DEMONS

DEMONS
di Daniel Hui


Demons è cinema horror di respiro internazionale e ipercitazionista, che si perde nel medesimo labirinto in cui rinchiude i suoi personaggi. Esiste fallimento più affascinante di quello del film di Daniel Hui? In concorso alla 55a edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.

Pigmalione e Galatea

Al terzo lungometraggio, il regista singaporiano Daniel Hui lascia l’ibrido documentaristico e sceglie con Demons la strada della finzione pura, sperimentando questa volta attraverso la modalità di racconto. Il suo film precedente, Snakeskin, era un oggetto filmico alieno e inclassificabile, un documentario incastonato in una cornice di fantascienza distopica, semplicemente indimenticabile. Sembrava prefigurare un lavoro multistrato sulla storia della città-Stato di Singapore, sull’esempio di quanto hanno fatto e continuano a fare per le Filippine cineasti come Kidlat Tahimik e, naturalmente, Lav Diaz. Questa volta le ambizioni sono decisamente inferiori, ma il ritratto della contemporaneità che emerge da questi ottanta minuti di possessioni demoniache, soprusi e violenze in nome dell’arte e individualismo tossico risulta comunque interessante, pur se (in alcuni punti) squilibrato.

Quando riesce a entrare nel cast dell’ultimo lavoro teatrale di Daniel (Glen Goei), l’aspirante attrice Vicki (Eshley Gao) crede di aver ottenuto il ruolo della sua vita mentre, grazie proprio all’illustre regista, il suo primo ruolo da protagonista si rivela una interminabile tortura. Quando lei si rivolge a persone amiche in cerca di aiuto, queste la incoraggiano a interpretare l’abuso emotivo come elemento di crescita artistica…

Quello del Pigmalione, da Ovidio fino ad arrivare a George Bernard Shaw, è un mito permeabile, adattabile ad ogni tempo e in ogni cultura. Qui la declinazione usa la tecnica e i formati cinematografici (forti contrasti cromatici, bianco e nero, Super 8) per ammantare il rapporto di una “damnatio” inquietante e imperscrutabile, cannibalica e ancestrale. I tormenti dell’attrice, di una personalità che letteralmente si dissolve, prima scomponendosi in un’alterità nera e muta, diventano nella seconda parte quelli del mentore, perseguitato, tormentato (probabilmente) dal suo stesso senso di colpa, da un Es vorace e violento che cerca a tutti i costi di venire alla luce.

C’è un momento, nel prefinale di Demons, quando Daniel (il nome è quello del regista, l’assunzione di responsabilità è totale) scappa e la notte si tramuta in giorno due volte, come in un batter di ciglia, dove Hui esplicita il più possibile la natura (ir)realistica del suo film, prima di consegnarlo ad un sabba finale didascalico ma d’indubbia efficacia visiva. I riferimenti kubrickiani (Shining, e soprattutto Eyes Wide Shut) non appaiono come semplici omaggi, ma come ulteriori cannibalizzazioni e appropriazioni di porzioni d’immaginario atti a trasmettere lo spaesamento sensoriale, l’inquietudine, il “mistero”.

Un’opera suggestiva dunque, slegata da una ferrea consequenzialità narrativa ma densa di agganci e rimandi, dove fa capolino persino David Lynch e la sua poetica del rimosso, del trauma indicibile narrato attraverso l’esplosione del racconto, per poi rimetterne insieme i pezzi attraverso connessioni emotive, oltre la logica, oltre la consistenza materica dei gesti e degli sguardi. Un film in cui il cervello detta legge, la sua intima natura di rete neurale capace d’assorbire impulsi e sentimenti e poi rilasciarli nei momenti più disparati, non i costrutti logici che la cosiddetta civiltà e le costrizioni sociali gli hanno (ci hanno) imposto.

Perfettamente coerente con la linea tematico/stilistica della 55a edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, dove è stato selezionato per il Concorso, Demons usa ogni costrutto possibile (in più di una sequenza, aggiungiamo ancora, è palese un’organizzazione di stampo teatrale di scena e attori in campo) per affascinare, atterrire, coinvolgere lo spettatore: il fatto che ne risulti diluito eccessivamente il messaggio principale, per una volta, può decisamente passare in secondo piano.

Titolo originale: Demons
Regia: Daniel Hui
Paese/anno: Singapore / 2018
Durata: 83’
Genere: Drammatico, Horror, Sperimentale
Cast: Daniel Hui, Eshley Gao, Glen Goei, Tan Bee Thiam, Viknesh Kobinathan, Violet Goh, Yang Yanxuan Vicki
Sceneggiatura: Daniel Hui
Fotografia: Looi Wan Ping
Montaggio: Daniel Hui
Musiche: Akritchalerm Kalayanamitr, Wuttipong Leetrakul
Produttore: Bee Thiam Tan, Daniel Hui, Naoko Ishise
Casa di Produzione: 13 Little Pictures, JackFruit International

Donato D’Elia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *