HOTEL ARTEMIS

HOTEL ARTEMIS
di Drew Pearce
Voto: 5

Al suo esordio dietro la macchina da presa, lo sceneggiatore Drew Pearce confeziona con Hotel Artemis un thriller fantascientifico derivativo, registicamente impacciato e poco convinto nell’utilizzo del suo setting distopico.

La fortezza palese

Il motivo dell’hotel quale rifugio per criminali di varia natura non è certo nuovo, per il grande schermo. Solo negli ultimi anni, per citare due esempi abbastanza popolari, abbiamo avuto la saga di John Wick (che vede tra le sue location il Continental, lussuoso albergo destinato ai gangster) e il neo-noir 7 sconosciuti a El Royale di Drew Goddard, che ha come teatro d’azione proprio l’ambiguo hotel che dà il titolo al film. Andando più indietro nel tempo, anche i fratelli Coen, con classici quali Blood Simple – Sangue facile e Barton Fink, si sono rivelati ottimi frequentatori di hotel, torbidi luoghi ideali su cui innestare i loro intrecci noir. Si avvicina parzialmente al concetto della saga interpretata da Keanu Reeves, invece – pur innestato su un terreno di fantascienza distopica – questo Hotel Artemis, thriller d’azione ad ambientazione futuristica che vede l’esordio dietro la macchina da presa dello sceneggiatore Drew Pearce.

L’hotel del titolo, qui, ha in qualche modo carattere di rifugio “istituzionale” per gangster, ed è, prima ancora che albergo, ospedale informale e luogo di cura per chi non volesse noie dalle autorità; qui giungono i due fratelli Sherman e Lev, con ferite d’arma da fuoco riportate dopo una rapina in banca finita male. Jean, infermiera capo e amministratrice dell’albergo, si mette al lavoro per rimettere in sesto i due uomini, ma la situazione si complica quando, contemporaneamente, arrivano nella struttura una poliziotta ferita – legata a Jean da una vecchia amicizia di famiglia – e il proprietario stesso del rifugio, il potente boss Orian “Wolf King”. Mentre fuori le strade di Los Angeles sono in fiamme, squassate da una rivolta provocata dall’aumento del prezzo dell’acqua (divenuto bene privato, sotto il monopolio di una potente holding) gli occupanti dell’hotel – tra cui si annoverano anche una donna sicario e un trafficante d’armi – finiranno presto per venire in conflitto l’uno con l’altro.

Si muove tra il neo-noir, la sci-fi distopica e l’home invasion – con reminiscenze della saga de La notte del giudizio – questo Hotel Artemis, mettendo in scena un intreccio thriller che ha al suo centro il personaggio tormentato dell’infermiera col volto di Jodie Foster. Proprio il passato di quest’ultima, di cui la sceneggiatura svela lentamente i contorni, si configura come motivo centrale del plot, nonché fattore oscuro che lega il personaggio a quelli della poliziotta Morgan e del boss Wolf King. L’infermiera interpretata dalla Foster resta invero l’unico personaggio a godere di una caratterizzazione degna di questo nome, laddove i volti che le si muovono attorno restano – per scelta o meno – mere figurine: persino il rapporto tra i due fratelli rimane appena abbozzato, teso a ribadire senza convinzione il motivo della responsabilità del fratello maggiore nei confronti di quello più irruento e debole. Più in generale, tutti i personaggi (ivi compreso il villain col volto di Jeff Goldblum) appaiono come mere figurine pulp, che del “pulp” in senso moderno mostrano i caratteri standardizzati, senza tuttavia riportarne la tendenza al parossismo.

Fa mostra di una confezione convenzionalmente (post)moderna, Hotel Artemis, con le stanze dell’albergo perennemente immerse in luci soffuse e incerte, e un’iconografia che spinge sull’elemento fantascientifico solo in pochi casi, con innesti (la costruzione tridimensionale delle armi, la futuristica tecnologia medica) che destano più perplessità che altro. Uno dei problemi principali del film di Drew Pearce è proprio la fattura impacciata e anonima della regia; succede ben poco, fino a circa tre quarti di durata del film, e quel poco che succede porta a una previsione abbastanza esatta di quelli che saranno gli sviluppi successivi. D’altro canto, la convenzionale sceneggiatura si dipana su binari già visti, con una gestione scolastica e telefonata dei supposti plot twist; si resta ancorati a un superficiale canovaccio noir che, almeno nelle sue linee principali – pur coi dovuti aggiornamenti, ivi compresa l’ambientazione futuristica – trasmette un inevitabile senso di deja vu.

Loffio nella costruzione del climax, disseminato qua e là di incongruenze e incomprensibili dimenticanze (il personaggio del complice dei due fratelli, ad esempio, non si capisce che funzione abbia nell’economia narrativa del film), Hotel Artemis spreca inoltre l’accennato elemento “di classe” presente nel prologo, nonché le peculiarità dell’ambientazione e del setting: del contesto distopico in cui si è scelto di ambientare la storia si avverte ben poco, tra le mura blindate dell’albergo che dà il titolo al film, atte a fare da fortino inespugnabile per i suoi occupanti. Effetto sicuramente voluto, quest’ultimo, se non fosse che il contrasto tra il fuori e il dentro, tra una fortezza per ricchi costruita da un potente gangster, e la guerriglia urbana che si scatena all’esterno (di cui non vediamo che brevi scorci nel finale) era elemento che meritava, senz’altro, ben altro approfondimento. Potenziale narrativo sprecato, parallelamente a quello di una protagonista comunque convincente, e del già citato, piatto villain col volto di Jeff Goldblum: il tutto a decretare la scarsa riuscita di un film attraverso il quale si “passa” in modo indolore, senza affanni ma anche senza cogliere quei guizzi e quelle scosse che dovrebbero rendere un’opera del genere meritevole di visione.

Titolo originale: Hotel Artemis
Regia: Drew Pearce
Paese/anno: USA / 2018
Durata: 93’
Genere: Fantascienza, Thriller, Azione
Cast: Jodie Foster, Sterling K. Brown, Sofia Boutella, Jeff Goldblum, Brian Tyree Henry, Zachary Quinto, Charlie Day, Dave Bautista, Jenny Slate, Kenneth Choi, Josh Tillman, Evan Jones, Nathan Davis Jr.
Sceneggiatura: Drew Pearce
Fotografia: Chung Chung-hoon
Montaggio: Paul Zucker, Gardner Gould
Musiche: Cliff Martinez
Produttore: Simon Cornwell, Stephen Cornwell, Drew Pearce, Marc Platt, Adam Siegel
Casa di Produzione: The Ink Factory, 127 Wall, Marc Platt Productions
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 01/08/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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