ATTACCO AL POTERE 3 – ANGEL HAS FALLEN

ATTACCO AL POTERE 3 – ANGEL HAS FALLEN
di Ric Roman Waugh


In Attacco al potere 3 - Angel Has Fallen, diretto dalla new entry della saga Ric Roman Waugh, l'angelo armato col volto di Gerard Butler si trasforma in fuggitivo, la minaccia diviene interna ai gangli del potere, ma la filosofia roboante e muscolare del franchise resta sostanzialmente immutata.

Cade l'angelo, sopravvive l'impero

Arrivata con questo Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen al terzo episodio, la muscolare e roboante saga d’azione con protagonista Gerard Butler, versione aggiornata e corretta di un “rambismo” proiettatosi direttamente nell’attuale decennio, doveva in qualche modo rinnovarsi. La formula avviata nel 2013 dal prototipo diretto da Antoine Fuqua – che mostrava l’improbabile attacco alla Casa Bianca di un commando di terroristi nordcoreani, con la solitaria reazione del capo della sicurezza interpretato da Butler – e proseguita con l’ancor più eccessivo secondo episodio, che spostava il canovaccio in territorio londinese – aveva infatti bisogno dell’iniezione di un qualche elemento di novità, per prevenire un’usura che era tale già nei fatti.

Figlia da un lato di un trumpismo già strisciante nel corpo della società americana all’epoca del primo film – poi definitivamente esploso col sequel – dall’altro della rielaborazione di vecchi topoi dell’action americano figli degli anni ’80 (viene in mente una versione più rozza e basilare dello storico franchise di Die Hard), la saga iniziata da Fuqua non avrebbe retto se questo nuovo episodio, firmato da Ric Roman Waugh, fosse stato un altro film-fotocopia, né dal punto di vista meramente cinematografico, né da quello di un armamentario ideologico che oggi (complici le incertezze della politica americana sul palcoscenico interno e internazionale) ha evidentemente molto meno presa sul pubblico.

Via libera, così, a un racconto che – per una volta – vede il Mike Banning interpretato da Butler nel ruolo di individuo braccato, anziché implacabile, armato angelo custode di un sempre più spaesato Morgan Freeman: l’angelo (solo momentaneamente, ça va sans dire), è caduto. Dopo l’ennesimo attentato alla vita del Primo Cittadino, stavolta durante una banale battuta di pesca, il presidente è infatti fuori gioco in ospedale, e Banning si ritrova accusato di aver ordito lui stesso il complotto. In fuga e privo di appoggi, vittima di un depistaggio attentamente studiato, l’uomo dovrà cercare di risalire ai veri responsabili dell’attentato, facenti stavolta capo a una congiura interna e a una potente agenzia di sicurezza privata, minacciata nei suoi interessi dalla nuova politica presidenziale.

Ci si deve intendere sul supposto slittamento tematico e sul preteso cambio di ottica della saga in questo terzo episodio, nonché su un suo – ancor più ipotetico – carattere maggiormente “progressista”. Le differenze narrative (indubbiamente presenti) tra questo Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen e i suoi predecessori derivano dalle già ricordate esigenze cinematografiche, dalla necessità di dare una diversa coloritura e un altro “contorno” ambientale a un corpo tematico che resta sostanzialmente immutato, nel suo impianto ideologico così come nel modo di proporlo. Che il nemico stavolta sia interno, insomma, non mette in discussione – ma anzi sottolinea – il ruolo di paladino dell’ordine mondiale dell’entità a stelle e strisce, né la sua capacità di incarnarsi in un singolo, coraggioso e implacabile “angelo” armato.

Almeno nella prima parte del film, tuttavia, bisogna dire che il nuovo approccio mostra una buona efficacia narrativa e una discreta presa spettacolare, unitamente alla regia attenta e caratterizzata da buona tensione da parte della new entry Ric Roman Waugh (al suo attivo, tra le altre cose, il noir La fratellanza). Il motivo in primo piano in tutta la prima frazione del film è quello – di derivazione hitchcockiana – dell’innocente in fuga braccato, privo di appoggi e vittima di un complotto che dovrà essere sventato unicamente grazie alla sua intelligenza; l’estensione del palcoscenico dell’azione, e il carattere “on the road” della vicenda, fanno pensare al quasi dimenticato Il fuggitivo di Andrew Davis (1993), a sua volta ispirato a una vecchia serie televisiva degli anni ’60.

La grana grossa dell’intero materiale, tuttavia, nonché la scarsa disponibilità della sceneggiatura a raffinati approfondimenti psicologici, fanno presto decadere le nuove suggestioni pur introdotte (la patologia neurologica da cui lo stesso Banning è affetto, l’introduzione del personaggio del padre col volto di Nick Nolte), in favore di una regia che scalpita, evidentemente, per mostrare la sua bella dose di azione pirotecnica e piombo; ne è un esempio l’eccessiva, divertente sequenza che mostra il personaggio interpretato da Nolte – un attempato veterano convertitosi in pacifista, che però non ha evidentemente dimenticato come fare una strage – liberarsi a suo modo del nutrito stuolo di nemici che hanno invaso la sua solitaria dimora. È proprio in sequenze come questa che questo nuovo episodio mostra il suo reale portato di “novità” nella saga – l’introduzione di un certo quantitativo (prima assente) di ironia e autoironia.

Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen, tuttavia, ha la necessità di restare coerente con l’approccio di base e la filosofia della saga, filosofia che può “tollerare” solo fino a un certo punto la componente smitizzante. Allo stesso modo, l’accennato motivo della patologia del protagonista, nonché il tema familiare incarnato dal personaggio di Nolte fanno capolino nella trama in modo un po’ timido, per poi sparire dai radar della narrazione altrettanto rapidamente: il personaggio di Butler sarà pure malato, viene da pensare, ma per i tre quarti di film ce ne siamo praticamente dimenticati. Il tema del rapporto con suo padre, poi – un Nolte di cui comunque si apprezza il portamento da simpatica, stagionata canaglia – risulta inevitabilmente pretestuoso e stereotipato.

Esaurite le limitate novità narrative e tematiche, ricondotta l’intera vicenda al dualismo tra il protagonista e una nemesi (qui col volto di un piatto Danny Huston) bidimensionale come da manuale, Attacco al potere 3 – Angel Has Fallen replica nella sua ultima parte – contraendone inevitabilmente la durata – la formula à la Die Hard già vista nei suoi predecessori, mettendo in scena uno scontro finale pirotecnico e complessivamente ben diretto. Ci arriva, il film di Ric Roman Waugh, con diverse forzature narrative, con un’attenzione pressoché nulla ai personaggi di contorno (ne è esempio l’agente interpretata da Jada Pinkett Smith), con un Morgan Freeman la cui funzionalità narrativa, qui, risulta persino minore rispetto ai due film precedenti. L'(auto)ironia fa di nuovo capolino nella sequenza sui titoli di coda, collocazione non tale da disturbare una retorica, e una ribadita pomposità di approccio, che restano “marchi di fabbrica” dell’intera saga.

Titolo originale: Angel Has Fallen
Regia: Ric Roman Waugh
Paese/anno: Stati Uniti / 2019
Durata: 120’
Genere: Azione, Thriller
Cast: Brendan Kelly, Chris Browning, Danny Huston, Derek Siow, Gerard Butler, Jada Pinkett Smith, Joseph Millson, Lance Reddick, Michael Landes, Morgan Freeman, Nick Nolte, Piper Perabo, Tim Blake Nelson
Sceneggiatura: Matt Cook, Ric Roman Waugh, Robert Mark Kamen
Fotografia: Jules O'Loughlin
Montaggio: Gabriel Fleming
Musiche: David Buckley
Produttore: Alan Siegel, Gerard Butler, John Thompson, Les Weldon, Mark Gill, Matt O'Toole
Casa di Produzione: G-BASE, LHF Film, Millennium Films, Nu Boyana Film Studios
Distribuzione: Lucky Red, Universal Pictures

Data di uscita: 28/09/2019

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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