5 È IL NUMERO PERFETTO

5 È IL NUMERO PERFETTO
di Igort


In 5 è il numero perfetto, lineare ma pregno di suggestioni e voglia di giocare con lo spettatore, Igort traspone la sua graphic novel, ma anche l'etica (e l'estetica) del noir con le sue varie declinazioni, in un insolito e accattivante contenitore.

Vecchio gioco, nuove regole

Fa pensare da un lato a facce e ambientazioni del noir anni ’40, dall’altro ai colori di certo cinema di genere italiano degli anni ’70, la locandina di 5 è il numero perfetto. Una scelta, per introdurre l’esordio alla regia del fumettista Igort, che vuole da subito richiamarsi a un preciso immaginario estetico e cinematografico – variamente declinato – e che tuttavia (per fortuna) non si riduce a esso: guardando il film di Igort – al secolo Igor Tuveri – trasposizione di una sua nota graphic novel datata 2002, si avverte infatti come il neoregista si sia sforzato da un lato di non trasporre tal quale l’impatto fumettistico del suo lavoro sul grande schermo (evitando un effetto-Sin City che forse non avrebbe giovato al progetto), dall’altro di non adagiarsi sul mero richiamo a codici cinematografici noti e familiari, schivando le insidie di quella memoria cinefila che, se non adeguatamente contestualizzata, diviene – e spesso negli ultimi anni è divenuta – pura maniera. Le vie italiche al cinema di genere, nel 2019, sono tante, e il film di Igort ha se non altro il merito di averne indicata un’altra possibile. Tutt’altro che scontata.

Ambientato in una scura e piovosa Napoli degli anni ’70, 5 è il numero perfetto vede Toni Servillo nel ruolo di Peppino, vecchio sicario di camorra in pensione, costretto a tornare in campo per vendicare l’uccisione di suo figlio per opera di una famiglia rivale. Ad affiancarlo, l’amico e spalla criminale di sempre, Totò ‘O Macellaio, e la mai dimenticata amante Rita, fedele al vecchio amore ancorché stanca di sangue e massacri. Un plot basico, in cui le tematiche-cardine del genere (la fedeltà alla famiglia, il saldo legame dell’amicizia, la vendetta, la disillusione di vecchi criminali sul viale del tramonto) trovano tutte spazio in un contenitore accattivante e insolito – almeno per l’odierno cinema italiano. Nell’ambientazione del film di Igort, infatti, si nota da un lato l’insistenza su strade e vicoli della vecchia Napoli, l’esplicitazione di feticci e rituali di un immaginario popolare attentamente ricostruito (le preghiere di fronte alla Madonna, l’indovino coi suoi ceri e le sue carte) e ben contestualizzato nel decennio in cui la storia è ambientata, dall’altro la sua trasfigurazione iperrealistica, in un’estetica certo debitrice al fumetto ispiratore (specie negli espliciti prologhi di ogni frazione), ma che non si limita meramente a esso.

La Napoli del film, di fatto, illuminata dai colori di Nicolaj Brüel (in un lavoro diverso eppure complementare a quello fatto per Dogman di Matteo Garrone) si configura come un luogo fantastico, immerso in una notte perenne da cui si emerge solo nella frazione finale, in una resa dei conti diurna e con uno sbocco solo apparentemente (e beffardamente) “solare”. La resa degli esterni cittadini, di cui viene messa in evidenza la natura di portatori di storia e memoria, violentandone tuttavia la sacralità con generose dosi di piombo, mostra qualche collegamento con la sua ricostruzione cyberpunk (operata con un diverso mezzo, ovvero quello dell’animazione) nel recente Gatta Cenerentola. Un’altra, e complementare, via possibile al “genere”, inteso nel senso più ampio. Ma 5 è il numero perfetto vuole fare – ed è evidente, sin dalle sue prime scene – cinema contaminato e giocosamente meticcio, e allora mette nel calderone (tanta) Hong Kong, sia nelle immagini proiettate in un cinema d’epoca che mostrano il classico Cinque dita di violenza, sia nelle sparatorie coreografiche – preferibilmente con una pistola per mano –, un po’ di cinetismo da manga, una spruzzata di polar melvilliano, e un’attitudine “pulp” che sicuramente farà citare ai più l’immancabile Tarantino.

Non è cinema dirompente, 5 è il numero perfetto, non vuole riscrivere le regole di nessun genere né punta a farsi portavoce di chissà quale nuovo, rivoluzionario approccio all’italico cinema popolare; eppure, rispetto a lavori dalle ambizioni più smaccatamente alte e autoriali, il film di Igort introduce suggestioni e idee tali da indicare, se non una strada, un possibile, diverso modo di trattare la materia del “genere”, nonché la sua resa sullo schermo in questo fine decennio: un modo che tenga insieme passato e presente, realismo e voglia di giocare con lo spettatore (quello più competente come quello intercettato casualmente), fedeltà filologica ai padri (cinematografici) e voglia di abbatterli uno per uno, come fa Servillo con una “famiglia” cui ormai non sente di dovere più niente. Qualcuno potrà obiettare su un’eccessiva – per quanto dichiarata – linearità dell’intreccio, o rimarcare una sua prevedibilità che tuttavia non impedisce di cogliere tutta la consistenza amara, beffarda eppure così eticamente legittima, degli sviluppi della storia. Il carattere intrinsecamente morale (e in fondo moralista) del noir classico viene qui trasposto tra un buio che è rassicurante casa protettiva – anche quando pullula di sicari e pallottole – e una luce che spietatamente mette in evidenza il tradimento, insieme alla vacuità di una vendetta solo ingannevolmente appagante. L’”etica” del genere è morta, o forse non è mai nata, ma il cinema che l’ha nutrita qui appare ben vivo, e voglioso di farsi ammirare. Non era un risultato scontato.

Titolo originale: 5 è il numero perfetto
Regia: Igort
Paese/anno: Italia / 2019
Durata: 100’
Genere: Azione, Drammatico, Noir
Cast: Angelo Curti, Carlo Buccirosso, Gigio Morra, Giuseppe Cacciapaglia, Iaia Forte, Lorenzo Lancellotti, Mimmo Borrelli, Nello Mascia, Toni Servillo, Valeria Golino
Sceneggiatura: Igort
Fotografia: Nicolaj Brüel
Montaggio: Esmeralda Calabria, Walter Fasano
Musiche: D-Ross & Startuffo
Produttore: Elda Ferri, Marina Alessandra Marzotto, Mattia Oddone
Casa di Produzione: Jean Vigo Italia, Propaganda Italia, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 29/08/2019

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Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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