TOY STORY 4

TOY STORY 4
di Josh Cooley


Sequel che portava con sé un’aura di incertezza – dovuta anche all’abbandono di John Lasseter, con l’esordiente Josh Cooley rimasto da solo in cabina di regia – Toy Story 4 si rivela una perfetta prosecuzione di una saga longeva, capace di rinnovarsi pur restando coerente con le sue basi.

Giocare è una cosa seria

Guardando questo Toy Story 4 (curiosamente, stavolta, la distribuzione italiana non ha gli affibbiato nessun sottotitolo) viene spontaneo innanzitutto fare una considerazione: raramente, nel mondo dell’animazione – e praticamente mai in quella moderna, datando questa dall’inizio del nuovo secolo in poi – una saga ha mantenuto un livello qualitativo analogo a quella avviata nel 1995 da John Lasseter, col primo Toy Story – Il mondo dei giocattoli. Invero, negli anni trascorsi dal suo inizio – ormai quasi 25 –, la saga di Buzz, Woody, Jessie e compagnia si è evoluta e trasformata, seguendo la parallela crescita anagrafica del suo pubblico, adeguandosi con intelligenza ai cambiamenti delle mode e dei gusti nel più generale mercato dell’animazione (e non solo), trovando le formule giuste per coinvolgere nuove fasce di spettatori. Un risultato raro, anche per uno studio che ha sempre fatto della ricerca sul linguaggio, e dell’attenta scelta dei soggetti, uno dei suoi tratti distintivi: se si pensa ai sequel prodotti dalla Pixar, viene in mente la discutibile evoluzione del franchise di Cars (col deludente Cars 3), un prodotto riuscito a metà come Alla ricerca di Dory, il recente, non perfetto Gli incredibili 2. Il film di Josh Cooley, invece, si inserisce in modo armonico e coerente nel filo narrativo del franchise avviato nel 1995, facendolo evolvere ulteriormente senza stravolgerne le basi.

Era giusto essere scettici, in fondo, su questo sequel, visto che il precedente Toy Story 3 – La grande fuga sembrava aver concluso idealmente un cerchio, configurandosi potenzialmente come perfetta chiusura della saga. La lunga genesi di questo quarto episodio, unita all’abbandono del patron dello studio John Lasseter (nominalmente rimasto come coautore del soggetto e produttore esecutivo) poneva un grosso punto interrogativo sull’intero progetto. E Toy Story 4, è bene dirlo, non raggiunge le vette del suo predecessore – a tutt’oggi, a parere di chi scrive, il migliore della saga – muovendo tuttavia da premesse diverse. Il film dell’esordiente Cooley, già co-sceneggiatore e animatore di Inside Out, si configura infatti come un possibile riavvio per l’intera saga; non c’è più Andy, ormai al college, c’è una nuova protagonista come la piccola Bonnie, ancora capace di offrire molto sorprese, c’è il ritorno della vecchia fiamma di Woody, Bo Peep, insieme ad alcune gustose new entry. Tra queste ultime, il peso maggiore ce l’ha il già (prevedibilmente) popolare Forky: una piccola forchetta usa e getta, trasformata da Bonnie in giocattolo durante il suo primo giorno d’asilo. Proprio la fuga improvvisa di Forky, incapace di accettare la sua nuova natura di giocattolo, e desideroso di tornare nella spazzatura, spingerà Harvey e Buzz in una nuova avventura, culminata in un inquietante negozio di antiquariato con un nuovo pericolo.

Coerente col nucleo forte di una saga che ha sempre esplorato la magia dell’infanzia – ma anche i suoi lati più problematici – attraverso i suoi oggetti e rituali, Toy Story 4 gioca di nuovo con l’antropizzazione, coi temi dell’affetto e dell’abbandono, spostando tuttavia il discorso un po’ più in là. Attraverso la figura di Forky (col suo design fragile e provvisorio, perfettamente indovinato per caratterizzare il personaggio) la saga torna a riflettere sulle tematiche dell’identità e della diversità, aggiungendovi una dialettica tutt’altro che scontata – che attraversa trasversalmente vari personaggi, vecchi e nuovi – tra l’accettazione dei propri limiti e la tensione verso il cambiamento. Di nuovo, quest’ultima si lega principalmente al tema dell’affetto, nel vecchio motivo della fedeltà del giocattolo al proprio bambino; ma la sceneggiatura, ben equilibrata nel muoversi tra i vari caratteri, problematizza ulteriormente ciò, costringendo in particolare uno dei personaggi a una difficile scelta. Non sveliamo ovviamente di più, ma ci limitiamo a osservare un’ulteriore caratteristica (che spesso torna nelle opere Pixar, mutuata da quello che è – per esplicita ammissione di Lasseter – uno dei modelli principali della casa, lo Studio Ghibli): parliamo dell’equilibrata e non manichea descrizione dei personaggi negativi. Qui, di cattivi veri, di fatto non ce ne sono; e ciò non toglie nulla alla piacevolezza della narrazione, aggiungendovi anzi un elemento di maggior spessore ed equilibrio.

Tecnicamente, Toy Story 4 è una gioia per gli occhi al pari dei suoi predecessori. L’azione è rutilante ma mai ipertrofica, mentre visivamente resta interessante la descrizione dell’interno del negozio di antiquariato, col suo calore polveroso misto alla promessa/minaccia di antichi pericoli. I pupazzi-maggiordomo che citano Dead Silence di James Wan fanno il paio col Lotso del precedente film – almeno a livello iconografico – pur con minor peso narrativo all’interno della trama; tra i personaggi di supporto, va almeno ricordato quello del motociclista Duke Caboom (doppiato nella versione originale da Keanu Reeves) apprezzabilmente anni ‘70 nel look e nei flashback che lo vedono protagonista (e questa, in un clima di imperante celebrazione degli eighties, è una scelta certo atipica e apprezzabile). Le basi per una prosecuzione della saga certamente ci sono, anche se l’ipotesi, a 24 anni e 4 film dal suo inizio, è più che mai aleatoria: ma viene da credere al produttore Mark Nielsen quando afferma che “ogni film che facciamo, lo affrontiamo come se fosse il primo e l’ultimo […] Se ce ne sarà un altro, è un problema che ci porremo nel futuro”. Ma per una volta – ed è davvero raro per una saga così cronologicamente longeva, giunta al quarto episodio – l’ipotesi è tutt’altro che sgradita.

Titolo originale: Toy Story 4
Regia: Josh Cooley
Paese/anno: Stati Uniti / 2019
Durata: 100’
Genere: Animazione, Avventura
Cast: Annie Potts, Blake Clark, Don Rickles, Estelle Harris, Jeff Pidgeon, Joan Cusack, Jodi Benson, John Ratzenberger, Jordan Peele, Keegan-Michael Key, Tim Allen, Tom Hanks, Tony Hale, Wallace Shawn
Sceneggiatura: Stephany Folsom
Montaggio: Axel Geddes
Musiche: Randy Newman
Produttore: John Lasseter, Jonas Rivera, Mark Nielson, Pete Docter
Casa di Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Pictures

Data di uscita: 26/06/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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