SQUARE

SQUARE
di Karolina Bregula


Ultimo lavoro della regista e videoartista Karolina Bregula, presentato in concorso alla 55a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, Square è un oggetto cinematografico di difficile definizione ma di indubbio fascino: un’opera con cui la regista riflette a suo modo sull’atto artistico e creativo.

Domande cantate

È un oggetto cinematografico singolare, difficile da classificare, questo Square. Diretto dalla regista e videoartista polacca Karolina Bregula, presentato in concorso alla 55a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, il film parte da un assunto dichiaratamente fantastico: una scultura nascosta dietro un cespuglio, in un centro urbano di Taiwan, che inizia a cantare, affermando con voce melodiosa di voler porre una domanda. Tutti sono irretiti dal canto dell’oggetto, tutti ne ascoltano rapiti la voce, ma nessuno lo sprona a porre la fatidica domanda: l’eventualità sembra anzi provocare inquietudine, addirittura spavento. Proveniente forse da un passato lontano, il canto sembra mettere in crisi la coscienza degli abitanti del luogo.

Con una regia scarna – con piani sequenza a camera fissa e dialoghi ridotti all’osso – la regista polacca costruisce un singolare dramma, che lentamente si colora di sfumature fosche, che toccano il tema dell’inquietudine esistenziale senza immergervisi direttamente. Il motivo di un oggetto magico che diviene fulcro di attrazione ed elemento divisivo per un’intera comunità fa pensare all’ugualmente affascinante (ma narrativamente più compiuto) Charisma di Kiyoshi Kurosawa: qui, tuttavia, la metafora messa in scena è decisamente meno trasparente, e i suoi contorni restano, fino alla fine, volutamente nell’ombra. Come quella scultura che non vediamo mai – qualcuno la definisce brutta, qualcun altro splendida – gli scopi dello spirito che la anima restano a carico dell’immaginazione dello spettatore.

La regista sceglie di dare una forma narrativa compiuta e cronologica al tutto, pur senza presentare un plot con un vero protagonista; il film scivola piuttosto sui vari membri del microcosmo di quartiere, tutti attratti, a uno a uno, dal misterioso canto. La consequenzialità del racconto viene a tratti spezzata da una serie di sequenze ambientate a Varsavia, prive di nesso apparente con la storyline principale, ad essa giustapposte visivamente e stilisticamente: uno stacco evidente anche nella stessa regia (placida e contemplativa in un caso, nervosa e quasi violenta nell’altro). È la stessa regista ad animare questo plot parallelo, con una fuga apparentemente priva di direzione, culminata in una confessione – rivolta direttamente allo spettatore – che fornisce, in un inserto metanarrativo, un’idea di massima delle istanze che hanno portato alla realizzazione del film.

Sono diversi, i temi con cui un film come questo Square va a impattare, tra cui il rimosso personale e collettivo (di cui non possiamo che intuire i contorni), l’incapacità di una comunità di far fronte ai propri fantasmi, l’arte come strumento di affermazione personale ma anche come gabbia – fisica e metaforica – da cui non si può fuggire. Gli intermezzi ambientati a Varsavia, slegati eppure in qualche modo coerenti con la struttura del film, rappresentano da parte della regista un sincero atto di autoanalisi, quasi una messa a nudo della propria interiorità di essere umano e artista, che colpisce nella sua assenza di filtri. Non azzardiamo ipotesi sulla natura della domanda posta dalla misteriosa scultura, ma intuiamo che la sua urgenza è la medesima che muove l’atto artistico e creativo – generatore, a sua volta, di ulteriori quesiti.

Square è un esempio di cinema di difficile definizione, apparentemente lieve nel suo rapportarsi allo spettatore eppure denso di suggestioni, involuto nell’andamento e tuttavia stimolante nelle questioni che pone. L’inquietudine, dapprima sottile, poi sempre più esplicita, generata dalla storia che il film racconta, cresce parallelamente all’urgenza con cui l’oggetto misterioso nascosto dietro alla siepe chiede di essere ascoltato. La risposta alla domanda mai posta, evidentemente, non potrà che essere un’ulteriore domanda. Una concezione – del cinema e più in generale dell’atto creativo – più radicale di quanto non possa apparire a prima vista.

Titolo originale: Square
Regia: Karolina Bregula
Paese/anno: Polonia, Taiwan / 2018
Durata: 78’
Genere: Drammatico
Sceneggiatura: Karolina Bregula
Fotografia: Robert Mleczko
Montaggio: Stefan Paruch
Musiche: Manami Kakudo
Produttore: Karolina Bregula
Casa di Produzione: Fotoaura Institute of Photography

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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