QUEL GIORNO D’ESTATE

QUEL GIORNO D’ESTATE
di Mikhaël Hers


Dramma che narra lo smarrimento del lutto, e la necessità di ricomporre un quadro di vita, Quel giorno d'estate ha una regia volutamente poco appariscente; ma il film di Mikhaël Hers lavora sullo spettatore in modo silenzioso, colpendo nel segno senza ricorrere a scossoni emotivi.

Racconto di un’assenza

Il titolo originale di Quel giorno d’estate, nuovo lavoro del regista francese Mikhaël Hers già presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, era un più secco Amanda. Due focus verbali diversi – da un lato quello voluto dal regista, dall’altro quello (forse più eufonico) scelto dalla distribuzione italiana – per raccontare un’assenza e una necessità di resistere: il focus su chi resta (la piccola protagonista col volto dell’esordiente Isaure Multrier) e con quell’assenza dovrà convivere per tutta la vita, opposto a quello sulla stagione che, crudelmente e in modo quasi beffardo, si è presa quella vita e quell’affetto. Il film di Hers, in effetti, dissemina i segni della stagione dappertutto, nella sua costruzione visiva: nelle passeggiate all’aperto del protagonista David, di volta in volta con sua sorella Sandrine, con la piccola Amanda, o con la nuova fidanzata Lena, nelle sue corse in bicicletta, nelle t-shirt a maniche corte, nelle soste al fresco, giù al parco. Proprio quel parco che si trasformerà improvvisamente, senza preavviso, in un teatro d’orrore: un attentato terroristico si prende la vita di Sandrine e ferisce gravemente Lena. David, improvvisamente, resta da solo: da solo a farsi carico della piccola Amanda, e a tentare di spiegarle perché ha perso la madre, da solo a tentare di mantenere in vita un rapporto – quello con Lena – che sembra destinato a una prematura conclusione.

Ha un’estetica e un passo quasi rohmeriani, Quel giorno d’estate, almeno nella sua prima parte, quella precedente al terribile evento che cambierà l’atmosfera del film – e le vite dei suoi personaggi. Le riprese frontali del protagonista Vincent Lacoste che si aggira per le strade della capitale francese, a piedi o in bicicletta, la sua apparenza dimessa e confidente, la levità giovanile del mood dei sobborghi parigini, il carattere casuale e giocoso del primo flirt con Lena; la tranquillità familiare e fatta di rassicuranti liti e schermaglie con sua sorella Sandrine; la tensione e il senso di fiducia quasi tangibile trasmesso dalle vie della capitale in giornate estive che reiterano il loro copione sempre nello stesso, rassicurante, modo. Poi, l’attentato, la violenza che resta (efficacemente) fuori campo nel suo svolgersi, ma ben dentro il quadro nelle sue conseguenze. Quei corpi pieni di sangue, muti e incapaci di esprimere l’orrore che si è appena abbattuto su di loro; e quel sole, che prima trasmetteva fiducia, che ora li illumina allo stesso modo, crudelmente irrispettoso. Niente è più come prima, per David; l’insensatezza di quanto appena accaduto lo colpisce con la doppia consapevolezza della prematura solitudine – quella dell’età adulta e della perdita degli affetti – e dell’improvvisa necessità di farsi carico di un’altra vita. Una vita ancor più sperduta della sua.

Vive del suo carattere di dramma in sottrazione, Quel giorno d’estate, della sua messa in scena quieta e poco appariscente, del pudore delle emozioni dei personaggi, che si traduce in quello della regia quando ne restituisce lo spettro emotivo. Un pudore e una sottrazione che diventano malinconia e blocco, tempo sospeso e senso fisico di assenza, nel momento in cui il focus si restringe su David e Amanda. Sono loro a fare il film, col loro prendersi reciprocamente le misure, col carattere “formativo” della loro improvvisa, forzata convivenza: lui catapultato all’improvviso nell’età adulta, nel modo più traumatico, disperatamente bisognoso di tornare a ciò che ha perso per sempre; lei che ha la necessità di viversi, nel migliore dei modi possibili, quell’infanzia che è stata violentata dall’attentato. Su tutto, l’assenza, la perdita, tangibile anche quando non viene esplicitata: una consapevolezza che può colpire in ogni momento, quando meno si è preparati, anche a distanza di mesi dagli eventi. Una consapevolezza che riflette un’inquietudine più generale – trattata dal film, anch’essa, in modo discreto, senza urla o declamazioni: quella che ha colpito la società francese, tutta, dopo gli attentati del 13 novembre 2015, la consapevolezza di una vulnerabilità, individuale e collettiva, a cui ognuno risponde come può: con la frequentazione di un’associazione di vittime del terrorismo, per alcuni, o facendosi carico delle persone care rimaste in vita, per altri.

Solo nella sua ultima parte, che testimonia della volontà dei due protagonisti di ricucire, ricostruire, riannodare i fili di ciò che era stato spezzato (e magari anche di ciò che era spezzato già da anni, e aveva causato una protratta, ignorata sofferenza), Quel giorno d’estate sceglie di adottare un registro più esplicito; una scelta nel segno di un melò quasi liberatorio, che restituisce uno spiraglio di luce, autentico, su una vicenda dal carattere finora forzatamente aspro e plumbeo. Proprio qui, la regia, in precedenza volutamente timida, rimasta indietro in favore dei volti dei protagonisti – e degli ambienti da loro abitati – fa un passo avanti e si riprende il suo spazio: lo fa illustrando e sottolineando la possibilità di un nuovo inizio, proprio laddove questo era stato ostinatamente rifiutato. Una scelta che, al termine di una visione emotivamente più impegnativa di quanto non potesse apparire a prima vista, non disturba affatto.

Titolo originale: Amanda
Regia: Mikhaël Hers
Paese/anno: Francia / 2018
Durata: 107’
Genere: Drammatico
Cast: Bakary Sangaré, Claire Tran, David Olivier Fischer, Elli Medeiros, Greta Scacchi, Isaure Multrier, Jonathan Cohen, Lawrence Valin, Lily Bensliman, Marianne Basler, Missia Piccoli, Nabiha Akkari, Ophélia Kolb, Raphael Thiery, Stacy Martin, Vincent Lacoste, Zoé Bruneau
Sceneggiatura: Maud Ameline, Mikhaël Hers
Fotografia: Sébastien Buchmann
Montaggio: Marion Monnier
Musiche: Anton Sanko
Produttore: Christophe Rossignon, Philip Boëffard, Pierre Guyard
Casa di Produzione: Arte France Cinema, Nord-Ouest Films
Distribuzione: Officine UBU

Data di uscita: 30/05/2019

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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