STRANGER THINGS 3

STRANGER THINGS 3
di Duffer Brothers, Shawn Levy, Uta Briesewitz
Voto: 7

La nuova, attesissima stagione di Stranger Things non sposterà di molto le posizioni di estimatori e detrattori della serie dei Duffer Brothers; tuttavia, alcune interessanti novità, e una chiusura che rappresenta una prima importante cesura all’interno della storia, suscitano una giustificata curiosità per il futuro della serie.

Il “coming of age” di una serie televisiva

Pochi film o serie tv, nel corso degli ultimi anni, sono stati capaci di “creare immaginario” tanto quanto Stranger Things. Questo, a prescindere da come ci si voglia porre nei confronti della serie dei Duffer Brothers, è un dato di fatto difficile da mettere in discussione; ed è un elemento che sicuramente dice molto (almeno) sulla validità iniziale dell’idea della serie, e sulla sua capacità di intercettare il mood del momento e i gusti di larghe fasce di pubblico. Un mood che, a ormai tre anni dalla sua diffusione iniziale su Netflix, non accenna a esaurirsi, e che ha finito per riversarsi a sua volta sul grande schermo: il paradosso di It, romanzo che fu forte fonte di ispirazione per la serie dei Duffer Brothers, la cui nuova versione cinematografica ha finito a sua volta per essere debitrice delle sue atmosfere (e per condividere con essa uno dei protagonisti, il giovane Finn Wolfhard) è lì sotto gli occhi di tutti. Viene da pensare che la eighties mania, già presente in modo sotterraneo nelle inclinazioni del pubblico cinematografico e televisivo, abilmente intercettata e portata alla luce dai fratelli Duffer, venga ora tenuta in vita esclusivamente (o quasi) proprio da Stranger Things. E la serie, invero, giunta alla sua terza stagione, sembra ben lungi dal vedere la sua conclusione.

Questi nuovi otto episodi, la cui diffusione segue da vicino il periodo dell’anno in cui la storia è ambientata (qui i preparativi del 4 luglio) mostrano in realtà qualche interessante novità, in quella che resta comunque una formula collaudata, che per ora non sembra necessitare forti scossoni tematici. Le due precedenti stagioni, d’altronde, formavano un dittico fortemente interconnesso, col tema del Sottosopra – e della possessione di un personaggio chiave come Will – come elemento comune; con la liberazione di quest’ultimo e la chiusura del varco, era necessario introdurre un qualche elemento “esogeno”, che giustificasse un nuovo scatenarsi di orrori nella cittadina di Hawkins. Siamo nel 1985, in pieno periodo reaganiano, col mondo ancora diviso in blocchi: l’elemento ricercato quindi è proprio lì, pronto a essere usato. I sovietici, venuti a sapere del varco con l’altra dimensione aperto nella cittadina, hanno installato una base proprio nel sottosuolo di Hawkins, utilizzando il nuovo centro commerciale come copertura e assicurandosi la complicità del corrotto sindaco. Nel frattempo, i giovani protagonisti sono alle prese col passaggio all’adolescenza e coi suoi turbamenti: Mike e Undi, ormai inseparabili, suscitano il palpabile nervosismo del padre adottivo della ragazza, Jim, e le gelosie di Will e Dustin; il primo, in particolare, sembra mal tollerare la presenza dell’elemento femminile nel gruppo, mentre il secondo si allontana dagli amici dopo la loro apparente indifferenza a una sua nuova invenzione. La nuova minaccia, incarnata da una creatura capace di condizionare le menti (e in seguito i corpi) degli abitanti della cittadina, troverà quindi il gruppo più che mai diviso.

Considerata a ritroso, dopo aver completato la visione dell’intera stagione, l’apertura con le immagini de Il giorno degli zombi proiettate nel cinema locale – oltre a ribadire l’appartenenza della serie a una precisa, ben identificata porzione di immaginario – sembra voler allontanare qualsiasi sospetto di “rambismo” o di lettura manichea della realtà riferita al presente (sospetto che, col successo di una serie come Chernobyl, potrebbe legittimamente far capolino). I sovietici rappresentati in questa terza stagione di Stranger Things, d’altronde, sono figure talmente caricaturali o sopra le righe (crudeli e monodimensionali, o al contrario grottescamente simpatici, come quel dottor Alexei che fungerà da elemento comico per parte della stagione) da fugare qualsiasi sospetto di una tentata rappresentazione realistica. A confondere ulteriormente le carte, la sceneggiatura inserisce quale villain principale uno statuario individuo, col volto dell’attore russo Andrey Ivchenko, palesemente ricalcato sul Terminator di Arnold Schwarzenegger. Se il motivo del nemico esterno – ma terrestre – appare quindi come un mero espediente narrativo legato al periodo di ambientazione della storia, più interessante si rivela l’accennato elemento “politico” rappresentato dalla figura del sindaco (caricaturale anch’essa, ma decisamente riuscita) e il motivo del centro commerciale quale elemento di minaccia per una piccola comunità come quella di Hawkins. In questo senso, si può cogliere in controluce una corrispondenza tra la “crescita” di un’intera comunità, costretta ad accettare i cambiamenti della modernità – e gli anni ‘80 rappresentarono in effetti una svolta, in questo senso, per molti piccoli centri americani – e la crescita dei giovani protagonisti, che si affacciano all’età adolescenziale.

Forse per rendere in qualche modo più “digeribile” l’inevitabile presenza dell’elemento sentimentale tra i ragazzi (comunque meno invadente di quanto sarebbe stato lecito temere) la sceneggiatura inserisce in questa terza stagione dosi ancor più robuste di umorismo e autoironia, che stavolta affiancano in modo quasi paritario l’elemento fantastico/orrorifico. In questo senso, ampio spazio viene dato alle schermaglie (quasi da commedia americana anni ‘50) tra gli ex coniugi interpretati da Winona Ryder e David Harbour, mentre la presenza di figure finora secondarie come quelle dell’ex bullo Steve Harrington, della sua amica Robin e della piccola Erica Sinclair, trovano un approfondimento e una collocazione ottimale, sia in senso comico e sdrammatizzante, sia quali elementi funzionali per l’evoluzione della storia. Una storia che qui, nel suo dipanarsi lungo gli otto episodi, mostra un carattere leggermente più frammentato rispetto alle precedenti due stagioni (conseguenza della divisione del gruppo e della creazione di vari subplot), e in cui lo spettatore potrà trovare la consueta girandola di citazioni e riferimenti incrociati ai classici del passato: oltre al già citato Il giorno degli zombi, fanno capolino il primo Ritorno al futuro (a sua volta ritratto durante una proiezione in sala), ma soprattutto La cosa di John Carpenter e L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel, con relativo remake. Questi ultimi, in particolare, rappresentano il debito principale, a livello tematico ed estetico, per questi nuovi episodi di Stranger Things, debito che diverrà ancor più evidente nelle battute conclusive della stagione. Ma persino un classico come La storia infinita è oggetto di una citazione, invero la più esplicita dell’intera stagione (evitiamo ovviamente di rivelare di più), che si rivelerà sia gustosa e accattivante per lo spettatore ultraquarantenne, sia funzionale all’evolversi della trama.

Gli spettatori che hanno amato Stranger Things fin dalla sua prima apparizione sui teleschermi, nel 2016, ritroveranno certamente in questi nuovi otto episodi tutti gli elementi caratterizzanti la serie, pur nell’evidente voglia degli sceneggiatori di svecchiarne alcuni dei motivi; al contrario, i detrattori non troveranno qui grossi motivi per rivedere la propria posizione sulla serie e sui suoi creatori, visti unicamente come furbi rimescolatori di immaginario. Certo, le vicende extra artistiche di alcuni dei giovani protagonisti (in primis della già lanciatissima Millie Bobby Brown) non favoriscono certo la simpatia da parte di chi abbia già espresso, di suo, un atteggiamento tiepido nei confronti della serie; alcuni passaggi prematuramente autocelebrativi di questa terza stagione (pensiamo a un esplicito flashback, in cui si vedono i protagonisti visibilmente più giovani, ritratti in alcuni momenti della prima stagione) si avvicinano pericolosamente al compiacimento gratuito. Per permettersi il lusso di avere nostalgia di se stessa, insomma, Stranger Things dovrebbe innanzitutto crescere ed evolversi ancora un po’. Le basi, tuttavia, ci sono tutte: e la chiusura di questa nuova stagione rappresenta in questo senso una prima, importante cesura all’interno della serie. Una chiusura che, integrando il mood giocoso e ludico che ha caratterizzato buona parte di questi otto episodi, trova un sorprendente sbocco melodrammatico, introducendo un elemento non del tutto nuovo per la serie, ma qui decisamente più pronunciato che in passato. La già chiacchierata sequenza post-credits – anch’essa parte di una formula ormai collaudata – pone incognite che inevitabilmente accompagneranno le discussioni sul web per i prossimi dodici mesi, o giù di lì. La curiosità, da parte nostra, sarà legata alla capacità o meno di “crescita” della serie dei Duffer Brothers, nonché di inserimento di nuove suggestioni all’interno della sua formula. Perché l’infanzia, prima o poi, devono superarla anche le serie televisive.

Titolo originale: Stranger Things 3
Regia: Duffer Brothers, Shawn Levy, Uta Briesewitz
Paese/anno: USA / 2019
Durata: 49′-77’ (episodio)
Genere: Fantastico, Fantascienza, Horror
Cast: Winona Ryder, David Harbour, Finn Wolfhard, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Noah Schnapp, Sadie Sink, Natalia Dyer, Charlie Heaton, Joe Keery, Dacre Montgomery, Maya Hawke, Priah Ferguson, Cara Buono
Sceneggiatura: Duffer Brothers, Paul Dichter, Kate Trefry, William Bridges, Curtis Gwinn
Fotografia: Tim Ives, Lachlan Milne
Montaggio: Dean Zimmerman, Nat Fuller, Katheryn Naranjo
Musiche: Kyle Dixon, Michael Stein
Produttore: Rand Geiger, Duffer Brothers, Shawn Levy, Dan Cohen
Casa di Produzione: Camp Hero Productions, 21 Laps Entertainment, Monkey Massacre
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 04/07/2019

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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