FASHIONISTA

FASHIONISTA
di Simon Rumley
Voto: 7,5

Distribuito in streaming all’interno del progetto The Dark Side of Movies, sulla piattaforma CINEMAF, Fashionista è un horror potente e atipico, attraverso il quale Simon Rumley compone un catalogo di ossessioni variegato quanto a suo modo coerente.

Vestire l’ossessione

È ancora relativamente sconosciuto, in Italia, il nome di Simon Rumley, regista indipendente britannico messosi in evidenza a partire dagli anni 2000 all’interno del magmatico mondo dell’horror underground. Quello del regista inglese è tuttavia un nome ben noto (e gradito) agli spettatori del Ravenna Nightmare Film Festival, manifestazione con la quale Rumley ha una frequentazione di vecchia data: frequentazione che si è rinnovata per l’ultima volta (per ora) con questo Fashionista, vincitore del Premio della Critica per la Miglior Regia nell’edizione 2017, e ora distribuito sulla piattaforma di streaming CINEMAF. Un riconoscimento, quello tributato dalla manifestazione ravennate, che ha premiato un approccio fieramente indipendente al genere, lontanissimo da qualsiasi cliché e facile caratterizzazione, informato di una libertà creativa che non ha paura di far incontrare – e spesso collidere – vari filoni. Un’opera, quella di Rumley, che è effettivamente riduttivo definire un semplice horror: il catalogo di ossessioni, devianze e paranoie che il film mette in scena, di fatto, lo pongono su un piano che fa del genere uno strumento (anche molto potente) più che un mero fine.

Il plot vede al centro il personaggio di April, una giovane donna ossessionata in modo viscerale dai vestiti che vende nel negozio che condivide con suo marito ad Austin, nel Texas. La donna placa l’ansia quotidiana attraverso la soddisfazione che gli abiti le procurano, riempiendosi di essa con gran parte dei canali sensoriali: sui suoi vestiti si sfrega, li annusa, ne apprezza la vista e il fruscio. Complemento ideale di April è il marito Randall, che soffre di un disturbo da accumulo compulsivo; i due vivono letteralmente in mezzo agli articoli che vendono, in una precarietà emozionale ed esistenziale che si regge sulle rispettive ossessioni. Quando April scopre il tradimento del marito, tuttavia, il fragile equilibrio si spezza, trascinando la donna in una pericolosa relazione che la consumerà, nutrendosi in modo distruttivo del suo feticismo.
I titoli di coda di Fashionista dichiarano il debito del film col cinema di Nicolas Roeg, autore che ha collaborato con Rumley con la produzione esecutiva del recente Crowhurst (2017). Tuttavia, le influenze del grande cineasta inglese (pur presenti) non esauriscono la complessità del film di Rumley, che si nutre in modo obliquo di più suggestioni: alcune di esse (da Dario Argento a Rainer Werner Fassbinder) sono smaccatamente evidenziate nei poster appesi in casa dalla protagonista, mentre altre vengono lasciate alla competenza e alla curiosità dello spettatore.

La materia di cui Fashionista si compone, tuttavia, sfuggente nella sua difficile classificazione di genere – eppure dalla consistenza piena quanto i variopinti abiti che riempiono e quasi strabordano dal quadro – ha una sorprendente coerenza. L’eccellente montaggio rimanda effettivamente al cinema di Roeg, ma Rumley recupera anche il vecchio espediente della narrazione spezzata e non consequenziale, con un effetto di spiazzamento e astrazione che dribbla comunque i rischi del manierismo. La narrazione di Fashionista vive di continui flashback e flashforward, muovendosi avanti e indietro sulla linea temporale principale, eppure non tutto – volutamente – torna: come nel miglior cinema di David Lynch, altro cineasta non estraneo all’orizzonte di riferimento del regista inglese, i vuoti e le ambiguità disseminate nel racconto, le frazioni oniriche e le digressioni psicanalitche, le visioni che bucano il tessuto narrativo disgregandone (letteralmente) la consistenza, sono lasciate volutamente all’interpretazione dello spettatore. Se proprio si vuole far rientrare il film di Rumley nel campo dell’horror – genere di cui vengono certo utilizzate le dinamiche narrative – allora possiamo dire che quest’ultimo si riappropria qui della sua forma più libera e selvaggia: la sua materia è onirica, eppure a suo modo straordinariamente concreta, slegata dalla necessità assoluta di logica e struttura che ha condizionato (non sempre positivamente) le sue declinazioni più recenti.

Elegante e sincopato, magnetico in modo atipico anche per il genere, Fashionista colpisce per l’estrema varietà della sua estetica, a cominciare da una fotografia che probabilmente, in altre mani, sarebbe risultata semplicemente schizoide. Si respirano cinema e architetture anni ‘70, tanto negli esterni metropolitani di Austin quanto (soprattutto) nei caotici e irregolari interni del negozio della protagonista, nonché in una grana della fotografia che simula la consistenza analogica della pellicola; ma i cromatismi sfrontati e quasi kitsch di questa parte sfumano e collidono con l’algida, astratta location della dimora del nuovo compagno della protagonista – colorata di un’arancione minaccioso e visivamente violento in un’emblematica, più volte riproposta, sequenza. E infine, quelle tonalità smorte e sfatte della parte più ambigua del film, quella che ha il compito di aprire e chiudere il cerchio, con un’ellissi che chiama in causa direttamente lo spettatore e le sue varie, possibili letture della vicenda. Non è certo un’opera che vuole piacere a tutti, il film di Simon Rumley: ma l’inquietudine che è capace di trasmettere a chi entri in connessione con essa vive dello stesso senso di pienezza sensoriale (confinante con l’ossessione) che nutre la sua trama.

Titolo originale: Fashionista
Regia: Simon Rumley
Paese/anno: USA / 2016
Durata: 110’
Genere: Horror, Drammatico
Cast: Amanda Fuller, Ethan Embry, Eric Balfour, Alex Essoe, Alexandria DeBerry, Devin Bonnée, Jemma Evans, Carly Christopher, Skeeta Jenkins, Robin Anderson, Ray L. Perez, Timothy Hoppock, Karina Dominguez, Brittany Djie, Mutsuko Myslinski
Sceneggiatura: Simon Rumley
Fotografia: Milton Kam
Montaggio: Tom Sainty
Musiche: Richard Chester
Produttore: Bob Portal, Simon Rumley
Casa di Produzione: AMP International, Rumleyvision
Distribuzione: The Dark Side of Movies
Produttore: Bob Portal, Simon Rumley
Casa di Produzione: AMP International, Rumleyvision
Distribuzione: The Dark Side of Movies

Data di uscita: 20/05/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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