IL GRANDE SALTO

IL GRANDE SALTO
di Giorgio Tirabassi


Provando a inserirsi nel solco della gloriosa commedia all’italiana, Il grande salto, esordio alla regia di Giorgio Tirabassi, è una sbilanciata commedia che flirta col dramma. Nonostante le lodevoli intenzioni, uno spreco di talento (e di talenti).

Gli insoliti sfigati

La via del brutto cinema è lastricata di eccellenti soggetti mal sviluppati, di idee interessanti sulla carta e solo su quella, di buone intenzioni, insomma, non tramutate in azioni altrettanto buone. È una maniera brutale (ma indubbiamente coincidente con il risultato finale che potete vedere in sala) per descrivere Il grande salto, esordio alla regia per Giorgio Tirabassi, amabile “guastatore” culturale nelle sue vesti di attore cinematografico (Verso sera, La cena, L’ultimo capodanno, L’odore della notte e quell’indimenticabile comparsata da filosofo/clochard in quel cult intergenerazionale che è ormai diventato il Paz! di Renato De Maria), teatrale (L’isola della felicità, Coatto unico e Coatto unico senza intervallo, anche scritti) e televisivo (Paolo Borsellino, il recentissimo L’Aquila – Grandi speranze e il mitico direttore della fotografia Glauco in Boris). Per questo esordio alla regia nel lungo si attornia, in scrittura, di gente fidata: Daniele Costantini e Mattia Torre, sodale di mille battaglie, come la recente miniserie La linea verticale, oltre al già citato Boris. Scrivono episodi, sfrondano, rimaneggiano o ampliano personaggi “di borgata” già portati sulle scene, per ottenere un film rapsodico e senza controllo, che affastella situazioni una sull’altra, centrando in pieno un “mood” esistenziale fatto di sconfitte e marginalità (quasi) senza via di scampo che purtroppo, da solo, non può bastare.

La storia è ambientata in un quartiere della periferia romana dove vivono Rufetto (Tirabassi) e Nello (Ricky Memphis), due rapinatori maldestri che hanno scontato quattro anni di carcere per un colpo andato male. I due non demordono e progettano una rapina che potrebbe dare una svolta alle loro vite mediocri. Riprendere in mano l’attività e soprattutto portarla a buon fine, però, non è per niente facile. Si convincono così che il destino non sia dalla loro parte…

Con più di un occhio alla commedia all’italiana, a I soliti ignoti, a quei film che univano tono brillante e amarezza di fondo e che, nell’arco di circa un ventennio, dalla fine degli anni Cinquanta alla fine dei Settanta, diedero lustro internazionale alla nostra cinematografia, rappresentando un vero e proprio doppio speculare e deformato del nostro cinema d’autore dei Fellini, Antonioni e Rossellini, Il grande salto tenta (ed è lodevole l’intento) di mettere, per una volta, da parte la piccola e media borghesia e di concentrarsi su due sconfitti, due proletari male in arnese, raccontandoceli senza epica e senza riscatto (escluso un controverso finale). I loro archi narrativi, però, procedono a balzi e scossoni, e la regia si limita a mettere in connessione gli elementi in campo: non emerge una visione chiara o un dettagliato progetto artistico, e questo accade di sovente nel nostro cinema, specie nel caso di un esordiente dietro la macchina da presa. Ma lasciare completamente (è questa l’impressione) al mestiere degli interpreti il compito di tarare le sfumature recitative è singolare, specie per un attore di grande esperienza e talento come Tirabassi.

Poco sfruttati, ed è un peccato, i comprimari: Gianfelice Imparato (il suocero di Rufetto) tratteggia da par suo la figura ambigua di un integerrimo pensionato che rivelerà un’insospettabile anima nera, Salvatore Strianoè Ciletta, un carismatico boss malavitoso che offre ai due protagonisti un’ultima occasione per “svoltare”. Perché “il grande salto” è quello che conduce ad una vita agognata, ad una casa vera al posto di una sistemazione di fortuna, all’ingresso ufficiale in quella piccola borghesia che, probabilmente, non esiste già più, in una rincorsa destinata fin da subito al fallimento.

La sfortuna da cui i Nostri credono di essere perseguitati si rivelerà essere qualcos’altro, che non vi anticipiamo, che ammanta di ambiguità di senso l’opera, appesantendo l’assunto con un intervento “soprannaturale” non giustificato appieno. In questa commedia che non è proprio una commedia (perché l’atmosfera è perlopiù fosca e si ride pochissimo), in questo pout-pourri dove ogni singola sequenza sembra indipendente dalle altre, è l’ennesimo “a parte” che non produce scarto di senso ma confusione di toni. In più di un momento gli sguardi, il non detto, sono più espliciti delle parole pronunciate, ma i tempi e il registro della regia fanno sì che questo rimanga più nelle intenzioni, depotenziando invece che arricchire di sfumature.

Un pugno di amici aiutano con camei “eccellenti” (Valerio Mastandrea in uno dei momenti più riusciti, Pasquale “Lillo” Petrolo, Marco Giallini), e Medusa interviene a cose fatte per la distribuzione, garantendo un’uscita con un gran numero di copie, probabilmente subodorando l’affare a costi contenuti per l’appeal dei nomi coinvolti (i tre qui sopra menzionati vengono citati, nel cast artistico, subito dopo i due protagonisti, e questa è davvero una truffa) che permette d’inserirsi in “MovieMent”, il progetto triennale, all’esordio quest’estate, che proverà a mantenere le sale italiane aperte anche nei mesi di giugno, luglio e agosto.

Il grande salto è piaciuto a molti critici, in questi primi giorni di programmazione, e mai ci sogneremmo di scoraggiare un pubblico ben disposto, dal passaparola, verso il film. Però non possiamo nemmeno negare l’evidenza in nome della simpatia per tutti i coinvolti, che c’è ed è tanta. Mattia Torre, dopo il pessimo controcinepanettone Ogni maledetto Natale, sembra essersi incartato, quantomeno al cinema, di Memphis si ricorda più di ogni altra cosa la forma fisica (è decisamente più magro rispetto al solito, come ruolo richiede) e Tirabassi vaga davanti e dietro la macchina da presa, cercando di conferire personalità e spessore al suo Rufetto, senza riuscirci. Un film genuinamente dalla parte degli ultimi, che prova, lo ripetiamo ancora, ad inserirsi in un glorioso solco del nostro cinema: un nano sulle spalle dei giganti, di cui si avverte la timorosa vertigine che confina con l’inadeguatezza. Bocciatura dunque, ma non senz’appello; il trailer, se avete voglia di dare un’occhiata, contiene praticamente tutte le battute migliori.

Titolo originale: Il grande salto
Regia: Giorgio Tirabassi
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 94’
Genere: Commedia
Cast: Cristiano Di Pietra, Federica Carruba, Gianfelice Imparato, Giorgio Tirabassi, Lillo, Liz Solari, Marco Giallini, Mia Benedetta, Paola Tiziana Cruciani, Ricky Memphis, Roberta Mattei, Salvatore Striano, Valerio Mastandrea
Sceneggiatura: Daniele Costantini, Giorgio Tirabassi, Mattia Torre
Fotografia: Massimo Intoppa
Montaggio: Luigi Mearelli
Musiche: Battista Lena
Produttore: Alessandro Carpigo, Bruno Frustaci
Casa di Produzione: Sunshine Production
Distribuzione: Medusa Film

Data di uscita: 13/06/2019

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