L’ALIENISTA

L’ALIENISTA
di Jakob Verbruggen, Paco Cabezas, James Hawes, Jamie Payne, David Petrarca
Voto: 7

Resta ben visibile il tocco di Cary Fukunaga, ne L’alienista, malgrado il regista di True Detective non abbia potuto dirigerla: una serie thriller che ha nell’ambientazione di fine ‘800, e nel crudo affresco storico che ne deriva, il suo principale punto di forza. In DVD per la Universal Pictures.

Beasts of American Nation

Dopo il grande successo della prima stagione di True Detective, c’era molta attesa per il ritorno di Cary Fukunaga a un lavoro per il piccolo schermo, con tematiche simili a quelle della serie che nel 2014 gli regalò il successo. Un ritorno che in realtà, per Fukunaga, è stato solo parziale: la prima stagione de L’alienista, infatti, non ha potuto godere della sua regia, a causa del suo concomitante impegno per il progetto Maniac, serial prodotto dalla Paramount. La serie targata TNT, tratta dal romanzo omonimo di Caleb Carr, alla fine ha visto il regista di Beasts of No Nation nei soli ruoli di co-sceneggiatore e produttore esecutivo, con una regia che è stata suddivisa tra cinque altri cineasti (Jakob Verbruggen, Paco Cabezas, James Hawes, Jamie Payne, David Petrarca). Sia quel che sia, nei dieci episodi della serie il tocco di Fukunaga è più che evidente, grazie anche a una sensibilità particolarmente affine alle tematiche del romanzo. Tematiche che si concentrano qui sul più classico motivo del serial killer, calato però in un contesto storico del tutto particolare.

Il plot de L’alienista è infatti ambientato nella New York del 1896, un coacervo di cemento e metallo che è ancora a metà tra la città polverosa e proletaria del XIX secolo e quella che sarà la moderna metropoli novecentesca. Qui vive e lavora Laszlo Kreizler, psichiatra (o alienista, come venivano all’epoca chiamati gli studiosi della mente) che si mette sulle tracce di un serial killer che sta facendo strage di ragazzini prostituti, nei bassifondi della città; mal visto dall’opinione pubblica, che ancora considera la psicologia alla stregua di una superstizione, Kreizler trova l’aiuto dell’amico di vecchia data John Moore, illustratore e libertino che usa le sue arti grafiche per collaborare alle indagini, e della segretaria del distretto di polizia Sara Howard, dalle grandi doti investigative, ma per nulla presa sul serio in quanto donna. Insieme ai fratelli detective Marcus e Lucius Isaacson, a loro volta mal tollerati all’interno della forza pubblica per la loro fede ebraica, il gruppo forma una squadra speciale per la cattura del killer, sotto la direzione del neoeletto commissario di polizia, un ancor giovane Theodore Roosevelt.

Distribuito in Italia da Netflix nel 2018, uscito ora in DVD col marchio della Universal Pictures, L’alienista immerge lo spettatore in un mondo sospeso tra la modernità e le vestigia di un passato selvaggio che, nel contesto rapace e predatorio della fondazione della nazione americana, ha proiettato la sua ombra oscura fin dentro il Novecento. I residui di quel passato sono tutti ben presenti, nella serie tratta dal romanzo di Caleb Carr, nella miseria che per le strade della città convive con lo sfarzo e il lusso, nel pullulare dei ragazzini costretti a prostituirsi in sordidi bordelli gestiti dalle famiglie più influenti, nel razzismo che vede accomunate le famiglie di origine italiana, segregate e vessate dalla polizia, ai “negri” solo nominalmente affrancatisi dalla schiavitù, oltre che ai cittadini di religione ebraica, oggetto di stigma e derisione anche all’interno dello stesso corpo di polizia. Un contesto fatto di una discriminazione violenta e per nulla velata, che ovviamente coinvolge anche le donne, categoria incarnata nella serie dal personaggio interpretato da Dakota Fanning: la squadra messa insieme dall’alienista Kreizler si configura così come una sorta di corpo estraneo, quasi “rivoluzionario” – e non a caso segreto – in un contesto istituzionale più preoccupato di preservare il suo potere che di catturare un assassino.

Proprio il tema del potere, tanto quello della corruzione, manifesta e accettata, che detta tempi, modi e regole della vita newyorkese, quanto quello più oscuro e privato che fa deragliare menti e dà vita a moderni mostri, è al centro della trama de L’alienista, che vive di un’anima noir che in forme diverse accomuna tutti i personaggi. Lo stesso protagonista, un inquieto ed efficace Daniel Bruhl, è uomo inseguito e tormentato dai suoi fantasmi – di cui gradualmente veniamo portati a conoscenza dalla sceneggiatura – incapace di tradurre nella vita di tutti i giorni le idee di progresso e modernità che animano il suo lavoro: il suo atteggiamento con le persone alle sue dipendenze – la domestica indiana Mary e il suo aiutante di colore Cyrus – sfiora anzi a tratti il dispotismo, mentre i suoi stessi collaboratori all’indagine vengono trattati come meri strumenti di quella che sempre più si configura come un’ossessione totalizzante. Un’ossessione che si traduce nel tentativo di comprensione e analisi scientifica di una mente deragliata, con l’inespresso desiderio di dare un senso e un ordine al proprio stesso, oscuro passato.

Capace di sfruttare efficacemente la narrazione ad ampio respiro del formato, L’alienista ha il suo prevedibile punto di forza nell’accurata ricostruzione storica, nonché nella descrizione puntuale e realistica di un contesto brutale e selvaggio, di cui l’azione del killer non è che una faccia. In fondo, nel 1896, un omicida di “invertiti” provenienti da famiglie povere aveva il suo non trascurabile ruolo sociale per l’opinione pubblica borghese, spaventata tanto dal proletariato sempre più numeroso e incontrollato, quanto dalle idee di progresso e democrazia avanzata che iniziavano a circolare nel seno della società civile. È interessante, in questo senso, il contrasto all’interno dello stesso corpo di polizia tra il Roosevelt interpretato da Brian Geraghty (commissario ancora idealista, ma già testimone della corruzione e del complesso intreccio di poteri che tocca tutte le istituzioni) e l’ancora influente capo della polizia in pensione Thomas F. Byrnes – altro personaggio storico reale –, punto di riferimento di tutte le famiglie più ricche e influenti della città. Più in generale, il motivo ricorrente della serie è lo scontro dei protagonisti non tanto con la figura del killer (pur laddove la brutalità dei suoi delitti viene messa in scena in tutta la sua graficità), quanto con un potere strisciante che li ostacola a vari livelli.

Visivamente accattivante, giustamente plumbeo nelle atmosfere, L’alienista trova i suoi limiti in qualche passaggio di sceneggiatura eccessivamente affrettato, in alcuni incastri narrativi che (specie negli ultimi episodi) scricchiolano un po’ in quanto a coerenza, e in un finale forse eccessivamente convenzionale e prevedibile. Resta, comunque, l’efficacia dell’affresco e la capacità della sceneggiatura – in questo innervata dal riconoscibile tocco di Fukunaga – di creare un giallo in costume che sia assolutamente moderno quanto a ritmi narrativi e capacità di gestione delle psicologie – oltre che nel crudo realismo nella messa in scena. Un prodotto che, visti i buoni riscontri ottenuti, ha già posto le basi per un sequel – già messo in cantiere da TNT – che dovrebbe essere basato sul successivo romanzo di Caleb Carr, L’angelo delle tenebre.

Il cofanetto DVD targato Universal si presenta nel modo più essenziale possibile, con una semplice custodia Amaray a racchiudere i quattro dischi, che contengono i dieci episodi della serie (tre sui primi due, due su ognuno dei restanti). Le quattro tracce audio presenti (Italiano, Inglese, Tedesco e Spagnolo) sono tutte in Dolby Surround 5.1, con sottotitolazione opzionale in tutte e quattro le lingue. È assente qualsiasi contenuto extra.

Titolo originale: The Alienist
Regia: Jakob Verbruggen, Paco Cabezas, James Hawes, Jamie Payne, David Petrarca
Paese/anno: USA / 2018
Durata: 42′-53’ (episodio)
Genere: Giallo, Thriller
Cast: Daniel Brühl, Luke Evans, Dakota Fanning, Robert Wisdom, Douglas Smith, Matthew Shear, Matt Lintz, Brian Geraghty, Q’orianka Kilcher
Sceneggiatura: Hossein Amini, E. Max Frye, Cary Fukunaga, Gina Gionfriddo, Chase Palmer, John Sayles
Fotografia: P.J. Dillon, Chris Seager, Gavin Struthers, Larry Smith
Montaggio: Matt Platts-Mills, Nick Arthurs, Philip Kloss, Martin Nicholson, Tanya M. Swerling, Katie Weiland
Musiche: Rupert Gregson-Williams
Produttore: Hossein Amini, Cary Fukunaga, Eric Roth, Steve Golin, Rosalie Swedlin, Jamie Payne
Casa di Produzione: Anonymous Content, Paramount Television, Studio T
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 19/05/2018

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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