THE NEST (IL NIDO)

THE NEST (IL NIDO)
di Roberto De Feo


Nonostante l'apprezzabile tentativo di proporre un diverso modello di horror italiano, con più di un occhio alle platee internazionali, Roberto De Feo si scontra in The Nest (Il nido) con l'intrinseca fragilità del soggetto, e con una certa prevedibilità dei suoi sviluppi.

Orrori nidificati

In un panorama come quello italiano attuale, in cui il genere thriller-horror è relegato principalmente al settore indipendente, è certamente da accogliere (quantomeno) con interesse un esperimento come quello di questo The Nest (Il nido). Fin dalle prime immagini del film di Roberto De Feo – già autore di alcuni corti, qui esordiente nella regia di un lungometraggio – si nota infatti la volontà di confezionare un prodotto che guardi principalmente alle platee internazionali, con un’estetica che sceglie di discostarsi tanto dalla memoria storica “nazionale” del genere (e quindi dai suoi numi tutelari di qualche decennio fa) quanto dagli attuali protagonisti della scena horror più o meno sommersa (parliamo di autori quali Zuccon, Bianchini, e via dicendo). Nel film di De Feo, già dalla location scelta (la fascinosa residenza di Villa dei Laghi, in Piemonte) c’è la voglia di guardare da un lato al gotico storico e ai suoi riferimenti letterari, dall’altro ai suoi tanti epigoni moderni, con in testa la recente serie Netflix Hill House. La classicità, laddove rielaborata e presentata in una veste accattivante, continua a funzionare tanto sul grande quanto sul piccolo schermo, e di questo il regista sembra essere ben consapevole.

La trama di The Nest (Il nido) muove da uno spunto semplice, con qualche reminiscenza di un classico moderno come il The Others di Alejandro Amenabar: Samuel, 14 anni, una paralisi alle gambe a seguito dell’incidente stradale in cui morì suo padre, vive in una gigantesca tenuta nel cuore della campagna, insieme a sua madre Elena: la donna tiene il ragazzo in uno stato di sostanziale reclusione, vietandogli qualsiasi contatto con l’esterno e gestendone l’educazione con severità quasi militare. Al personale domestico è proibito rivolgergli la parola, mentre eventuali visitatori devono accuratamente evitare qualsiasi riferimento al mondo esterno. Il mondo chiuso e autoreferenziale di Samuel subisce una scossa quando nella residenza arriva Denise, figlia di un vecchio amico di famiglia, ragazzina adolescente dal carattere estroverso e anticonformista. Nonostante i tentativi di Elena di tenerli separati, tra i due si stabilisce subito un feeling speciale; l’inquietudine di Samuel per un mondo esterno che non riesce neanche a immaginare diviene presto una necessità di fuga. Ma Elena, aiutata nel suo intento dall’inquietante medico di famiglia, sembra disposta a tutto pur di tenere il ragazzino con sé.

Sembra scoprire da subito parte delle sue carte, The Nest (Il nido), con una serie di carrellate sugli interni dell’inquietante villa, e un prologo che immediatamente ci fa edotti delle circostanze dell’incidente (un tentativo di fuga) che provocò l’invalidità del protagonista e la morte di suo padre. Il rassicurante “nido” del titolo si presenta per la prigione che è, senza che la sceneggiatura faccia molto per mascherarne, nemmeno nelle fasi iniziali, i connotati: al contrario, la figura della protagonista col volto di Francesca Cavallin, e soprattutto il medico interpretato da Maurizio Lombardi, vengono da subito delineati come personaggi dai tratti potenzialmente omicidi, forse dediti a un qualche culto con al suo centro la residenza di Villa dei Laghi. Più che sul senso di graduale distorsione del quotidiano, e sulla lenta introduzione nel tessuto narrativo dell’elemento fantastico, la sceneggiatura sceglie di puntare su una situazione mostrata subito come disfunzionale e malsana, giocando tutta la successiva costruzione sulla ricerca delle sue radici. La tensione si incentra sull’ambigua figura di Elena, ai cui tratti (p)ossessivi e quasi sadici si affianca presto una scoperta fragilità, nonché una sottolineatura del distorto sentimento di maternità che ne muove le azioni. Per gran parte della sua durata – al netto di qualche sequenza che spinge maggiormente sull’iconografia del genere – il film di De Feo si configura di fatto come un thriller psicologico ad ambientazione gotica, con le tematiche familiari messe in primo piano.

Funzionale, a tratti accattivante nell’uso della location principale (anche laddove alcune scelte scenografiche – pensiamo alla carta da parati nella stanza del protagonista – rischiano di distrarre l’attenzione dal racconto), messo in scena con gusto e una buona costruzione dell’atmosfera, The Nest (Il nido) mostra tuttavia il limite (decisivo) di risultare piuttosto prevedibile nei suoi sviluppi. Laddove la sceneggiatura sceglie di concentrare tutta la tensione sullo scioglimento del mistero intorno alla villa, e sulle radici della follia del personaggio della Cavallin, la soluzione si rivela presto (troppo) facilmente intuibile. Si può soprassedere – e forse, in virtù di quanto emerge nell’ultima parte del film, persino giustificare – alcune incongruenze nella prima parte della storia, specie in relazione al comportamento della donna nei confronti della ragazzina appena arrivata; si può altresì perdonare al film alcuni passaggi un po’ meccanici, e un uso un po’ “libero” dell’elemento temporale e dell’ellissi narrativa. Il problema principale del film di De Feo, tuttavia, sta proprio nel suo aver puntato su un modello narrativo che, per com’è assemblato e viene infine sciolto, rivela un’intrinseca fragilità. Probabilmente ciò è anche il risultato di una competenza spettatoriale che ormai ha raggiunto livelli impensabili solo un decennio fa, nonché del carattere più smaliziato del fruitore di film di genere; ma è un dato di fatto che un racconto con queste premesse – già pericolosamente esili – andava probabilmente assemblato in modo diverso e con maggiore attenzione. Allo stato attuale, i motivi di interesse di questo The Nest (Il nido) restano principalmente i contorni produttivi del progetto, anche laddove il risultato è poco più di un fragile giocattolo di genere.

Titolo originale: The Nest (Il Nido)
Regia: Roberto De Feo
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 103’
Genere: Horror, Thriller
Cast: Francesca Cavallin, Gabriele Falsetta, Ginevra Francesconi, Justin Korovkin, Massimo Rigo, Maurizio Lombardi
Sceneggiatura: Lucio Besana, Margherita Ferri, Roberto De Feo
Fotografia: Emanuele Pasquet
Montaggio: Luca Gasparini
Musiche: Teho Teardo
Produttore: Alessandro Usai, Maurizio Totti
Casa di Produzione: Colorado Film, Prem1ere Film, Vision Distribution
Distribuzione: Vision Distribution

Data di uscita: 15/08/2019

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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