IL PRIMO RE

IL PRIMO RE
di Matteo Rovere


Matteo Rovere guarda al mito fondativo volendo mantenere alla base del suo film un realismo sanguigno, saldamente ancorato alla dimensione terrena del racconto: ma Il primo re resta in realtà sospeso tra Storia e Mito, naturalismo e racconto di genere. Il film di Rovere esce in DVD attraverso l'etichetta 01 Distribution/Rai Cinema.

Contaminazioni mitiche

C’era molta curiosità intorno a questo nuovo lavoro di Matteo Rovere, che sembra rielaborare una tradizione (quella del peplum) che il cinema nostrano ha accantonato ormai da diversi decenni. La parola “sembra” è tuttavia fondamentale, laddove si voglia introdurre questo Il primo re ricollegandolo al passato del cinema italiano: lo stesso regista ha infatti tenuto a sottolineare che il suo film è in realtà “agli antipodi del peplum”, proponendosi piuttosto una rilettura del mito fondativo della città di Roma all’insegna del realismo e della verosimiglianza storica. E il film, di fatto, sceglie apparentemente la cifra della rappresentazione naturalistica, per narrare la storia della fondazione di Roma: Romolo e Remo vengono qui introdotti in età adulta, come due pastori che sopravvivono allevando capre sulle rive del Tevere. Quando un’improvvisa piena del fiume li travolge, facendoli approdare sulle spiagge di Albalonga, i due vengono presi prigionieri e costretti a combattere dai seguaci di un antico culto; ma, riusciti a liberarsi, inizieranno insieme a un manipolo di prigionieri un lungo pellegrinaggio che li riporterà alle rive del fiume, dove solo uno, secondo la profezia, dovrà regnare su un nuovo, grande regno.

Recitato in protolatino, illuminato dai toni di una fotografia interamente nel segno del naturalismo (opera di Daniele Ciprì) il film di Rovere si propone di raggiungere il massimo realismo possibile immergendo tuttavia costantemente la sua storia nella materia del mito: una scelta che fa corrispondere la brutalità dei combattimenti, il climax di violenza e minaccia che gradualmente si stringe sui due fratelli e sui loro compagni, con la consapevolezza costante della presenza del destino, con una volontà mistica e preternaturale che – incarnata dalla vestale col volto di Tania Garibba – domina e indirizza le azioni e le scelte dei due. Una scelta, quella di tenere il racconto sul doppio binario della rievocazione storica e dell’allegoria mitica, certo affascinante ma rischiosa; specie data la portata, e il pontenziale universale, del soggetto del film di Rovere. Più che su una voluta ambiguità di tono, Il primo re sembra vivere sull’indecisione della sceneggiatura sulla direzione da prendere: tra una rappresentazione sanguigna, tutta terrena, della brama di potere e dell’asservimento ad essa di tutti i legami (di cameratismo e familiari) e la visione mitica di un racconto che deve compiersi, di un sacrificio – quello di Romolo – che deve trovare la sua realizzazione.

Coraggioso nel concept, quanto disuguale nei risultati, Il primo re trova i suoi limiti in un andamento poco coerente, che resta appunto sospeso a metà tra due mondi: tra quello selvaggio della lotta tra gli uomini – nonché tra questi e la natura – e quello del capriccioso volere degli dei; ma anche tra quello di un cinema d’autore a cui Rovere sembra insistentemente guardare (i suoi modelli dichiarati sono l’Alejandro González Iñárritu di Revenant – Redivivo e il Nicolas Winding Refn di Valhalla Rising) e quello di un’italica tradizione di genere che lui stesso, col precedente Veloce come il vento, ha voluto rievocare e celebrare.
Con un budget dichiarato di nove milioni di dollari, un grande dispendio di mezzi e professionalità, e due efficaci protagonisti come Alessandro Borghi e Alessio Lapice, Il primo re resta un esperimento interessante, non privo di fascino quanto incompiuto; l’impressione che rimane è quella di una staticità e di una scarsa profondità di lettura del mito, di una costruzione del racconto che vorrebbe essere epica senza abbracciare del tutto, dell’epica, le regole e i fondamenti. Un’occasione persa, in sostanza, a cui va comunque riconosciuto il coraggio di aver sperimentato, e di essersi misurati con una materia tutt’altro che agevole da trattare.

Il DVD de Il primo re, pubblicato dalla 01 Distribution/Rai Cinema, si presenta con una buona qualità audio-video, adeguata alla resa delle tante sequenze d’azione del film; l’unica traccia audio disponibile, in latino, è accompagnata dalla sottotitolazione opzionale in italiano (con opzione per non udenti), latino o inglese. Tra i contenuti speciali, troviamo innanzitutto la possibilità di seguire il film col commento di Matteo Rovere e degli sceneggiatori; nella sezione extra sono inoltre presenti una galleria fotografica, due trailer (di cui il secondo è inedito) e due brevi featurette, in cui il regista e lo staff tecnico forniscono alcuni interessanti dettagli sulla realizzazione del film.

Titolo originale: Il primo re
Regia: Matteo Rovere
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 119’
Genere: Drammatico, Peplum, Storico
Cast: Alessandro Borghi, Alessio Lapice, Antonio Orlando, Fabrizio Rongione, Florenzo Mattu, Gabriel Montesi, Lorenzo Gleijeses, Martinus Tocchi, Massimiliano Rossi, Max Malatesta, Michael Schermi, Tania Garribba, Vincenzo Crea, Vincenzo Pirrotta
Sceneggiatura: Filippo Gravino, Francesca Manieri, Matteo Rovere
Fotografia: Daniele Ciprì
Montaggio: Gianni Vezzosi
Musiche: Andrea Farri
Produttore: Andrea Paris, Matteo Rovere
Casa di Produzione: Gapbusters, Groenlandia, Rai Cinema, Roman Citizen
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 31/01/2019

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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