PALLOTTOLE IN LIBERTÀ

PALLOTTOLE IN LIBERTÀ
di Pierre Salvadori


Nuovo lavoro di un Pierre Salvadori che mescola il registro della commedia – da lui prediletto – con quello del thriller, Pallottole in libertà intrattiene abbozzando un discorso sulla dialettica realtà/finzione, ma alla lunga mostra un po’ il fiato corto.

L'innocenza rinnegata

Rappresentante emblematico del cinema popolare francese dell’ultimo ventennio, artigiano capace di guardare al pubblico senza dimenticare un certo grado di cinefilia nel suo approccio alla regia, Pierre Salvadori sceglie in questo Pallottole in libertà di mescolare il genere della commedia – da sempre da lui prediletto – col poliziesco. Il prologo del film, con l’irruzione di una squadra di poliziotti in un covo di malviventi, e i suoi rocamboleschi e improbabili sviluppi, dà un’idea abbastanza chiara di ciò che vedremo: siamo in territori dichiaratamente fantastici, fatti di eccessi pulp e di un umorismo non proprio sottile e politically correct. E, in effetti, ciò che abbiamo appena visto è subito rivelato come frutto di fantasia, storia della buonanotte raccontata da Yvonne, detective di polizia da poco vedova, a suo figlio Théo, cresciuto col mito del padre poliziotto. Il mito, però, è destinato presto a vacillare: una retata rivela infatti che Jean, eroe immacolato per sua moglie e per la cittadinanza, era in realtà un agente corrotto, che mandò in prigione un innocente. Yvonne, presa dai sensi di colpa, decide così di rintracciare quell’innocente, che ha appena scontato una condanna di otto anni per un fatto mai commesso: ma Antoine, una volta uscito di prigione, si rivela una mina vagante, decisa a dare una giustificazione alla condanna che ha appena scontato.

Parte quindi da uno spunto praticamente hitchcockiano, Pallottole in libertà; per declinarlo poi, comunque, sui territori con cui il regista ha più familiarità. L’effetto comico, qui, è legato soprattutto alla dialettica realtà/finzione, ricostruzione analitica dei fatti contro distorsione interessata degli stessi; l’elemento della bugia, nel film, è una sorta di fil rouge che unisce tutti gli eventi e i personaggi, dapprima innescando l’intreccio e poi movimentandolo con le sue tante varianti. Sono pochi quelli che non mentono, nel film di Salvadori: l’unico davvero sincero, il serial killer che vuole costituirsi, finisce per non essere semplicemente ascoltato, in uno sketch che viene reiterato a più riprese nel corso della storia. Per il resto, il velo di bugie, innocue e meno innocue, di cui tutti coprono le proprie azioni provoca incontri, scontri – metaforici e non -, equivoci e disastri, secondo una formula rodata che qui è sovente portata all’eccesso e al parossismo. In questo senso, diverte molto la ripetizione frequente del prologo, con la retata di cui è protagonista il defunto Jean, in differenti versioni a seconda dell’umore della protagonista, e del suo stato di elaborazione della verità appena scoperta. Anche Antoine, sincero nella sua nichilistica voglia di ripagare il torto che ha subito, mente sul suo incontro con la protagonista alla disorientata moglie, una Audrey Tatou dall’aspetto fragile e deliziosamente ossessivo compulsiva.

Diretto con mano sicura da un regista che, oltre a quelli della commedia, dimostra di conoscere bene anche i meccanismi del thriller (genere da lui già frequentato nel 2000, con Le détour), Pallottole in libertà corre rapido attraverso le sue tre principali sottotrame, si ferma su qualche sketch estemporaneo – la già ricordata scenetta col serial killer, il volto del tassista che riporta a casa l’ex prigioniero, nella prima parte -, preme a tratti il pedale del grottesco e dell’eccesso per poi riportare la storia su un terreno (quello dell’innocenza che si fa pericolosa voglia di rivalsa) con cui lo spettatore possa avere familiarità. La riflessione al centro della trama è comunque tenuta – volutamente – a un livello di semplice spunto, mero innesco comico/romantico per le peripezie dei due protagonisti; di fatto annullata, nelle sue implicazioni meno scontate, dagli sviluppi eccessivi e dichiaratamente inverosimili dell’intreccio. Proprio sulla lunga durata, anche a causa di alcune cadute di tono che precipitano il tutto nel bozzetto demenziale, il film di Salvadori finisce per non reggere, dimenticando un po’ i personaggi (la già citata moglie col volto di Audrey Tatou, certo tra le figure più interessanti della trama) e facendo confluire il tutto in un finale a base di scoppi, rocambolesche fughe e rivelazioni pronunciate dietro improbabili costumi BDSM, con una chiusura invero discutibile e un po’ affrettata.

Prodotto di genere, dalla coloritura superficialmente pulp, capace di intrattenere nella sua evanescenza e nella sua struttura un po’ episodica, Pallottole in libertà si dimostra in fondo molto più “conservatore” di quanto non vorrebbe apparire: quelli che si ricompongono, alla fine dei giochi, sono due quadretti familiari borghesi, che hanno finito per accettare – meglio, accogliere – quelle storture del sistema che hanno dato origine al tutto. Per un film che nella messa in scena vorrebbe essere anarchico, è un paradosso non da poco.


Titolo originale: En liberté!
Regia: Pierre Salvadori
Paese/anno: Francia / 2018
Durata: 108’
Genere: Azione, Commedia, Poliziesco
Cast: Adèle Haenel, Adeline Zarudiansky, Alexandre Marouani, Audrey Tautou, Bruno Chapelle, Bruno Gerbi-Doublier, Damien Bonnard, Françoise Loreau, Hocine Choutri, Jean-Louis Barcelona, Octave Bossuet, Olivier Charasson, Pio Marmaï, Sylvain Fraselle, Sylvain Katan, Vincent Elbaz
Sceneggiatura: Benjamin Charbit, Benoît Graffin, Pierre Salvadori
Fotografia: Julien Poupard
Montaggio: Géraldine Mangenot, Isabelle Devinck, Julie Lena
Musiche: Camille Bazbaz
Produttore: David Thion, Philippe Martin
Casa di Produzione: CN6 Productions, France 2 Cinéma, Les Films Pelléas, MK2 Productions
Distribuzione: Europictures

Data di uscita: 30/05/2019

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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