JULIET, NAKED – TUTTA UN’ALTRA MUSICA

JULIET, NAKED – TUTTA UN’ALTRA MUSICA
di Jesse Peretz


Commedia romantica dalla buona confezione, Juliet, Naked - Tutta un’altra musica vive del fascino di riflesso della storia di Nick Hornby, mantenendo la sua efficacia narrativa nonostante la timida regia di Jesse Peretz.

Sesso, (voglia di) figli e rock ’n’ roll

Vive spesso di contrasti, e dell’incontro tra opposti, la narrativa di Nick Hornby. Se in About a Boy – Un ragazzo (libro e film) ci veniva mostrato l’incontro tra un Peter Pan ultratrentenne e un ragazzino smanioso di abbandonare l’adolescenza, in questo Juliet, Naked – Tutta un’altra musica – adattamento del romanzo del 2009 – il contrasto si sposta sul tema della genitorialità: da una parte una donna tarpata nel suo desiderio di maternità, dall’altra un uomo con figli disseminati da un capo all’altro dell’oceano, cronicamente incapace di prendersene cura. Il film di Jesse Peretz ci introduce nella vita di Annie, quarantenne incastrata in una relazione infelice con Duncan, un insegnante ossessionato dal cantante degli anni ‘90 Tucker Crowe. Il tempo libero di Duncan è totalmente risucchiato dalla sua ossessione, che condivide sul suo sito web con un gruppo di fan sparsi per il mondo; quando Crowe, misteriosamente scomparso dalle scene da oltre un ventennio, fa recapitare a Duncan una demo inedita del suo unico album, Annie si “vendica” pubblicandone sul sito una stroncatura. Ma proprio questo scritto farà inaspettatamente uscire allo scoperto il cantante, che inizierà a corrispondere con la donna, stabilendo con lei una singolare amicizia.

Si presenta come la più classica love story a tempo di rock, Juliet, Naked – Tutta un’altra musica, che come l’esordio dello scrittore Alta fedeltà – anch’esso oggetto di trasposizione cinematografica – si concentra su una delle sue due ossessioni totalizzanti, quella per la musica (l’altra, anch’essa ben nota ai suoi lettori, è il calcio). Un approccio che intuiamo in parte autobiografico, che fa rinvenire tratti di Hornby tanto nel distratto Duncan, che trascura e mortifica la sua compagna organizzando la sua vita in funzione della sua passione, quanto nello stesso, misterioso Tucker Crowe, interpretato nel film un Ethan Hawke che ha già fatto parlare molto di sé. Sfatto e appesantito, l’ex attore feticcio di Richard Linklater rappresenta uno degli elementi più riusciti e caratterizzanti del film: la sua prova, benché in fondo condizionata da un cliché (il rocker cronicamente incapace di crescere – stereotipo con cui la sceneggiatura gioca anche in riferimento a un altro personaggio) è credibile e caratterizzata da una buona carica sia espressiva che fisica. Ed è più in generale un film di attori, quello di Jesse Peretz, che si affida in modo preponderante a un cast in sé ben assemblato: un cast che vede al centro, più ancora del personaggio di Hawke, una Rose Byrne altrettanto credibile. Il suo volto segnato da rughe ancora “giovani”, unito a un corpo che anela alla maternità, riporta l’altro cliché della storia – la crisi di mezza età – su un terreno abbastanza realistico.

Caratterizzato dagli incastri narrativi, dai contrasti a tinte forti e dagli sconvolgimenti del caso che hanno fatto la fortuna della narrativa di Nick Hornby, Juliet, Naked – Tutta un’altra musica è una commedia romantica che deve molto del suo potenziale alla storia dell’autore inglese. È un fascino in gran parte di rimando, quello del film di Jesse Peretz, derivato da personaggi accattivanti e credibili, in cui gli stereotipi (pur presenti) dialogano sempre in modo produttivo con la loro origine concreta. La sceneggiatura del film, tuttavia, sceglie di lasciare un po’ in secondo piano l’interessante figura di Duncan (interpretato da un Chris O’Dowd a sua volta credibile e in parte), finendo per mettere tra parentesi uno dei motivi più caratterizzanti della storia: la passione “da fan” – motivo ricorrente in tutta la narrativa di Hornby – e il rapporto che si crea tra soggetto e oggetto di tale passione, la distanza tra idealizzazione (non diversa da quella amorosa) e ricaduta realistica, la “proprietà” di un’opera d’arte che viene passata al fruitore, distaccandosi completamente dall’autore. Di questo tema, nel film ritroviamo una debole eco, tutta concentrata nel confronto tra Hawke e O’Dowd in una significativa sequenza, preludio all’uscita di scena, quasi definitiva, del personaggio dell’insegnante. Solo nella sequenza dei titoli di coda il tema del fanatismo ossessivo (e delle sue relative delusioni) sarà ripreso in chiave ironica, in una chiusa divertente quanto in fondo un po’ slegata dal resto del film.

Più in generale, Juliet Naked – Tutta un’altra musica scorre gradevole e privo di sbavature evidenti, capace di prendere il massimo dal suo soggetto, corretto e levigato nella messa in scena ma anche un po’ anonimo e carente di personalità. Jesse Peretz (al suo attivo una manciata di commedie romantiche, oltre a varie regie di videoclip, e di episodi di serie vecchie e nuove) è registicamente timido, si limita a svolgere il compitino affidandosi alla musica (presente in dosi robuste e distribuite lungo tutta la durata del film) laddove l’effetto grottesco, o (melo)drammatico può facilmente giovarne. Di guizzi ce ne sono pochi, anche perché il registro scelto evidenzia il carattere più “garbato” ed edificante del soggetto di Hornby, mettendone tra parentesi le asperità più rilevanti. In questo senso, una scena caustica e riuscita come quella dell’incontro/scontro tra Hawke e una nutrita schiera di personaggi in una stanza d’ospedale (non riveliamo ovviamente di più) resta un episodio abbastanza isolato, in un film che sceglie complessivamente un tono più lieve e decisamente meno improntato al parossismo. A fine visione, resta la memoria delle buone prove attoriali, insieme alla simpatia (inevitabile) per dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere nei loro tratti esteriormente più accattivanti, ma il cui vero potenziale resta sfruttato solo a metà.

Juliet, Naked Recensione
Juliet, Naked (2018) – Jesse Peretz – Recensione | ASBURY MOVIES

Titolo originale: Juliet Naked
Regia: Jesse Peretz
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2018
Durata: 97’
Genere: Commedia, Sentimentale
Cast: Ayoola Smart, Azhy Robertson, Denise Gough, Eleanor Matsuura, Ethan Hawke, Lily Brazier, Megan Dodds, Rose Byrne
Sceneggiatura: Evgenia Peretz, Jim Taylor, Phil Alden Robinson, Tamara Jenkins
Fotografia: Remi Adefarasin
Montaggio: Robert Nassau, Sabine Hoffman
Musiche: Nathan Larson
Produttore: Albert Berger, Barry Mendel, Jeffrey Soros, Judd Apatow, Ron Yerxa
Casa di Produzione: Apatow Productions, Bona Fide Productions, Los Angeles Media Fund, Rocket Science
Distribuzione: BiM Distribuzione

Data di uscita: 06/06/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *