A MANO DISARMATA

A MANO DISARMATA
di Claudio Bonivento
Voto: 5

Va dato atto a Claudio Bonivento di aver realizzato con A mano disarmata, ispirato alla vicenda della giornalista Federica Angeli, un’opera dall’indubbio valore civile e di testimonianza; ma il film risulta piatto nella messa in scena, nonché gravato da un approccio televisivo che ne indebolisce il potenziale.

Demoni e crudeli angeli custodi

Mentre è ancora in sala un film come Il traditore di Marco Bellocchio, opera che tratta la criminalità mafiosa dal punto di vista del suo più noto pentito, il cinema italiano non cessa di sviscerare dal suo interno un tema che, piaccia o no, resta parte integrante (e non secondaria) della sua storia. Viene spostata la collocazione geografica, con questo A mano disarmata, e viene modificata abbastanza nettamente anche l’ottica da cui il tema è trattato: stavolta, a essere messa sotto la lente d’ingrandimento è la criminalità organizzata romana, in particolare quella del litorale di Ostia che fa capo al clan degli Spada. Il punto di vista da cui il film di Claudio Bonivento è narrato è quello della giornalista che nel 2013 denunciò le attività criminali del clan, esponendosi personalmente e finendo per questo sotto scorta: parliamo di Federica Angeli, giornalista investigativa di Repubblica, che nel film ha il volto di un’efficace Claudia Gerini. È sua la voce narrante che guida lo spettatore dentro l’odissea personale (non ancora conclusa) che l’ha vista fronteggiare la potente famiglia criminale, dal suo articolo che ne smascherava le attività del 2013, al processo contro i capi del clan nel 2018.

Non è mai facile trattare al cinema fatti di cronaca molto recenti, dalle conseguenze inevitabilmente in itinere, parte di una storia i cui capitoli si scrivono praticamente mentre il film viene girato: in questo senso, va dato atto al a questo A mano disarmata (e al suo regista) di aver rischiato, mettendo sotto i riflettori una diramazione mafiosa che finora (con l’eccezione dell’hit popolare Suburra – film e serie) non aveva trovato adeguata trattazione cinematografica. Va anche riconosciuto l’indubbio valore civile e di testimonianza di un film come come quello di Bonivento, direttamente ispirato all’omonimo libro di Federica Angeli, e scritto con la fattiva collaborazione della stessa giornalista. Tuttavia, tutte le possibili considerazioni extra-cinematografiche non possono far perdere di vista la fattura dell’opera, invero difettosa e gravata da un mood televisivo che ne annacqua e indebolisce il potenziale. Il film di Bonivento, che ha il suo principale punto di forza nel cast (alla protagonista si contrappone un Mirko Frezza truce ed efficace nel ruolo del capoclan) soffre una regia debole, che solo in singoli punti (il primo confronto tra la giornalista e i membri del clan, il malinconico smarrimento seguito ai suoi primi passi sotto scorta) riesce a elevarsi a un livello veramente cinematografico.

La vicenda di Federica Angeli, articolata su un arco temporale di oltre cinque anni, presenta nel film evidenti problemi di gestione delle ellissi, oltre a forti difetti di compattezza e armonia narrativa. L’intento, dichiarato, era quello di mettere in luce il devastante impatto che la vita sotto scorta (a mano disarmata, appunto, con la propria sicurezza totalmente affidata a un agente esterno) provoca tanto su chi ne è soggetto, quanto sui suoi familiari; ma il racconto procede per strappi e singulti, con un uso randomico e poco ragionato della voce fuori campo, e una poco convinta gestione del motivo della presenza/assenza (assenza di contatto diretto coi persecutori, costantemente presenti quali minaccia e fantasma) contrapposta alla concretezza di una realtà familiare stravolta. Quest’ultima, invero, complice l’incerta gestione di alcuni personaggi (ne è esempio emblematico il marito, col volto di Massimo De Francovich), non ottiene mai vero credito da parte dello spettatore, guidato nell’evolversi del tempo – e di una vita sotto scorta che gradualmente dovrebbe assumere i tratti della quotidianità – unicamente dalle didascalie che evidenziano il trascorrere di mesi e anni. Un altro limite evidente, in una sceneggiatura a cui sarebbe servita un’opera di revisione, limatura, ma anche aggiunta di alcuni passaggi, è il suo ingiustificato presumere la dimestichezza dello spettatore coi fatti raccontati: il famoso episodio della testata contro il collega della protagonista, e tutto ciò che ne consegue, è presentato in modo affrettato, quasi come un servizio di TG su un evento di cronaca di cui già si conosce il background.

Appesantito da un’enfasi a tratti gratuita (tutta espressa in un commento sonoro spesso inutilmente invasivo), lontano dal minimalismo realistico che pure vorrebbe perseguire, A mano disarmata resta quindi unicamente opera di – pur alta – testimonianza civile, nonché “pedagogico” monito contro i buchi nella memoria recente e recentissima; un potere criminale altrettanto pervasivo (ma finora abilmente celato) rispetto a quelli che hanno sede nel sud, viene finalmente portato alla luce e fatto oggetto almeno di un abbozzo di analisi storica e cinematografica. La parte strettamente filmica dell’opera di Claudio Bonivento, tuttavia, resta purtroppo involuta e poco efficace.

Titolo originale: A mano disarmata
Regia: Claudio Bonivento
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 107’
Genere: Drammatico
Cast: Claudia Gerini, Francesco Pannofino, Mirko Frezza, Milena Mancini, Daniele Monterosi, Francesco Venditti, Maurizio Mattioli, Rodolfo Laganà, Andrea Giannini, Stefano De Sando, Licia Amendola, Lorenzo Roma, Claudio Vanni, Emanuela Fanelli, Flavio Civitani,Tancredi Testa, Carol Sillitti
Sceneggiatura: Domitilla Di Pietro
Fotografia: Maurizio Dell’Orco
Montaggio: Roberto Siciliano
Produttore: Andrea Di Nardo
Casa di Produzione: Laser Film, Rai Cinema
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 06/06/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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