STELLASTREGA

STELLASTREGA
di Federico Sfascia
Voto: 8

Nato sulle ceneri – e sulle diatribe produttive – del precedente Alienween, StellaStrega è in realtà un corpo cinematografico nuovo, che conferma una volta di più il talento di Federico Sfascia e la sua voglia anarchica e liberissima di giocare coi generi e col cinema.

Di streghe, alieni e cinema

StellaStrega, quarto lungometraggio di Federico Sfascia, è letteralmente un film mutante, un’opera nata sulle ceneri di un’altra. Due anni prima, c’era stato il fantahorror Alienween, gustoso pastiche che mostrava un’invasione aliena nel bel mezzo di un festino tra amici a base di alcol, droghe e prostitute, tra gelosie di fidanzate piombate a rovinare la festa, moniti di integraliste cattoliche che prefiguravano foschi castighi divini, e un’amicizia finita a causa di un doloroso segreto del passato. Poi (o meglio: nel mezzo) i problemi produttivi e distributivi del film di Sfascia, la rottura col produttore Alex Visani e la sua Empire Video, e infine la decisione del regista di Foligno di rimontare integralmente il film. Un’operazione che, letteralmente, ha smontato Alienween (diciamo pure sfasciato, ricorrendo al più scontato dei nomen omen) rendendolo un’altra cosa: malgrado la trama sia grossomodo la stessa, e malgrado la stragrande maggioranza del girato sia quello del film precedente, StellaStrega si può infatti definire un’opera interamente originale. Quella che, stando alle parole di Sfascia, fin dall’inizio lui stesso avrebbe voluto.

Presentato in anteprima il 5 novembre in quel di Bologna (nella città che già, attraverso il Future Film Festival, ospitò il film precedente), in seguito atterrato come una cometa – ovviamente lucente e corrosiva – in varie città italiane, StellaStrega conferma tutto quello che di buono era stato mostrato dal film precedente: torna la visionarietà di un regista cresciuto a pane e immaginario fantastico anni ’80 (e precedente), tornano i riferimenti incrociati a Carpenter, Raimi, Cronenberg, Tsukamoto e al cinema di Hong Kong, torna la divorante passione per i manga e gli anime giapponesi, oltre all’anima da fumettista di Sfascia, evidente nell’iconografia delle creature utilizzate e nella cura dei dettagli nel comparto visivo del film. Torna, soprattutto, l’irriverenza di un regista capace di portare avanti una cavalcata ipercinetica e splatter tra zucche possedute da forze aliene, mostri e mostriciattoli che vomitano liquido corrosivo che inghiotte e fagocita gli astanti, sarcastici riferimenti al mondo dei social, alla radiofonia da due soldi e a (im)probabili suprematisti bianchi televisivi con contorno di gattini, per poi colpire lo spettatore con dosi di melò inaspettatamente forti e credibili.

Così come per Alienween, il punto di forza di StellaStrega sta infatti proprio nel suo disinvolto giocare coi generi, nella sua capacità (che è quella del regista dai tempi di Beauty Full Beast e I rec u) di mettere insieme approccio ludico e ragionamento sul racconto cinematografico, voglia di divertirsi e controllo della narrazione, attitudine sanamente “cazzona”, che è poi quella di un gruppo di amici che giocano con una macchina da presa, e consapevolezza di star facendo cinema, coi mezzi, la consapevolezza di linguaggio e la coscienza del proprio terminale ultimo – il pubblico – che del cineasta sono propri. Ci si stupisce di nuovo, così come era successo con la visione del film precedente, della compattezza di un lavoro con tali e tante influenze, di un anarchismo visivo che il regista riesce a incanalare e dosare al meglio, della capacità di divertire e tenere alto il ritmo con un plot di partenza tanto basilare. Un plot in cui tuttavia si annidano – di nuovo, e meglio che in Alienween – quelle schegge di melò che la sceneggiatura dissemina dapprima quasi casualmente, poi con sempre maggior convinzione, in flashback sapientemente gestiti e montati che nascondono un segreto e un amore che solo ad andarci con la mente fa male. Forse anche più male di una spruzzata di liquido alieno in faccia.

StellaStrega, tuttavia, è qualcosa di più e di meglio di un restyling di Alienween. A livello ideale ed “etico”, il quarto film di Sfascia rappresenta il trionfo della creatività dell’autore su un’idea furba e predatoria di produzione cinematografica (idea purtroppo nient’affatto estranea al panorama indipendente), la romantica (ri)presa di possesso di una propria creatura e il suo ritorno alla vita a dispetto di limitazioni di ogni sorta. A livello concreto, il film gode di un montaggio decisamente migliore rispetto al suo predecessore, di una maggior compattezza, di un lavoro sui colori che ne esalta ancor più il gusto pop e (contemporaneamente) la natura fieramente artigianale; ma soprattutto, l’intrigante subplot sulle streghe – vera novità ed elemento che distanzia, narrativamente, il film dal precedente – dà un senso al titolo e sostanzia un finale che, in questo contesto, acquista un nuovo significato. Il tutto si integra alla perfezione con quanto era stato già fatto, dando vita a un corpo cinematografico che non è sbagliato definire del tutto nuovo: a prescindere da ciò che si voglia pensare sulla diatriba che ne ha originato la produzione, con StellaStrega Federico Sfascia ha avuto ragione. Ora, l’auspicio – mai abbastanza ribadito – è che qualcuno, al di fuori del panorama del no budget e della distribuzione ultraindipendente, si accorga finalmente del suo cinema.

Titolo originale: StellaStrega
Regia: Federico Sfascia
Paese/anno: Italia / 2018
Durata: 89’
Genere: Fantascienza, Horror, Commedia
Cast: Guglielmo Favilla, Alex Lucchesi, Federica Bertolani, Mattia Settembrini, Francesca Detti, Cecilia Casini, Giulia Zeetti, Raffaele Ottolenghi, Mirko Peruzzi, Alessandro Mignacca, Milena Garreffa, Matteo Cantù, Anna Morosini, Martina Falchetti, Veronica Cianciarini
Sceneggiatura: Federico Sfascia
Fotografia: Frank Pazuzu
Montaggio: Federico Sfascia
Musiche: Alberto Masoni
Produttore: Federico Sfascia, Alessandro Mignacca, Raffaele Ottolenghi, Marco Camellini
Casa di Produzione: Fantasma Film, Galaxian Arts Explosion, Mafarka Film 2017, Rubaffetto Entertainment

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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