessiva? Indubbiamente. Ma se, di fatto, nel mettere in scena la vita di Elton John ciò era strettamente necessario, sono proprio gli eccessi ad aver fatto perdere a un lavoro come Rocketman parecchi punti.

Visto, tuttavia, con l’ottica quasi di un’autobiografia filmata (perché, di fatto, è proprio quello che è), questo ultimo, imperfetto lavoro di Dexter Fletcher ci appare, paradossalmente, come qualcosa di intimo e strettamente personale. Come un monologo interiore e una dichiarazione d’amore che Elton John ha voluto fare a sé stesso. E non è, forse, anche questa una delle tante funzioni della settima arte? Ai posteri l’ardua sentenza.

Breve considerazione: il momento in cui il regista ci mostra in che modo Elton John ha scelto il suo nome d’arte è, forse, uno dei momenti maggiormente riusciti.


Titolo originale: Rocketman
Regia: Dexter Fletcher
Paese/anno: Regno Unito / 2019
Durata: 121’
Genere: Biografico, Drammatico, Musicale
Cast: Bryce Dallas Howard, Charlie Rowe, Gemma Jones, Jamie Bell, Jason Pennycooke, Jimmy Vee, Kamil Lemieszewski, Kit Connor, Rachel Muldoon, Richard Madden, Stephen Graham, Steven Mackintosh, Taron Egerton
Sceneggiatura: Lee Hall
Fotografia: George Richmond
Montaggio: Chris Dickens
Musiche: Matthew Margeson
Produttore: Adam Bohling, David Furnish, David Reid, Elton John, Lawrence Bender, Matthew Vaughn
Casa di Produzione: Marv Films, New Republic Pictures, Paramount Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox

Data di uscita: 29/05/2019

Articoli correlati:

Marina Pavido

Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *